
Il Comune ha la responsabilità degli edifici scolastici per le
materne (oggi scuola dell’infanzia), elementari ( oggi scuola
primaria) e le medie ( oggi scuola secondaria di 1° grado): sul
nostro territorio vi sono quattro plessi elementari (Via Litta, Via
Lamarmora, Via Sicilia, Via Cairoli), anche due Scuole Materne,
(Via Lamarmora, Via Giovanni XXIII) e due Medie (E. Fermi a Lainate
e W. Tobagi a Barbaiana).
Oltre alla gestione ordinaria ed agli adeguamenti succedutesi negli
anni, gli interventi di ristrutturazione ed ampliamento più ingenti
hanno riguardato, nella seconda metà degli anni ’90, la scuola
elementare di Grancia, quella media e materna di Lainate.
Nel frattempo, soprattutto a Grancia Pagliera ed a Lainate centro,
si sono insediate tante nuove famiglie: tra Via Friuli e i
Girasoli, come in Viale Rimembranze – Manzoni. Negli ultimi mesi,
inoltre, il Consiglio Comunale ha approvato nuovi importanti
insediamenti residenziali alle ex Trafilerie in Via Manzoni ed alla
ex Parma di Via Re Umberto, ove speriamo possano insediarsi
numerose giovani coppie, che scelgono Lainate per la loro
prosperità.
L’incremento dei residenti e le mutate esigenze didattiche
impongono alla Comunità tutta ed alle sue Istituzioni
amministrative e scolastiche una riflessione di prospettiva per
valutare e decidere assieme come agire, tenendo anche conto che gli
edifici di Via Litta e Via Sicilia potrebbero presto essere
superati per spazi e per vetustà.
Proponiamo dunque un confronto sul tema coinvolgendo Famiglie,
Organismi scolastici, Insegnanti ed Istituzioni politiche locali,
che possa produrre programmi condivisi da attuare nel tempo,
sapendo appunto che dalle idee alle opere, spesso servono tempi
lunghi ed in tempi di ristrettezze.
Con l’occasione IL Popolo delle Libertà augura a tutti un Sereno
Natale e Felice Anno Nuovo.
I Coordinatori
Gory Antico - Augusto Anzani
Clicca sulla Foto per scoprire la
nuova Sezione Strumenti Utili del Sito:
www.pdllainate.it



| Per approfondire, vedi la voce |
Grande successo per la raccolta firme e per i festeggiamenti
Natalizi con i cittadini di Lainate. (Clicca
qui per vedere tutte le foto) oppure clicca sulla
foto per vedere lo slideshow.
Sabato 17 Gennaio 2009 si è svolto il
Consiglio Comunale Aperto presso l'Auditorium del
Centro Civico di Barbaiana.
Ordine del giorno "DECRETO
GELMINI E RIFORMA SCOLASTICA"
(Intervento del
Prof. Franci Franco)
In questa occasione
abbiamo voluto fare chiarezza ed
abbiamo invitato due esperti del PDL del settore scuola
;
Prof. Franci Franco e il
Prof. Scalese
Angelo .
“Slogan Oxfordiani a
parte, si spera che
qualcuno abbia finalmente capito gli intenti della
Gelmini.”
(Intervento del
Prof. Scalese Angelo)
Qui sotto vi riporto un articolo scritto dal
Prof. Scalese
Angelo che riassume tutti i
punti trattati anche in Consiglio Comunale.
La riforma della scuola

Il ministro Mariastella Gelmini é partita con il piede giusto e
sta facendo davvero un buon lavoro.
L' introduzione dell' educazione civica, il maestro unico, il voto
in condotta, la sostituzione dei giudizi con i voti, sono tutti
provvedimenti che da insegnante ho sempre sognato ed ora che sono
andato in pensione me li vedo arrivare a tempo scaduto. Non
importa, sono contento lo stesso perché ne trarranno vantaggio i
miei colleghi e soprattutto gli allievi che finalmente potranno
frequentare una scuola un po’ più seria. Chi non vive nella scuola
non può capire quanto siano necessari questi
provvedimenti.
