Il Popolo della Libertà di Lainate
Responsabile Sito: Smachetti Alessandro

Lainate sostiene Silvio Berlusconi

Lainate dice si al governo Berlusconi

Grande successo della raccolta firme a sostegno di Silvio Berlusconi anche a Lainate, Grancia Pagliera e Barbaiana.

Tra Venerdì 10 e Domenica 12 Dicembre gli attivisti del Popolo delle Libertà hanno infatti raccolto nei banchetti e "porta a porta" 738 firme a sostegno del Governo, contro il tradimento del mandato elettorale.

“Il messaggio della gente è chiaro ed inequivocabile. Le congiure di palazzo e i giochi di potere –sottolineano gli organizzatori- risultano incomprensibili ed inaccettabili, tanto più con un governo che sta realizzando le riforme e che ha tutelato il Paese dalla crisi internazionale”.

“I cittadini chiedono alla politica serietà e responsabilità. Per questo il Popolo della Libertà –concludono i militanti- senza strilli ed urla e senza manifestazioni che provocano disagi e danni ad alcuno, è sceso in piazza per dare voce ed espressione a quella maggioranza moderata e liberale che vuole continuare a confermare la propria fiducia e il proprio sostegno al Premier Berlusconi”.

Coordinamento PDL Lainate

Domenica 12 Dicembre banchetto in P.zza Vittorio Emanuele II dalle ore 9.00

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IL PRESIDENTE BERLUSCONI : "NON TOCCHEREMO SANITA', PENSIONI, SCUOLA E UNIVERSITA'. NON AUMENTEREMO LE TASSE."

