
Grande
successo della raccolta firme a sostegno di Silvio Berlusconi anche
a Lainate, Grancia Pagliera e Barbaiana.
Tra Venerdì 10 e Domenica 12 Dicembre gli attivisti del Popolo
delle Libertà hanno infatti raccolto nei banchetti e "porta a
porta" 738 firme a sostegno del Governo, contro il tradimento del
mandato elettorale.
“Il messaggio della gente è chiaro ed inequivocabile. Le congiure
di palazzo e i giochi di potere –sottolineano gli organizzatori-
risultano incomprensibili ed inaccettabili, tanto più con un
governo che sta realizzando le riforme e che ha tutelato il Paese
dalla crisi internazionale”.
“I cittadini chiedono alla politica serietà e responsabilità. Per
questo il Popolo della Libertà –concludono i militanti- senza
strilli ed urla e senza manifestazioni che provocano disagi e danni
ad alcuno, è sceso in piazza per dare voce ed espressione a quella
maggioranza moderata e liberale che vuole continuare a confermare
la propria fiducia e il proprio sostegno al Premier
Berlusconi”.
Coordinamento PDL Lainate

Care
amiche e cari amici Promotori della libertà,
di fronte allo tsunami che sta mettendo a dura prova tutti i Paesi
europei, il partito dei pessimisti, il solito partito dei
pessimisti, è tornato a farsi sentire e a diffondere le solite
menzogne e i soliti veleni, attribuendo al nostro Governo il
proposito di varare a breve termine un insieme di provvedimenti
economici punitivi che, per l’ennesima volta, sono totalmente
inventati. E chiedo per questo il vostro impegno. Cioè non solo voi
dovete sapere ma dovete far sapere, che non uno dei fantasiosi
provvedimenti di “macelleria sociale” di cui si legge su certa
stampa in questi giorni, non uno risponde al vero. Noi stiamo
lavorando in stretto contatto con le parti sociali ed è
assolutamente falso che sia alle viste un aumento delle imposte.
Non verranno toccate né la sanità, né le pensioni, né la scuola, né
l’università. E’ sicuro invece che il nostro Governo continuerà a
tenere i conti pubblici in ordine come ha fatto finora con una
politica prudente, coniugando il rigore con l’equità e con il
sostegno allo sviluppo. Voglio ripeterlo: non aumenteremo le tasse.
Non metteremo le mani nelle tasche degli italiani! Invece
cercheremo con ogni mezzo di combattere le spese eccessive e
naturalmente l’evasione fiscale.
Sino ad oggi siamo riusciti a tutelare le famiglie, a tutelare i
ceti più deboli, a tutelare le imprese, soprattutto quelle piccole
e medie, con provvedimenti mirati, con provvedimenti concreti ed
efficaci. Continueremo a farlo, nei limiti delle possibilità
naturalmente del nostro bilancio, portando avanti la politica di
buonsenso che abbiamo portato avanti negli ultimi due anni e con
una gestione economica che, mantenendo in ordine i conti pubblici
-questo è stato importantissimo- ha messo il nostro Paese al riparo
dalla crisi, e credo che questo merito ce lo debbano tutti
riconoscere, ci è stato riconosciuto da tutte le autorità monetarie
internazionali, anche quelle più severe.
Per il futuro continueremo a rispettare gli impegni che l’Unione
Europea impone a tutti i Paesi europei e cioè una riduzione del
deficit, del nostro disavanzo per il 2011 e per il 2012.
E questo per noi significa passare dall’attuale 5% di deficit
rispetto al nostro Prodotto Interno Lordo, al 3% nel 2012.
Faremo questa manovra e quando l’avremo messa a punto, quando sarà
definita in tutti i suoi aspetti, la faremo conoscere a tutti gli
italiani nel modo più diretto, nel modo più trasparente.
Invece penso che alimentare ogni giorno il pettegolezzo su questi
argomenti sia una grave responsabilità da parte
dell’opposizione.
Voi sapete bene che se il nostro Governo avesse seguito anche solo
una parte delle richieste di questa opposizione, cioè più spese,
più debito, l’Italia sarebbe finita come la Grecia, cioè sarebbe
finita male, molto male.
Noi invece abbiamo garantito la credibilità dei nostri Bot e Cct
sul mercato finanziario internazionale, che continua a investire
nei titoli del nostro debito pubblico e così facendo abbiamo
tutelato il risparmio delle famiglie, abbiamo assicurato la
pensione a quasi 17 milioni di pensionati, abbiamo assicurato lo
stipendio a 3 milioni e mezzo di dipendenti pubblici, senza mai
mettere le mani, voglio ripeterlo, nelle tasche dei
contribuenti.
Quindi, agendo sempre come il buon padre di famiglia che cerca di
non spendere più di quello che riesce a portare a casa, il nostro
Governo ha operato cercando di diffondere continuamente ottimismo e
fiducia. Perché senza ottimismo, senza fiducia, non si va avanti,
non si va da nessuna parte. Con gli ammortizzatori sociali, che
abbiamo esteso per la prima volta anche ai lavoratori autonomi,
abbiamo assicurato un sostegno a tutti coloro che hanno perso il
lavoro a causa della crisi. Cioè lo Stato non ha lasciato solo
nessuno. Abbiamo riportato lo Stato a fare lo Stato come ben
sapete, per risolvere le emergenze dai rifiuti di Napoli e della
Campania, per risolvere il dopo terremoto de L’Aquila, dove in
appena 150 giorni abbiamo costruito abitazioni confortevoli e
sicure per 30 mila abruzzesi a cui il terremoto aveva distrutto la
casa. Ma non solo questo.