Partiamo
dal maestro unico. Dicono
che si vuole distruggere una scuola elementare che funziona a
meraviglia.Citano i dati OCSE che
collocherebbe la scuola elementare italiana ai primi posti nel
mondo. I dati OCSE dicono che i ragazzi di 15 anni sono agli ultimi
posti nella classifica mondiale in quelle abilità come la lettura
che si apprende alle elementari. Il deficit in matematica e scienze
viene attribuito alla sperequazione tra discipline umanistiche e
scientifiche. Purtroppo i nostri ragazzi non eccellono né nelle
materie umanistiche né in quelle scientifiche.All' inizio di ogni anno
scolastico ho sempre fatto la prova di lettura ai ragazzi
di prima media.
Poco meno di metà classe non sapeva leggere. Dopo cinque anni di
scuola elementare buona parte degli alunni non sa fare le divisioni
a una cifra, non riconosce le più semplici figure geometriche piane
e non sa le tabelline. Lo scorso anno ho provato a
chiedere agli alunni di seconda media: dove si trova Pordenone?
Qualcuno ha risposto: “in Calabria”. Allora mi sono spinto
oltre ed ho chiesto: "in provincia di Cosenza o di
Catanzaro?". Metà classe ha risposto Cosenza e l' altra metà
Catanzaro. Andando avanti nell' indagine ho scoperto che il
frumento costa di più del grano e che il granoturco è
diverso dal mais perché ha i semi più piccoli. Il dato
preoccupante di questa inchiesta domestica è che i ragazzi si sono
giustificati dicendo che
quelle cose non le avevano mai studiate. E’ possibile che in
cinque anni di scuola non ci sia il tempo per imparare quelle
nozioni di base che evitano ai ragazzi di sentirsi dei somari? Chi
è impegnato a decifrare i fonemi durante la lettura, non riesce a
cogliere il senso di quello che legge. E’ più importante saper
leggere bene o imparare a fare i pupazzi con la pasta di sale e a
dipingere, con la tecnica dell’ imbianchino, enormi tabelloni che
richiedono ore ed ore di lavoro? Quando dalle elementari arrivano
ragazzi in queste condizioni, c'è poco da fare. Il loro destino
scolastico è già compromesso. Dopo il triennio delle medie avranno
imparato a leggere e sapranno fare le divisioni, ma raramente
sapranno applicare le proporzioni nei problemi o sapranno applicare
il teorema di Pitagora all'esame di terza media. Dopo anni di
studio della lingua inglese, solo due o tre alunni per
classe riuscivano a rispondere alle semplici domande dell'
insegnante di lingue durante esami orali ai quali ho assistito
nella mia lunga carriera di insegnante. E le mie non erano scuole
del sud!Se si vanno a leggere i
programmi delle elementari c'è da rimanere stupiti. Un maestro
dell' area scientifico-matematica, nel suo programma aveva inserito
il calcolo statistico, lo studio di funzioni e i linguaggi di
programmazione. Una cosa impressionante, neanche fossero all’
università.
La domanda che mi pongo,
però, è questa:
chi ci garantisce che il maestro unico funzioni meglio dei tre
insegnanti su due classi? E poi, sapranno i maestri di adesso
essere bravi come quelli di una volta?
Io ritengo di si. Il
maestro di una volta faceva solo le magistrali mentre quelli di
adesso sono tutti laureati nelle discipline che formano non solo l’
insegnante, ma che ne fanno anche un ricercatore nel campo della
didattica (Il maestro non studiava Chomsky e la grammatica
generativo-trasformazionale). Bisogna dire poi che i contenuti
delle scuole elementari non sono così impegnativi da creare delle
difficoltà a chi deve insegnarli. Diverso è il discorso per le
medie e per le superiori. Un docente che ha studiato 30 anni fa la
teoria atomica di Plank e di Bohr avrà la necessità di conoscere
come si è evoluta la teoria della cromodinamica quantistica.
Oggi la ricerca ha fatto progressi notevoli in
moltissime discipline, sono nate nuove discipline come le
biotecnologie e le nanotecnologie e tutto questo richiede un
aggiornamento dei docenti proprio sui contenuti. Gli aggiornamenti
proposti a scuola, invece, spaziano dal corso sulla sicurezza a
quello sul pronto intervento a quello sulla privacy! C’è da
mettersi le mani nei capelli. Assodato che il maestro unico è in
grado di insegnare tutto, perché non deve valere il detto:
“three is meglio che one” ?Perché uno costa meno?
Anche! Perché scandalizzarsi del fatto che si risparmino i
quattrini del contribuente e si utilizzino magari per rendere più
decorose le scuole in cui andiamo ad insegnare? Ma non è il solo
buon motivo! Nella maggior parte dei casi le maestre vanno d’
accordo e spendono non poche ore per fare la programmazione, ma non
sono isolati i casi in cui le maestre non si trovano d’ accordo su
come lavorare insieme e allora son dolori. A volte la diatriba
sfocia in una guerra all’ ultimo sangue con seguito di dispetti
reciproci, i genitori che si schierano con l’una o l’altra fazione
e chi ci rimette? quel povero Cristo di bambino che si trova a
vivere in un clima che gli rende angoscioso l’ andare a scuola.
Quando invece regna l’ armonia, allora si esagera nelle cortesie e
si tende a strafare per dimostrare di essere gli insegnanti più
bravi del mondo, oppure si continua in classe quella programmazione
che nelle ore previste non è stata esaurita perché le ore non
bastano mai, anche se non riesco proprio a capire come si fa ad
occupare ben due ore settimanali per la programmazione! Un altro
motivo per cui uno è meglio di tre è dovuto alle simpatie che l’
alunno prova per l’una o l’ altra insegnante. Se l’ insegnante di
matematica è simpatica all’ allievo sarà simpatica anche la
disciplina e viceversa. Si potrà eccepire che se l’ insegnante è
antipatico il bimbo andrà male sia nell’ una che nell’ altra, ma
non è così. Quando un alunno va male in una disciplina e va bene
nell’ altra, il genitore ha la prova provata che la colpa è della
maestra cattiva perché con l’altra il figlio va bene e questa è la
rovina. Con il maestro unico se l’ alunno va male in qualsiasi
materia, il genitore lo mette sotto e lo fa studiare di più. Sia
ben chiaro che con il maestro unico, muore il modello scolastico
che Bertagna ha inserito nella riforma Moratti.Cosa
dice Bertagna in sintesi? Dice che lo studio per
materie porta al contenutismo fine a se stesso. Dice che l’
apprendere è bello e tutti gli uomini lo vogliono sperimentare (
non so perché ma mi ricorda tanto Padoa Schioppa quando diceva che
pagare le tasse è bello). Ci farei una scommessa, ma sono sicuro
che Bertagna non è mai entrato in una classe ad insegnare
altrimenti non direbbe queste cose. Dice anche che quando si
insegna una disciplina in realtà se ne insegnano molte altre e che
bisogna avere la coscienza di ciò che si trasmette all’ allievo.
Nel processo di apprendimento non è in gioco soltanto il si insegna
(il sapere), né soltanto il ma conta altrettanto il . Egli
distingue
le conoscenze dalle abilità e dalle competenze. La riforma Moratti, che è
permeata da questi contenuti, ha mandato in soffitta i vecchi
programmi calati dall’ alto ed ha introdotto le più macchinose
“unità di apprendimento”. Ogni allievo ha diritto ad un piano di
studi personalizzato. I genitori, insieme ai docenti, programmano e
concordano tale percorso. Se l’ allievo ha acquisito, anche fuori
dalla scuola, delle competenze (certificate da chi, dal genitore?),
queste devono essere allegate al “portfolio delle competenze”.