Abbiamo rilanciato il programma delle grandi opere, dal Passante di
Mestre ultimato al Mose che è al 64% della sua realizzazione, fino
all’avvio del Ponte sullo Stretto che sarà un’opera epocale.
Abbiamo modernizzato le ferrovie con l'alta velocità che avevamo
iniziato nel 1994 e oggi lo straordinario “Freccia rossa” collega
Milano a Roma in meno di tre ore, in due ore e 45 minuti.
Ecco questi sono soltanto alcuni degli esempi di ciò che il nostro
governo ha realizzare in questi due anni di lavoro. E sono però
fatti concreti, per certi versi epocali, destinati a restare nella
nostra storia.
Quindi ricordatelo, ricordatelo a chi continua ad accusarci di
avere fatto poco. La sinistra continua a mettere in pratica una
massima che mi sembra sia di Voltaire: “Calomniez, calomniez
quelque chose restera” cioè “Calunniate, calunniate, qualche cosa
resterà”. Noi invece non denigriamo, non insultiamo nessuno, non
insultiamo i nostri avversari. E’ un altro segno del nostro
buonsenso, della nostra esperienza, della nostra capacità di
fare.
Continueremo così.
Auguro quindi a tutti Voi di riuscire a realizzare tutti i sogni e
tutti i progetti che avete nella mente e nel cuore.
Per Voi, per le aziende in cui lavorate e per i Vostri cari.
Ancora grazie.

La
Direzione Nazionale del Popolo della Libertà sottolinea la vittoria
del Centrodestra nelle recenti elezioni regionali e amministrative,
con un risultato storico: oggi 40 milioni di italiani sono
governati a livello regionale dal Centrodestra, contro i 18 milioni
amministrati dal centrosinistra.
Il Centrodestra si è confermato maggioranza nel Paese in modo
inequivocabile e il Popolo della Libertà si è riaffermato come la
prima grande forza politica nazionale: questo è vero al Nord dove
il Popolo della Libertà ha agito in alleanza ma anche in
competizione positiva con la Lega; ed è vero nel Centro-sud, dove
ha dimostrato di possedere un forte radicamento territoriale.
Tutto ciò rende paradossali alcuni aspetti della polemica interna
sviluppatasi in questi giorni: tensioni all’interno delle grandi
forze politiche possono manifestarsi, ma è incomprensibile che
vengano provocate all’indomani di una grande vittoria, dopo due
anni di successi in tutte le consultazioni elettorali e dopo due
anni di grandi risultati dell’azione di governo certificati dal
costante consenso dei cittadini, unico caso in Europa, durante un
periodo di grave crisi economica in contro tendenza rispetto alla
sfiducia che ha colpito tutti gli altri governi.
Anche il confronto che si è svolto durante i lavori della Direzione
ha rivelato come certe polemiche pubbliche fossero pretestuose e
comunque non commisurate ad un dibattito responsabile e
costruttivo.
Nei prossimi tre anni il governo, la maggioranza e il Popolo della
Libertà completeranno la realizzazione del programma che ci impegna
principalmente
1. a ridurre e a razionalizzare la spesa pubblica,
2. a realizzare una riforma del sistema fiscale con l’obiettivo di
ridurre le tasse, compatibilmente con i vincoli di bilancio,
3. a sostenere le famiglie, il lavoro, le imprese,
4. a proseguire nella riforma e nella digitalizzazione della
Pubblica amministrazione,
5. a realizzare un Piano per il Sud,
6. ad ammodernare e potenziare il sistema delle grandi
infrastrutture,
7. a realizzare una riforma organica del sistema giudiziario,
8. a realizzare le riforme istituzionali, ivi compresa la modifica
dei regolamenti parlamentari,
9. a proseguire nella lotta alla criminalità organizzata che ha già
prodotto risultati mai raggiunti nella storia della
Repubblica.
Siamo convinti che una forte ed autorevole leadership, quale quella
assicurata dal Presidente Berlusconi, garantirà il raggiungimento
di tutti questi obiettivi. La leadership forte è ormai un tratto
caratteristico dei moderni sistemi politici e gli italiani certo
non rimpiangono le leadership deboli e i governi instabili del
passato. Del resto i risultati elettorali ne sono una conferma e la
stabilità rafforza altresì il prestigio internazionale
dell’Italia.
Una leadership forte non significa affatto rinunciare al dibattito
libero e democratico che è anzi previsto dallo Statuto ed è
testimoniato sia dalle innumerevoli iniziative politiche e
culturali, dal grado di libertà che connota il dibattito interno
nelle sedi delegate e nelle riunioni dei gruppi parlamentari, sia
dall’esistenza di fondazioni, riviste, centri di riflessione e di
elaborazione. Tutte le scelte politiche, anche quelle che hanno
riguardato le candidature per le elezioni regionali e l’alleanza
con altre formazioni politiche, sono state compiute dall’Ufficio di
Presidenza attraverso un dibattito dei suoi trentasette componenti
aperto e libero.
In un grande partito democratico si deve poter discutere di tutto,
ma a due condizioni: che non si contraddica il programma elettorale
votato dagli elettori e che, una volta assunta una decisione negli
organi deputati, tutti si adeguino al risultato del voto.
Il Popolo della Libertà non può contravvenire ai principi di quella
democrazia degli elettori che ha fortemente voluto e che impone che
il patto stipulato con i cittadini al momento del voto sul
programma sia vincolante. Rispetto a quel patto non sono possibili
deroghe: come è stato ribadito anche a piazza San Giovanni lo
scorso 20 marzo dal Popolo della Libertà.
Così come non sono possibili deroghe rispetto alla nostra Carta dei
Valori che è la stessa della grande famiglia del Partito Popolare
Europeo e che enuncia i nostri valori fondamentali che sono: la
dignità della persona, la libertà e la responsabilità,
l’eguaglianza, la giustizia, la legalità, la solidarietà e la
sussidiarietà.
I temi che non rientrano nel programma elettorale e di governo
possono essere invece oggetto di dibattito e di discussione
nell’ambito degli organismi statutari. Non vi è nulla di negativo
se in quella sede emergono opinioni diverse. Purché sia chiaro a
tutti che il principio della democraticità del dibattito non
esonera dalla responsabilità di assumere decisioni finali. E che
una volta che tali decisioni siano state assunte, all’unanimità o a
maggioranza, esse acquistano carattere vincolante per chiunque
faccia parte del PdL, sia che le abbia condivise, sia che si sia
espresso in dissenso.
In tal senso questa Direzione Nazionale dà mandato al Presidente e
ai Coordinatori di assumere ogni iniziativa utile ad assicurare la
realizzazione del programma e delle decisioni assunte dagli organi
statutari, stabilendo il rispetto delle decisioni votate
democraticamente.
Quando gli italiani che amano la libertà, che vogliono restare
liberi, che non si riconoscono nella sinistra, si riunirono sotto
un solo simbolo e una sola bandiera, scelsero che su quel simbolo e
su quella bandiera ci fosse scritto “Popolo della Libertà” e non
“Partito della libertà”.
Il riferimento al “popolo” deve quindi essere un principio costante
dell’azione politica del Popolo della Libertà che deve sempre più
radicarsi sul territorio e incardinarsi nella storia d’Italia. Non
siamo un vecchio partito. Non vogliamo dividere ma unire. Siamo al
servizio del popolo italiano e del suo bene comune. Le ambizioni
dei singoli non possono prevalere sull’obiettivo di servire il
popolo italiano.
Del pari le “correnti” o “componenti” negano la natura stessa del
Popolo della Libertà ponendosi in contraddizione con il suo
programma stipulato con gli elettori e con chi è stato dagli stessi
elettori designato a realizzarlo attraverso il governo della
Repubblica.
La Direzione Nazionale del Popolo della Libertà approva quindi le
conclusioni politiche del Presidente Silvio Berlusconi e gli
conferma il proprio pieno sostegno e la propria profonda
gratitudine.
Si chiama
Massimo Tartaglia, ha 42 anni e risiede a Cesano Boscone l'uomo che
ha colpito il premier Silvio Berlusconi lanciandogli una statuetta
dopo il comizio in piazza Duomo. Il 42enne, in cura da 10 anni per
problemi mentali al Policlinico di Milano, bloccato subito dopo
l'aggressione al presidente del Consiglio, è stato formalmente
arrestato poco prima delle 22 per lesioni pluriaggravate dalla
qualifica di pubblico ufficiale della parte offesa e dalla
premeditazione.

BERLUSCONI-TARTAGLIA
Tartaglia aveva
in tasca un altro souvenir, un piccolo crocifisso, ma soprattutto
una bomboletta di spray urticante al peperoncino. «Non sono io. Io
non sono nessuno» avrebbe detto l'uomo subito dopo l'aggressione al
premier, mentre le guardie di sicurezza lo portavano via. Tartaglia
è stato prima trattenuto dalla folla che gli si è scagliata
scontro. Poi è stato sottratto al linciaggio dagli uomini della
società che si stava occupando di sicurezza durante il comizio.
Agli agenti privati si sono subito sostituiti i poliziotti della
Digos.
NESSUN
PRECEDENTE PENALE - Tartaglia avrebbe come precedenti, stando a
quanto risulta alla polizia, solo il ritiro della patente per
motivi di viabilità. Nei confronti del 42enne gli investigatori non
hanno alcuna segnalazione che possa farlo ritenere vicino a gruppi
organizzati o dell'estremismo. Di fatto, è un completo sconosciuto
alla Digos, che sta adesso sentendo l'uomo per capire cosa lo abbia
spinto a colpire Berlusconi. L'ipotesi, al momento ritenuta più
attendibile, è quella del gesto di uno
sconsiderato.
FA IL GRAFICO,
LAVORA CON IL PADRE - Secondo le prime informazioni raccolte,
Massimo Tartaglia lavora come grafico nella ditta del padre e,
secondo quanto si è appreso, conduce una vita sociale normale. È
stato lui stesso a dire agli investigatori, che lo sentivano in
questura, di essere in cura al Policlinico. Sul web sono comparsi
in breve tempo diversi gruppi di fan, che inneggiano al suo gesto e
che lo vorrebbero «Santo subito»; una fan addirittura si spinge
oltre: «Sposami».
PERQUISITA
L'ABITAZIONE - Oltre a sentire l'uomo che ha aggredito il premier,
i funzionari della Digos hanno contemporaneamente avviato una
perquisizione nell'abitazione di Tartaglia a Cesano Boscone,
nell'hinterland milanese. Il padre Alessandro ha poi spiegato che
la famiglia vota per il Pd, che il ragazzo «è psicolabile e in cura
farmaceutica».