Questa è la riforma Moratti. E’ demagogico dire che un allievo ha
diritto ad un percorso didattico personalizzato in una classe con
27 alunni? Per carità! E’ una bestemmia!Questa è stata la mazzata
finale data addosso ad un docente sempre più in crisi, sempre più
incapace di stare in classe e di trovare motivazioni per fare un
lavoro delicatissimo e fondamentale per lo sviluppo di un
Paese. Per certificare le competenze, vale a dire per
dimostrare che le conoscenze e le abilità apprese vengono
utilizzate dall’ allievo in un contesto applicativo, è necessaria
l’ attività laboratoriale. Questi ultimi anni sono stati tremendi
per i docenti. Come si fa a certificare le competenze se non si
fanno le attività laboratoriali? Si inventa! Si sono fatte le
sedute psichiatriche per realizzare le “unità di apprendimento”.
Ogni insegnante ci metteva quello che aveva capito della riforma.
Risultato? Si cercava di scopiazzare dai modelli che pubblicavano
le varie riviste, ma il risultato di tutta questa confusione quale
è stato? La scuola italiana è balzata ai primi posti nella
classifica mondiale? Neanche per sogno. Se non siamo peggiorati,
siamo rimasti li.
Cosa
dicevo sulla riforma Moratti? La colpa non è dei
Ministri che di volta in volta si accingono a riformare la scuola
se non si riesce mai a capire il senso che hanno i cambiamenti che
ci propongono, (pensiamo al progetto Berlinguer che prevedeva
contemporaneamente l’ iscrizione alla prima superiore delle seconde
e delle terze medie con un fantasioso meccanismo di estrazione a
sorte sostitutivo della promozione), ma nel significato equivoco
che assume la parola “riforma”. Anzi è il prefisso “ri” che è poco
serio rispetto a molti altri che svolgono un ruolo ben preciso ed
inequivocabile. Se infatti viene anteposto alla parola nascere
assume il significato (metaforico) di nascere una seconda volta.
Basta porlo davanti a muovere che assume ben altra funzione. Se
pensiamo a cosa combina davanti a gettare e ferire ci accorgiamo
che è un prefisso di cui non ci si può fidare. Limite del
linguaggio, dove Wittgenstein si è arreso e dove Aristotele è
naufragato tra anfibolie e paralogismi, che assolve ogni
Ministro dal dover compiere qualcosa di sensato nel mettere mano
alle questioni che riguardano la scuola.
Eppure questa sembrava la
volta buona. Finalmente prevale il pragmatismo!Messi da parte i grandi
pensatori, quelli che sanno di: Piaget, Tyler, Bloom, Gagnè,
Skinner, Guilford, Mager ( mi scusino gli altri se non li ho citati
), si ripristina il voto di condotta perché finalmente qualcuno è
entrato nelle classi ed ha capito che metà del tempo del docente
viene speso per inutili interventi disciplinari.Benissimo! Si sono accorti
anche che il docente vigilante in mensa è sprecato? Ma bene! Vuoi
vedere che stavolta fanno piazza pulita di tutti quei progetti che
hanno ridotto la scuola a livello di oratorio in cui i docenti si
improvvisano, senza alcuna abilitazione specifica, esperti di
teatro, di informatica, di scacchi, di erboristeria, di
cinematografia e così via? Non sembra vero! Finalmente qualcuno ha
capito che il tempo che impieghi a studiare gli scacchi ti manca
poi per il teorema di Pitagora. Da anni, infatti, arrivano alle
medie ragazzi che sanno tutto sulla riproduzione delle piante
perché hanno seguito il progetto “adottiamo un giardino” ma
non sanno leggere e scrivere.In questa mia
rappresentazione
perspicua dei problemi scolastici non
può mancare una lamentatio
sullo studio
delle lingue straniere.Le classi di prima media
vengono formate con alunni che hanno studiato, alle elementari, la
lingua inglese, altri che hanno studiato il francese, altri lo
spagnolo e altri ancora il tedesco. In base a quale criterio? Il
criterio della maestra. Ma che criterio è? E’ il criterio che se
una maestra ha fatto il corso di 600 ore di tedesco il bimbo impara
il tedesco e se lo ha fatto di francese impara il francese. Ma è
sicuro che la maestra dopo 600 ore sappia insegnare le lingue e
soprattutto è sicuro che l’alunno le impari? Che importa. Tanto
poi, quando arriva alle medie, ricomincia tutto daccapo. L’esito?