2
- IL PADRE: "IO, MIO FIGLIO, LA MIA FAMIGLIA, ABBIAMO SEMPRE VOTATO
PD" Corriere.it
«Io, mio figlio, la mia famiglia, abbiamo sempre votato Pd, in
passato ero socialista e votavo per Craxi, ma nessuno di noi ha mai
avuto odio per Berlusconi». Così ha detto Alessandro Tartaglia, il
padre di Massimo, ai cronisti che gli hanno rivolto alcune domande
attraverso il citofono. Massimo Tartaglia vive infatti ancora con i
genitori in una elegante palazzina nel centro di Cesano Boscone. Il
padre ha accettato di parlare brevemente, dopo che carabinieri e
digos hanno terminato la perquisizione in casa.

MASSIMO TARTAGLIA, IL DEMENTE CHE HA COLPITO
BERLUSCONI
«MAI FATTO DEL
MALE» - «Massimo è una persona psicolabile, ma non ha mai fatto del
male a nessuno - ha mormorato il padre sconvolto -. Anzi lui non ha
mai fatto neppure politica attiva, è un volontario del Wwf».
Alessandro Tartaglia ha raccontato che il figlio è uscito da casa
stamattina verso le 11. «Ciao a tutti - ha salutato i genitori -
vado a trovare un'amica non so quando torno».
In casa nessuno
ha sospettato nulla. «Se avessi saputo cosa sarebbe accaduto avrei
provato a farlo desistere - ha detto il padre -. Penso che questo
episodio sia maturato dal clima negativo che sta montando in
Italia». «In casa nostra abbiamo sempre commentato quello che
succede in politica - ha detto ancora Alessandro Tartaglia - ma
nessuno, e tanto meno mio figlio, ha mai mostrato un'esasperazione
particolare».


Avrei voluto usare la
campagna elettorale per spiegare l’importanza dell’Unione Europea e
confrontarmi sul ruolo dell’Italia in Europa. Invece in queste
ultime settimane l’opposizione, spalleggiata dai suoi giornali e
dai suoi programmi televisivi, ha fatto una campagna basata
soltanto su ignobili e scandalosi attacchi personali.
Non credevo davvero si potesse arrivare a tanto.
Mi conforta tuttavia l’affetto di tanti italiani, anche non miei
elettori, che hanno capito come questa opposizione senza ideali e
senza programmi, abbia tentato la carta della disperazione.
Mentre loro rimestano nel torbido, il mio governo ha continuato a
lavorare per dare più sicurezza ai cittadini: dai primi di maggio
abbiamo dato il via ai respingimenti delle imbarcazioni degli
immigrati clandestini. Lo abbiamo potuto fare grazie allo storico
accordo firmato il 31 agosto 2008 con il leader libico
Gheddafi.
Questo accordo è uno dei frutti dell’autorevolezza che ci deriva
dagli ottimi rapporti internazionali che abbiamo costruito in
questi anni e che abbiamo messo a disposizione dell’Europa per
risolvere numerose delicate situazioni: il conflitto tra Russia e
Georgia, quello tra Israele e i palestinesi, la “crisi del gas” tra
Ucraina e Federazione russa, lo sblocco del veto della Turchia alla
scelta del nuovo segretario generale della Nato.
Sembrano fatti “lontani” ma sono invece importanti, perché la
politica estera è oramai diventata politica “interna”, per le
ricadute che essa ha sui destini di tutti gli italiani. Per questo
motivo abbiamo dedicato un mare di tempo e di lavoro alla politica
estera, in Europa e nel mondo. In questo modo siamo riusciti a
difendere gli interessi italiani in Europa: il nostro governo ha
rinegoziato con successo il pacchetto clima (che penalizzava
fortemente le nostre aziende senza difendere l’ambiente), abbiamo
ottenuto il raddoppio (da 200 a 420 milioni) dei fondi a nostra
disposizione per importanti opere energetiche, abbiamo sbloccato i
fondi europei per i lavori del MOSE, la barriera mobile che
difenderà Venezia dal fenomeno ormai ricorrente dell’“acqua
alta”.
Non appena si è profilata la crisi finanziaria globale, abbiamo
convinto Europa e Stati Uniti ad affrontarla con interventi
coordinati, basati su questi punti fermi: non consentire il
fallimento di nessuna banca, proteggere i risparmi dei cittadini,
garantire le fasce più deboli, sostenere le imprese e i lavoratori.
Il nostro Governo ha dato l’esempio a tutta Europa: abbiamo messo
al sicuro i conti pubblici con una legge finanziaria valida per la
prima volta non per uno ma per tre anni; siamo stati i primi, il 10
ottobre 2008, a garantire che nessuna banca italiana sarebbe
fallita e a proteggere i risparmi depositati nelle nostre
banche.
Siamo quelli che in Europa hanno stanziato più fondi a favore delle
famiglie, dei lavoratori, delle imprese e dell’economia reale, per
un totale di 55,8 miliardi di euro: 17,8 miliardi per rimettere in
moto le grandi opere bloccate dalla sinistra, 9 miliardi di misure
a protezione dei più deboli, 2 miliardi per le imprese dei settori
più colpiti, 9 miliardi nel fondo a disposizione della Presidenza
del Consiglio per rilanciare le imprese in crisi, 9 miliardi per
gli ammortizzatori sociali cosiddetti “in deroga”, perché estesi,
per la prima volta, al di fuori della Cassa Integrazione ordinaria
e straordinaria, ai lavoratori delle piccole imprese, a quelli
interinali, agli apprendisti, ai collaboratori a progetto. Per la
ricostruzione dell’Abruzzo, superata la fase dell’emergenza,
abbiamo avviato interventi per 8 miliardi di euro e coinvolto
l’Europa attraverso il Fondo di solidarietà per le calamità
naturali. Abbiamo lanciato ai leader internazionali la proposta di
“adottare” un’opera d’arte, un monumento storico, una chiesa da
ricostruire com’era e dov’era. Abbiamo deciso di tenere la riunione
del G8 a L’Aquila, per avvicinare la capitale dell’economia alla
capitale del dolore.
E dalla prossima settimana iniziano i lavori per la realizzazione
di abitazioni per 15 mila persone.
Questi sono fatti, non parole.
Forte di questi fatti, anche stavolta mi espongo direttamente al
giudizio dei cittadini, impegnandomi come capolista in tutto il
Paese, così da rappresentare l’Italia in Europa con una investitura
popolare diretta che nessun altro leader europeo potrà
vantare.
Per questo motivo sabato 6 e domenica 7 giugno invito gli italiani
a votare per il Popolo della Libertà e a scrivere il mio cognome
accanto al simbolo. Per metterci in grado di lavorare con maggior
forza per il bene di tutti: più forti dell’invidia, più forti della
calunnia, più forti dell’odio.
![]()

Foto scattate da: Smachetti Alessandro
(Guarda tutte le foto della serata)
Serata allo spazio Antologico a
Milano.
Oltre alla Candidata alle elezioni Europee RONZULLI
LICIA
sono intervenuti tutti i "GRANDI" e i Candidati Sindaci del Popolo
della Libertà.
Ovviamente il PdL di Lainate
non poteva mancare
Come non Poteva Mancare Silvio Berlusconi
Scarica le foto ad alta definizione

Concluso
da pochi minuti il Congresso del Pdl, con l’acclamazione per
“alzata di delega” di Silvio Berlusconi a Presidente, discorso
durato poco più di 60 minuti, e come aveva fatto venerdì, il
premier, nel suo intervento di chiusura al congresso romano, ha
toccato diversi temi, ed ha esordito dicendo: “Non esagerate,
perché l’emozione e la commozione a una certa età possono far
male…”.
Nasce ufficialmente al congresso della Fiera di Roma il Popolo
della Libertà. I 6mila delegati hanno infatti eletto Silvio
Berlusconi presidente del nuovo partito all’unanimità. A far votare
il Congresso, a invitare i delegati ad alzare il cartellino e,
infine, a proclamare l’elezione di Silvio Berlusconi è stata
Giorgia Meloni. In sala hanno poi iniziato a sventolare bandiere
tricolore e del Pdl.
Il rilancio: “Costruire ancora un miracolo italiano”
-
Berlusconi rilegge ai delegati del congresso del suo partito il
testo del suo primo appello, quello della ‘discesa in campo’ del
1994. Lo legge da una carta-pergamena che e’ stata regalata a tutti
i partecipanti del congresso.
”Vi regalo - dice Berlusconi - la carta-pergamena del mio primo
appello”. E inizia a rileggere sorridendo sul finale mentre
scandisce le parole: ”Dobbiamo costruire insieme un nuovo miracolo
italiano”.Sul
significato del nome del partito
“popolo perche’ la sovranita’ appartiene al popolo”, ribadisce il
Cavaliere, “liberta’ perche’ e’ il nostro valore di riferimento”.
Il premier mette in risalto i valori di riferimento di quello che
“altri chiamano il berlusconismo con buona parte di chi vuole
denigrarci”.
Il presidente del Consiglio sottolinea che “la persona deve venire
prima dello Stato” e parla della “difesa della famiglia
naturale”.
“Sono un po’ matto davvero” -
”Gianfranco Fini mi ha fatto i complimenti e mi fa piacere il
riferimento alla lucida follia. Ha colto nel segno, senza il Pdl
non sarebbe mai nato. Grazie davvero”:
cosi’ Berlusconi, all’inizio del discorso dal palco del
Congresso.
”Grazie per questo attestato. Un po’ matto - dice ancora il
Cavaliere - lo sono stato davvero”. Il
premier cita poi ancora una volta Erasmo da Rotterdam,
sottolineando di condividere il suo pensiero:
”la vera saggezza non scaturisce dal ragionamento, ma dalla
lungimirante visionaria follia, che credo mi abbia guidato in
questa avventura politica”.
“Porteremo l’Italia fuori dalla crisi” -
”Portare l’Italia fuori dalla crisi’‘.
E’ la ”prima, indefettibile missione” che Silvio Berlusconi indica
per il governo. Una crisi, torna a sottolineare, provocata da ”un
virus che viene dagli Stati Uniti”. Il
presidente del Consiglio rivendica i risultati del governo come
”innegabili successi, frutto della politica del fare”.
Ma sottolinea anche come ora si debba ”rivolgere lo sguardo al
futuro, stabilire le priorita’ per governo, maggioranza
parlamentare e partito”. L’obiettivo e’ quello di realizzare la
”rivoluzione liberale” che deve servire a mettere ”la persona prima
dello Stato”.
L’impegno per le donne -
In Italia esiste una ”questione femminile”, che parte dalle
differenze di salario rispetto ai colleghi maschi e dalla carenza
nella rappresentativita’ e il Pdl ha intenzione di intervenire per
trovare una soluzione.
”Il Pdl - ha detto Berlusconi - ha dato un primo segno di
rinnovamento alle ultime elezioni con molte donne candidate che
hanno anche ruoli importanti, ve ne sarete accorti anche qui al
congresso. Esiste una questione salariale, esiste una questione
femminile sulla rappresentanza”.