Basta assistere agli esami di terza media: dopo otto anni di studio
delle lingue il povero allievo non riesce a mettere due parole in
croce in nessuna delle tante lingue studiate. E i genitori sono
anche contenti perché i loro figli hanno fatto il bilinguismo e il
progetto lingua 2000.Non fatemi tirare in ballo
Lenneberg e Chomsky per documentare quanto siano importanti i primi
anni di età per l’apprendimento delle lingue, sicuramente non
mancano al Ministero quelli che ne conoscono anche di altri, fatemi
dire però che non ha senso far insegnare le lingue alle maestre che
hanno fatto un semplice corso, quando abbiamo una fila
interminabile di laureati in lingue straniere e che hanno
anche frequentato il corso di specializzazione biennale (i famosi
corsi SISS) che abilita all’insegnamento. Se le lingue venissero
studiate seguendo un percorso didattico che va dalla prima
elementare alla terza media, dopo otto anni di studio di una
lingua, l’esito sarebbe certamente diverso da quello
attuale.La lamentatio
non è completa
se non si mettono in piazza anche i problemi del tempo
prolungato.Il tempo prolungato è un
servizio? Benissimo ma perché deve essere
intermittente?Il lunedì si il martedì no.
Abbiamo scoperto che la compresenza nel tempo prolungato è uno
spreco di risorse? Utilizziamo queste risorse ed estendiamo il
tempo prolungato a tutti i giorni della settimana. Si vuole offrire
un’ opportunità in più a chi non ce la fa? Gli si imponga di
frequentare la scuola al pomeriggio visto che in Italia la
bocciatura è un tabù e le scuole professionali sono una
discriminante sociale.Se in Scienze si studiano
gli “oggetti della natura” e in Tecnica gli “oggetti
dell’uomo” perché i primi devono essere obbligatori e i secondi
facoltativi?Perchè gli insegnanti di
Educazione tecnica non possono insegnare anche scienze visto
che spesso sono costretti a spiegare prima il fatto scientifico e
poi quello tecnico?Perché con il grande
bisogno che abbiamo di parlare bene almeno la lingua inglese si
riducono le ore obbligatorie di inglese nelle scuole
medie?Si
possono risolvere questi problemi con una riforma che introduce il
criterio delle materie facoltative? E con quale criterio si
stabiliscono le materie facoltative? Con il criterio della
maestra?Non riesco proprio a capire
che senso abbia una riforma del genere.Forse,
per tornare all’inizio, il termine “riformare” sta assumendo nella
scuola italiana il significato che ha quando si va a fare la visita
per essere arruolati. Come
vedete stiamo ancora parlando degli stessi
problemi.La
Gelmini ha ripristinato il voto di condotta? Bene! Era ora!
Riuscirà a mantenerlo? Dipende anche da noi. Non dobbiamo lasciarla
sola a combattere, bisogna sostenerla e
incoraggiarla. Anzi, sul fronte della
disciplina bisogna fare ancora di più. Una volta gli allievi erano
terrorizzati dai docenti, oggi avviene il contrario. Quello che
accade nelle classi è incredibile e sono convinto che anche voi che
mi leggete pensate che stia esagerando. Ci sono classi in cui
viene l’ angoscia all’ idea di entrare a fare lezione. Prima
di ottenere il silenzio passano dieci minuti. Si entra in classe e
pare che non sia entrato nessuno, i ragazzi continuano nel loro
lavoro di pubbliche relazioni, di compilazione del diario, che poi
viene consegnato alla compagna o al compagno, c’è chi copia i
compiti per la lezione successiva oppure chi ascolta le
canzoni registrate nell’ ultimo ipod. Appena entrato in classe il
docente deve respingere l’ assalto di due o tre allievi che
chiedono di andare in bagno ad ogni cambio dell’ ora. Altri dieci
minuti servono per rispondere alle note che il docente riceve dai
genitori perché non ha mandato il figlio in bagno il giorno prima o
perché ha sequestrato il telefonino utilizzato per filmare il
sedere della compagna che sta davanti che con i pantaloni a vita
bassa mostra la marca delle mutande e non solo
(viva il grembiule obbligatorio). Dieci minuti vanno via per
verificare che nessuno ha fatto i compiti, perché ormai la maggior
parte dei ragazzi ha perso l’abitudine di studiare a casa e il
resto serve per fare lezione a quei quattro o cinque che hanno
ancora voglia di imparare qualcosa. Se un alunno manda l’
insegnante a quel paese, questi
deve avere l’ autorità di sospenderlo seduta
stante.