”Noi - ha concluso - abbiamo fatto da subito una legge sulla
violenza sulle donne che e’ gia’ stata approvata in un ramo del
Parlamento e tra questo e il mio precedente governo abbiamo varato
7 leggi in difesa delle donne, i governi precedenti non ne hanno
fatta nemmeno una. Vogliamo fare ancora di
piu”’.
“Rivitalizzare
la Costituzione” -
“Dobbiamo rivitalizzare e arricchire” la nostra legge fondamentale
dello Stato, dice Berlusconi.
Il presidente del Consiglio prende spunto dalle parole di
Gianfranco Fini:
“Una delle missioni della nostra maggioranza e’ ammodernare
l’architettura istituzionale dello Stato. Ha ragione Fini quando
usa la metafora del calabrone e della farfalla. Ora e’ il tempo di
passare dal calabrone alla crisalide ed e’ tempo che la crisalide
diventi finalmente farfalla. Noi faremo di tutto perche’ la
farfalla, che rappresenta la nuova Italia, spicchi il suo
volo”.
“La sinistra ferma le riforme…” -
E’ colpa di una ‘’sinistra irresponsabile” se le riforme
costituzionali sono rimaste al palo, dice Silvio Berlusconi. Quella
sinistra ”che oggi plaude a chi chiede riforme’‘ e
che invece, secondo il premier,
”nel 2004-2005 ha impedito con il suo no” di
realizzare la riforma costituzionale scritta dal centrodestra e
arrivata fino alla seconda lettura dell’esame parlamentare. Una
riforma, ricorda Berlusconi, che andava dalla devolution, al
rafforzamento dei poteri del governo, alla fine del bicameralismo
perfetto, al Senato delle Regioni.
“…ma noi andiamo avanti” -
Se, sulle riforme,
”ci sara’ un atteggiamento di confronto, saro’ il primo a
rallegrarmene e a darne atto ai leader della minoranza; ma nel
frattempo la nostra maggioranza e il Popolo della Liberta’ non
possono sottrarsi al dovere di fare la loro parte, sciogliere
questo nodo e offrire agli italiani la soluzione per un governo che
governi e un Parlamento che controlli”,
ha detto ancora Berlusconi ribadendo l’urgenza di modificare la
seconda parte della Costituzione, ‘’senza
stravolgerla”.
“Ridurremo le tasse col federalismo” -
‘‘Il
federalismo, quando sara’ a regime, portera’ a una riduzione delle
spese inutili. Tutto cio’ che sara’ risparmiato verra’ utilizzato
per diminuire le tasse”, ha
detto ancora il presidente del Consiglio. Berlusconi ha detto che
il federalismo ‘‘non
e’ un tributo pagato alla Lega”, ma ”qualcosa su cui abbiamo
profondamente creduto”.
“Rafforzare i poteri del premier” -
”Il Paese ha bisogno di governabilita’, l’esperienza recente ci ha
dimostrato” quante
responsabilita’ siano in capo al premier al quale vanno
attribuiti
”maggiori poteri rispetto a quelli attuali che di fatto sono
inesistenti, finti”, ha
detto il premier parlando ancora dal palco del congresso del
Pdl.
“Mi candido alle Europee” -
Silvio Berlusconi ribadisce che sara’ capolista del Pdl alle
prossime europee e sfida Dario Franceschini a fare altrettanto
perche’ un vero leader e’ cosi’ che si comporta.
“Io non ho esitazioni ad impegnarmi concretamente alle prossime
europee. Un leader deve avere il coraggio di farlo. Dicono che e’
una candidatura di bandiera? Ma e’ una bandiera dietro la quale
ogni vero leader chiama a raccolta il proprio popolo. Sarebbe bene
che anche un leader dell’opposizione, se esistesse un leader,
facesse altrettanto“,
scandisce il presidente del Consiglio.
La chiusura del Congresso
- Il
congresso del Pdl finisce con una ‘foto ricordo’: tutti i big del
Pdl sul palco, chiamati da Silvio Berlusconi attorno a se’ come
membri dell’ufficio di presidenza.
”Gradirei avere le dame qui vicino”,
dice il neo eletto presidente del Pdl, chiamando le ministre
Giorgia Meloni, Stefania Prestigiacomo, Mara Carfagna e Mariastella
Gelmini. Sul palco sale anche il coro: prima canta l’inno alla
gioia, poi l’inno di Mameli, e tutto il gruppo dei big (ministri,
governatori, capigruppo) si unisce. Finiti gli inni, parte la
canzone ”Meno male che Silvio c’e”’, che chiude la tre-giorni della
Fiera di Roma che ha sancito la nascita del Popolo della
Libertà.

Diretta del 1°
Congresso Nazionale del Popolo della Libertà
la diretta
avrà inizio venerdì alle 17
Berlusconi
ha cambiato un'altra volta, da solo, le regole della politica
italiana. Lo fece la
prima volta creando Forza Italia e vincendo le elezioni del '94. La
seconda volta nel '97 quando gettò una corda verso D'Alema,
trasformando il maggioritario parziale del matterellum
in una forma politica: il
bipolarismo. Ha ottenuto nel 2001 una grande maggioranza e un lungo
governo, grazie alle divisioni ideologiche della sinistra. Ma si è
trovato innanzi all'ostilità di tutti i poteri istituzionali e
istituiti: dal presidente della Repubblica ai giudici, dai
sindacati alla stampa, dalla Confindustria all'università. E, dopo
le elezioni del 2005, ha avuto contro quasi tutte le Regioni, a cui
improvidamente il governo Amato aveva dato un diritto di veto su
argomenti, dall'energia ai trasporti, prima assicurate alla
competenza dello Stato. Ha avuto contro un'insurrezione permanente,
dai no global ai no tav. Ha visto la Campania trasformata in una
pattumiera a cielo aperto. Ha avuto due alleati, l'Udc di Follini e
Alleanza nazionale di Fini, che avevano un solo scopo: liberarsi di
lui, spartirsene le vesti. Un uomo solo contro tutti. Le grandi
corporazioni erano tutte contro di lui: poi i liberali della
cattedra gli hanno imputato il non aver liberalizzato i taxi e le
farmacie, cose tutte fatte da Bersani all'unico scopo di potenziare
le cooperative rosse.
Un
uomo solo. Ma ha avuto con sé una realtà che, nella politica
italiana ispirata più a Guicciardini che a Macchiavelli, non conta
niente: cioè il popolo. Un popolo che credeva in lui senza
altro motivo che la sua stessa fiducia e che per questo andava
oltre le potenze che governano l'opinione pubblica. Il sentimento
popolare è una cosa diversa dall'opinione pubblica. Berlusconi è un
caso storico quasi unico: quello di un leader che ha governato senza un partito, ma
solo per la fiducia che coloro che non contavano politicamente
niente gli davano: la libertà contro il potere. La campagna
elettorale del 2006, fatta da Berlusconi solo, diceva due cose: che
la maggioranza era guidata dai comunisti e che voleva aumentare le
tasse. Cose terribili, barbariche, dicevano i custodi dell'opinione
pubblica: la questione comunista era chiusa e criticare il peso
fiscale voleva dire incoraggiare l'evasione delle imposte. Contro
di lui era tutta la prima Repubblica: a destra, al centro e a
sinistra. E perse per 24.000 voti alla Camera. Se non avesse
seguito un incapponito ministro di Alleanza Nazionale, non avrebbe
fatto nemmeno la legge sul voto degli italiani all'estero, che poi
An volle gestire come cosa propria.
Dopo le elezioni Berlusconi chiese le larghe intese oppure nuove
elezioni. La larghe intese furono rifiutate, la maggioranza pensò
di aver vinto con il mandato di annullare tutta l'opera di
Berlusconi. Dalla
riforma costituzionale a quella della giustizia. E allora egli
decise di seguire il sentimento del suo popolo, praticando quello
che Fini superbamente ha chiamato come la preferenza della
fellowship
alla leadership. Ma invece Berlusconi ebbe
politicamente ragione: il popolo italiano, anche di sinistra, sentì
il governo come un non governo, ma come una cooperativa per la
spartizione del potere, quindi come non legittimo perché non
governo. L'antipolitica nacque a sinistra contro la sinistra. E la
politica tremò. E tremò sul piano più delicato: la sicurezza e
l'immigrazione. Giuliano Amato passò dall'espulsione dei rom come
massa di invasione all'incriminazione della polizia e all'abbandono
di parte di Roma alle tifoserie. Un non governo, un non
Stato.
Il popolo non di sinistra, che è restio anche ad andare a
votare, ha riempito
i gazebo animato da un «partito di plastica»
come Forza Italia: e non erano solo elettori di destra. Berlusconi,
legittimato dal suo popolo, spariglia, abbandona il bipolarismo e
sceglie la proporzionale tedesca. Lo fa di autorità, svuotando
Chiti e Violante di ogni autorevolezza. Berlusconi è il solo in
grado di chiudere la partita del bipolarismo. Esce di scena dal
bipolarismo ricostruendo la politica; tutti sono obbligati a
seguirlo. O per convinzione o per
necessità.
Fini e Casini volevano liquidare Berlusconi nelle trattative di
commissione, volevano impiccarlo al bipolarismo da essi ormai usato
come un'arma per distruggerlo. Hanno perso la gallina che faceva le
uova d'oro. Fini è obbligato a domandarsi se vuole diventare un
neogollista o ridiventare postfascista, Casini se vuole fare un
partito democristiano con Mastella, Pezzotta, Tabacci e quanti
altri: e vedere se il pesce elettore abbocca ancora alla lenza
scudocrociata. Bossi non avrà il sistema spagnolo dei piccoli
collegi. Che faranno le componenti del governo? Rimarranno bipolari
con Prodi o sotto Prodi e i consensi calanti quando sanno che ora è
possibile giocare in proprio? Solo per i nanetti dell'Unione non
c'è trippa per i gatti. Berlusconi ha operato una grande strategia
a cui tutti ora sono contrari: perché tutti la chiedevano e nessuno
la prevedeva.

Ti proponiamo l’intervista di
Silvio Berlusconi ad Affari Italiani del 3 dicembre
2007...
"Veltroni ha interesse ad affrancarsi dall’abbraccio mortale
dell’estrema sinistra. Sicché il suo Pd pareggia il conto con il
blocco liberale del nostro Popolo della libertà. In sostanza si
vuol procedere entrambi sul modello delle grandi democrazie
europee: un bipolarismo vero, libero da veti e ricatti".
Già,
ma che cosa vede l’ex premier in fondo al tunnel di questa lunga
transizione? Forse che per favorire questo bipolarismo e le riforme
necessarie si va verso un governo istituzionale?
"No, assolutamente no", afferma deciso il leader dell’opposizione.
"Se c’è la crisi e cade Prodi, che è stato indicato come leader
dagli elettori, come si fa a mandare un altro, chiunque altro, al
suo posto?", obietta ricorrendo a una domanda retorica. E completa
il suo pensiero, definitivamente: "Se cade Prodi la strada maestra
è una, una sola: il voto".