Oggi invece per sospendere un alunno maleducato, bisogna convocare
il consiglio di classe, far perdere mezza giornata ai colleghi
convocati e, se il regolamento lo prevede, dopo quindici giorni
arriva la sentenza: “sospensione di un giorno con obbligo di
frequenza”. E’ un non senso? Sembra incredibile ma le cose
stanno proprio così.Se vogliamo bene alla
scuola bisogna avere il coraggio di cambiare queste storture. La
scuola italiana è davvero allo sbando. Un alunno delle scuole
elementari costa ai contribuenti circa 5000 euro l’ anno, è mai
possibile che dopo aver speso 25.000 euro metà di questi non
sappiano nemmeno leggere?
La
Gelmini ha reintrodotto il voto numerico.
E’ un messaggio chiaro e comprensibile a tutti. Sapete quante ore si spendono inutilmente nei consigli di classe per mediare su giudizi in cui si litiga se l’impegno è costante, quasi costante o abbastanza costante? Non ci credete? Lo so, sembra impossibile ma è così. I giudizi mediati a colpi di aggettivi risultano, dopo estenuanti litigi, delle frasi prive di significato frutto di un contorsionismo dialettico raggiunto per stanchezza. Anno dopo anno ci siamo abituati a questo teatro dell’ assurdo e non riusciamo più a renderci conto di quanto siamo fuori dalla realtà.Non è meglio avere il maestro unico nella scuola elementare ed utilizzare il personale che avanza per dare il tempo pieno anche alle scuole medie? Se in una famiglia lavorano entrambi i genitori, i ragazzi che restano a casa il martedì e il giovedì sono abbandonati a se stessi, non hanno la mensa, sono soli a casa e potete immaginare cosa può succedere. C’ è poi la necessità di eliminare lo spreco di risorse dovute a tutte quelle attività che interrompono il lavoro che il docente fa in classe. Fin dal mese di novembre arriva il docente di musica che vuole 6 ragazzi per preparare il saggio di Natale, poi ci sono quelli che si devono allenare per la gara di pallavolo, poi c’è la collega di lettere che chiede tre alunni bravi in informatica che vengono lasciati da soli nel laboratorio a scrivere la poesia di un autore sconosciuto o a scrivere il giornalino della scuola che tiene lontano dalla classe i ragazzi per mesi. Il tutto per la gioia dei genitori e dei docenti che espongono le loro vanità durante le feste della scuola. Io che insegnavo agli allievi di prima media a fare le pagine web, a quelli di seconda a programmare i robot e a quelli di terza gli argomenti per la patente europea non ero nessuno, perché non esponevo nulla dei lavori fatti dagli allievi e le mie attività non venivano nemmeno menzionate dalla preside quando presentava la scuola ai genitori delle elementari. Eppure non credo che ci siano molte scuole in Italia dove si insegna robotica!Il problema della valutazione non si risolve solo con il ritorno al voto numerico. Nella scuola media si sono abolite le valutazioni trimestrali e introdotti i quadrimestri per dare più spazio alla didattica. Purtroppo, in numerose scuole, i presidi, presi dalla smania di tenere informati i genitori, hanno costretto gli insegnanti ad aggiungere ai quadrimestri altre due valutazioni intermedie e così ai primi di novembre, ci troviamo davanti i genitori che ci chiedono come vanno i loro ragazzi. Ora ditemi voi come si fa in un mese e mezzo a fare un pezzo di programma e valutare 25 alunni! E’ assurdo, ma soprattutto, è una gran perdita di tempo che viene sottratta all’ attività di apprendimento. Inoltre, bisogna prendere atto che la natura non fa crescere tutti gli alunni con gli stessi ritmi così come pretende la scuola. C’è chi matura prima e chi un po’ più tardi, ma questo non deve essere vissuto come un dramma né dalle famiglie e nemmeno dai docenti. Bisogna capire a cosa serve la valutazione. A volte capita che un alunno che dà fastidio in classe, non studia e si assenta molto, venga promosso per “toglierselo dai piedi” e quindi va