C’è
chi dice però che la rigidità di questo diniego potrebbe piegarsi
davanti a una convergenza bipartisan nei confronti di un candidato
che sta nel suo cuore, ma non dispiace a Veltroni: Gianni Letta. E’
così, presidente? E’ vero che lei sarebbe favorevole a Letta
premier, come è stato detto? Niente da fare, pollice verso (ma con
dolcezza) del Cavaliere all’ipotesi di Letta premier:
"Si son dette tante cose al riguardo.
E non c’è dubbio che Letta è persona stimata da tutti. Ma non è una
persona sola che può risolvere il problema, non è una questione di
persone. Ci troviamo di fronte a nodi
politici".
Dunque, presidente, che cosa
c’è in questa ’liaison dangereuse’ (come molti la bollano) tra lei
e Veltroni? "C’è una
coincidenza di obiettivi. Entrambi vogliamo un bipolarismo di
sostanza. Un forte partito da una parte e un forte partito
dall’altra, come tra i popolari e i socialisti di Zapatero in
Spagna, i laburisti e i conservatori in Inghilterra, i
socialdemocratici e i cristianodemocratici in Germania".
Ma
allora, si fa la riforma elettorale e poi si vota?
"No, su questo si sono manifestate
tesi contrapposte tra me e Veltroni. Noi abbiamo detto prima e
ripetuto nel corso dell’incontro con i vertici del Pd: si fa la
nuova legge elettorale e poi si va a elezioni anticipate. Ma
Veltroni invece vuole, prima di andare al voto, non solo la riforma
elettorale, ma anche le riforme istituzionali e dei regolamenti
parlamentari".
Dunque, fate le riforme
elettorali e istituzionali nel 2008? Vi siete accordati per votare nel 2009? "Su
questo non ci siamo accordati".

“Da un campione di 3mila
persone intervistate durante la manifestazione del 2 dicembre a
Roma, emerge che almeno 5 milioni di italiani sono pronti a tornare
a Roma per chiedere di ritornare alle urne e mandare a casa
l’attuale governo”.
Il Cavaliere sfodera un altro dei
suoi sondaggi alla “scuola di politica” della fondazione Europa
Civiltà, organizzata alla Fiera di Milano dal presidente della
regione Lombardia, Roberto Formigoni. Durante l’appuntamento,
Silvio Berlusconi ha sferrato una serie di attacchi. Nel mirino
anche l’ex presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi.
Infatti, nel parlare della legge elettorale “è una buona legge”, ha
detto che Ciampi, in quanto “uomo della sinistra”, con il suo
intervento allora “determinò un premio di maggioranza al Senato a
livello regionale”. Per il leader di Forza Italia, la legge in
vigore si potrebbe “correggere mettendo il premio di maggioranza
nazionale al Senato e uno sbarramento, se non del 5% almeno del
4%”. E, alludendo all’ex ministro leghista Roberto Calderoli, si è
detto dispiaciuto che l’attuale legge fu definita da questi “una
porcata”.
Berlusconi ha poi lamentato il
fatto che, durante la scorsa campagna elettorale, è stato costretto
ad andare in Tv per rispondere alle “stronzate di Prodi”, invece di
avere la possibilità di esporre ciò che il suo governo aveva fatto
in cinque anni di mandato. “Volevo andare in tv a rendicontare sul nostro
operato, ma mi hanno limitato a rispondere, solo per due minuti,
alle domande dei giornalisti e a replicare alle stronzate di
Prodi”, ha detto il cavaliere, che rivolgendosi ai giovani in
platea: “Vedo che apprezzate il mio linguaggio rozzo ma efficace!”.
Altra critica alla politica del No che per Berlusconi viene
agevolata dal governo nonostante sia caratteristica di una
minoranza di italiani: “Lo Stato ha abdicato all’uso legale della
forza. Trecento persone alla stazione Tiburtina bloccano un intero
Paese, un manipolo di persone dice no alla Tav, in questo Paese ci
possono essere delle minoranze che bloccano opere pubbliche e
servizi. Lo Stato non li contrasta, abdica all’uso legale della
forza, perché al Governo c’è una sinistra che vede queste
manifestazioni come esercizio di democrazia”. Il discorso si è poi
spostato sul partito unico del centrodestra. “Il partito unico, -
ha detto il leader di Fi – resta l’obiettivo da perseguire. Anche
se al momento non sembra essere vicino a diventare realtà e non
rientra tra le intenzioni degli attuali eletti, so che è nel cuore
di molti elettori”. Berlusconi ha ricordato come dentro la Casa
delle Libertà si sia sentita “la necessità di fare un passo avanti
e si sia iniziato a parlare di una federazione delle libertà sulla
quale all’inizio sembrava fossero tutti d’accordo, Udc compreso.
Poi dopo le elezioni, è saltato tutto per aria ma, ripeto, il
partito unico rimane un obiettivo da perseguire”. Anche per,
secondo l’ex premier, Udc e Lega a parte, l’idea del partito unico
trova il consenso di Alleanza Nazionale: “Fini si è espresso anche
di recente in modo molto positivo sulla cosa e la sua fondazione
partecipa ad uno studio per una ipotesi di statuto del partito
unico delle libertà. Si tratta di una ispirazione che nasce dal
basso, non di una fusione a freddo tra i vertici di due partiti con
la finzione delle primarie su un leader già deciso”. Infine, i
Circoli della Libertà, guidati da Michela Brambilla, che per l’ex
premier “possono essere avanguardia del partito delle libertà,
visto anche che la Brambilla è un caterpillar”.