avanti negli studi senza aver acquisito gli strumenti necessari per affrontare gli studi successivi. Ci sono dei professori che vivono la bocciatura come un insuccesso personale e hanno il terrore di essere giudicati negativamente. A me è capitata una collega di lettere che dava a tutti ottimo e distinto nel tema d’esame di terza media, per impedire al consiglio di classe di bocciare quelli che all’ orale facevano scena muta. Ovviamente molti temi contenevano errori di grammatica gravi e il contenuto era insussistente. Non sarà facile cambiare una mentalità molto radicata nel corpo docenti: si tende a giustificare sempre l’ insuccesso scolastico con motivazioni di ordine sociologico e familiare. (il bimbo non studia perché i genitori litigano tutti i giorni. Come fa un ragazzo a fare i compiti se un giorno sta a casa della mamma e un altro a casa del papa?). Per non dire del danno che fanno i Presidi impegnati a tutelare l’ immagine della scuola che votano quasi sempre per la promozione di alunni che non conoscono e non hanno mai valutato. Bisogna escluderli dalla valutazione. Ritornare alla scuola meritocratica significa promuovere gli allievi che studiano e bocciare quelli che non sanno. Di fatto la scuola italiana è già meritocratica perché, in un modo o nell’ altro, la selezione avviene comunque se pensiamo che solo il 19% degli studenti italiani arriva alla laurea. Se questo è vero qual è il problema? Il problema è che la scuola rifiuta ipocritamente di certificare il reale livello di apprendimento dell’ allievo e lo induce a un percorso scolastico che non è in grado di affrontare, condannandolo al fallimento scolastico. All’ allievo viene negata la possibilità di prendere coscienza delle proprie carenze e di porvi rimedio per tempo, arrecando un danno irreversibile allo studente e alla società. Il sistema dei debiti formativi e del recupero estivo non risolve il problema. Occorre invece ridurre, come già propone la Gelmini, l’ orario scolastico delle lezioni per trovare quelle risorse che consentono alla scuola di offrire un sistema di recuperi disciplinari che devono durare tutto l’anno. Tanto per fare un esempio. Un allievo che non ha raggiunto la sufficienza in matematica, l’ anno successivo frequenterà le ore di lezioni ordinarie e in più verrà assegnato ai corsi di recupero in cui dovrà colmare le lacune accumulate nell’ anno precedente. Ovviamente, sarà possibile sostenere questo sforzo solo per un paio di discipline; nel caso in cui le insufficienze fossero di più si dovrà ripetere l’ anno.L’ obiettivo del docente deve essere quello di attrezzare l’ allievo per affrontare il corso di studi successivi e quindi sarebbe opportuno capire quali sono le conoscenze e le competenze richieste da chi sta a monte nel sistema scolastico. Bisognerebbe procedere alla valutazione non alla fine del corso di studi ma all’ inizio. Gli allievi di quinta elementare dovrebbero fare l’ esame di ammissione alla prima media. I docenti che valutano l’ allievo sono quelli che si assumono anche la responsabilità della sua formazione e per la quale dovranno rispondere ai docenti del corso di studi successivo. Con questo sistema si introduce anche un criterio oggettivo di valutazione del docente. Non è possibile, per ragioni ovvie, che i genitori o gli allievi valutino i docenti e nemmeno il preside che pur avendone le capacità, non è in grado di capire, se non per gli aspetti marginali, legati alla capacità di tenere la disciplina in classe, quanto valga un docente quando fa lezione. Invece se un docente si assume la responsabilità di accogliere un allievo che non sa leggere, deve anche sapere che corre il rischio di consegnare al docente delle scuole superiori un allievo che poi verrà respinto perché non è stato ritenuto idoneo. Valutare i docenti in base ai corsi di aggiornamento frequentati o in base ai progetti che presenta è una sciocchezza. Ci sarebbe la corsa ai progetti e ai corsi di aggiornamento più strani, si spenderebbero soldi ma la qualità della scuola non migliorerebbe. Si dovrebbe costituire un organismo che valuti i programmi che il docente intende svolgere, mentre il preside dovrebbe controllare che questi programmi vengano effettivamente realizzati. Faccio un esempio. Se un docente di tecnologia, si ostina, e ce ne sono molti, a rifiutare di insegnare informatica, continua a proporre i soliti lavoretti di falegnameria oppure fa fare ai ragazzi i circuiti in cui si accendono le lampadine, il programma del docente avrà un punteggio più basso. Come sarà bassa la valutazione di quei docenti che svolgono la metà degli argomenti di altri, perché se la prendono comoda e il tutto risulta debitamente scritto nella programmazione. Ovviamente diventa essenziale il controllo esercitato dal preside sull’ effettivo svolgimento del lavoro progettato. Potrebbe accadere che non in tutte le scuole si riescano a realizzare le attività proposte dai docenti perché prive degli strumenti necessari; questo spingerebbe le scuole a dotarsi degli strumenti e i docenti ad andare nelle scuole in cui possono lavorare meglio.La scuola italiana va riformata profondamente soprattutto nei contenuti degli insegnamenti proposti. Bisogna anche fare in modo che i docenti che non sanno insegnare vengano dirottati su altri lavori; non si può rovinare la vita di tanti allievi solo perché non si ha il coraggio di guardare in faccia la realtà. Ci sono ancora molti docenti che non sono laureati e che sono diventati obsoleti sul piano professionale. Ci sono docenti che insegnano matematica e non l’ hanno mai studiata. Bisogna rivedere le classi di concorso e sistemare certe stranezze che si trovano solo nel sistema scolastico italiano. C’è uno squilibrio tra discipline umanistiche e scientifiche. Lo studio delle lingue dovrebbe seguire un percorso parallelo a quello scolastico, con momenti di valutazione autonome finalizzate alla certificazione dei livelli standard di apprendimento (toefel). Se un allievo frequenta per otto anni un corso di lingua straniera senza le interruzioni dovute al cambio delle classi, i risultati sarebbero straordinari. Le attività di laboratorio si dovrebbero svolgere, come già avviene nelle università, al pomeriggio, destinando la mattina all’ apprendimento delle conoscenze. Oggi accade che tra un’ ora e l’altra di lezione gli alunni si mettono in fila per andare nel laboratorio di informatica, poi c’è la fila di quelli che vanno in palestra, poi c’è la fila del laboratorio di scienze, poi la fila che va a fare musica e poi quella di artistica. Insomma un via vai di ragazzi che si spostano avanti indietro per la scuola, perdendo tempo prezioso e creando non pochi disagi e accade spesso che l’ insegnante dell’ ora successiva stia in classe ad aspettare che gli alunni tornino dalla palestra o dagli altri laboratori. Le ore del mattino andrebbero ridotte perche il periodo che va dalle 8 alle 13 e 45 è troppo lungo. Alle attività di laboratorio si potrebbero destinare i docenti non laureati, le maestre in esubero e i docenti neoassunti. C’è poi da regolamentare le attività di sostegno e le modalità di inserimento nelle classi degli alunni immigrati. Attualmente vengono inseriti nella classe in base all’ età anagrafica. Se questo non sa leggere, non conosce la lingua italiana e sta in classe ad annoiarsi non importa. Basta che socializzi. Questo è l’ imperativo della scuola di oggi!

Cliccare sulla foto per vedere le
foto singolarmente
oppure clicca qui per vedere lo
slideshow
Si ringrazia per la
partecipazione:
Il Consigliere
Regionale Sante
Zuffada
l'On. Pierfrancesco Emilio Romano
Gamba
il Senatore e Vice Sindaco di Milano Riccardo De Corato
L'Europarlamentare Mario
Mantovani
Il Vice Presidente Nazionale di Azione Giovani Carlo Fidanza.