messaggio di Silvio Berlusconi

Care amiche e cari amici Promotori della libertà,
di fronte allo tsunami che sta mettendo a dura prova tutti i Paesi europei, il partito dei pessimisti, il solito partito dei pessimisti, è tornato a farsi sentire e a diffondere le solite menzogne e i soliti veleni, attribuendo al nostro Governo il proposito di varare a breve termine un insieme di provvedimenti economici punitivi che, per l’ennesima volta, sono totalmente inventati. E chiedo per questo il vostro impegno. Cioè non solo voi dovete sapere ma dovete far sapere, che non uno dei fantasiosi provvedimenti di “macelleria sociale” di cui si legge su certa stampa in questi giorni, non uno risponde al vero. Noi stiamo lavorando in stretto contatto con le parti sociali ed è assolutamente falso che sia alle viste un aumento delle imposte. Non verranno toccate né la sanità, né le pensioni, né la scuola, né l’università. E’ sicuro invece che il nostro Governo continuerà a tenere i conti pubblici in ordine come ha fatto finora con una politica prudente, coniugando il rigore con l’equità e con il sostegno allo sviluppo. Voglio ripeterlo: non aumenteremo le tasse. Non metteremo le mani nelle tasche degli italiani! Invece cercheremo con ogni mezzo di combattere le spese eccessive e naturalmente l’evasione fiscale.
Sino ad oggi siamo riusciti a tutelare le famiglie, a tutelare i ceti più deboli, a tutelare le imprese, soprattutto quelle piccole e medie, con provvedimenti mirati, con provvedimenti concreti ed efficaci. Continueremo a farlo, nei limiti delle possibilità naturalmente del nostro bilancio, portando avanti la politica di buonsenso che abbiamo portato avanti negli ultimi due anni e con una gestione economica che, mantenendo in ordine i conti pubblici -questo è stato importantissimo- ha messo il nostro Paese al riparo dalla crisi, e credo che questo merito ce lo debbano tutti riconoscere, ci è stato riconosciuto da tutte le autorità monetarie internazionali, anche quelle più severe.
Per il futuro continueremo a rispettare gli impegni che l’Unione Europea impone a tutti i Paesi europei e cioè una riduzione del deficit, del nostro disavanzo per il 2011 e per il 2012.
E questo per noi significa passare dall’attuale 5% di deficit rispetto al nostro Prodotto Interno Lordo, al 3% nel 2012.
Faremo questa manovra e quando l’avremo messa a punto, quando sarà definita in tutti i suoi aspetti, la faremo conoscere a tutti gli italiani nel modo più diretto, nel modo più trasparente.
Invece penso che alimentare ogni giorno il pettegolezzo su questi argomenti sia una grave responsabilità da parte dell’opposizione.
Voi sapete bene che se il nostro Governo avesse seguito anche solo una parte delle richieste di questa opposizione, cioè più spese, più debito, l’Italia sarebbe finita come la Grecia, cioè sarebbe finita male, molto male.
Noi invece abbiamo garantito la credibilità dei nostri Bot e Cct sul mercato finanziario internazionale, che continua a investire nei titoli del nostro debito pubblico e così facendo abbiamo tutelato il risparmio delle famiglie, abbiamo assicurato la pensione a quasi 17 milioni di pensionati, abbiamo assicurato lo stipendio a 3 milioni e mezzo di dipendenti pubblici, senza mai mettere le mani, voglio ripeterlo, nelle tasche dei contribuenti.
Quindi, agendo sempre come il buon padre di famiglia che cerca di non spendere più di quello che riesce a portare a casa, il nostro Governo ha operato cercando di diffondere continuamente ottimismo e fiducia. Perché senza ottimismo, senza fiducia, non si va avanti, non si va da nessuna parte. Con gli ammortizzatori sociali, che abbiamo esteso per la prima volta anche ai lavoratori autonomi, abbiamo assicurato un sostegno a tutti coloro che hanno perso il lavoro a causa della crisi. Cioè lo Stato non ha lasciato solo nessuno. Abbiamo riportato lo Stato a fare lo Stato come ben sapete, per risolvere le emergenze dai rifiuti di Napoli e della Campania, per risolvere il dopo terremoto de L’Aquila, dove in appena 150 giorni abbiamo costruito abitazioni confortevoli e sicure per 30 mila abruzzesi a cui il terremoto aveva distrutto la casa. Ma non solo questo.
Abbiamo rilanciato il programma delle grandi opere, dal Passante di Mestre ultimato al Mose che è al 64% della sua realizzazione, fino all’avvio del Ponte sullo Stretto che sarà un’opera epocale. Abbiamo modernizzato le ferrovie con l'alta velocità che avevamo iniziato nel 1994 e oggi lo straordinario “Freccia rossa” collega Milano a Roma in meno di tre ore, in due ore e 45 minuti.
Ecco questi sono soltanto alcuni degli esempi di ciò che il nostro governo ha realizzare in questi due anni di lavoro. E sono però fatti concreti, per certi versi epocali, destinati a restare nella nostra storia.
Quindi ricordatelo, ricordatelo a chi continua ad accusarci di avere fatto poco. La sinistra continua a mettere in pratica una massima che mi sembra sia di Voltaire: “Calomniez, calomniez quelque chose restera” cioè “Calunniate, calunniate, qualche cosa resterà”. Noi invece non denigriamo, non insultiamo nessuno, non insultiamo i nostri avversari. E’ un altro segno del nostro buonsenso, della nostra esperienza, della nostra capacità di fare.
Continueremo così.
Auguro quindi a tutti Voi di riuscire a realizzare tutti i sogni e tutti i progetti che avete nella mente e nel cuore.
Per Voi, per le aziende in cui lavorate e per i Vostri cari.
Ancora grazie.

DIREZIONE NAZIONALE: Il documento finale

DocumentoFinale

La Direzione Nazionale del Popolo della Libertà sottolinea la vittoria del Centrodestra nelle recenti elezioni regionali e amministrative, con un risultato storico: oggi 40 milioni di italiani sono governati a livello regionale dal Centrodestra, contro i 18 milioni amministrati dal centrosinistra.
Il Centrodestra si è confermato maggioranza nel Paese in modo inequivocabile e il Popolo della Libertà si è riaffermato come la prima grande forza politica nazionale: questo è vero al Nord dove il Popolo della Libertà ha agito in alleanza ma anche in competizione positiva con la Lega; ed è vero nel Centro-sud, dove ha dimostrato di possedere un forte radicamento territoriale.

Tutto ciò rende paradossali alcuni aspetti della polemica interna sviluppatasi in questi giorni: tensioni all’interno delle grandi forze politiche possono manifestarsi, ma è incomprensibile che vengano provocate all’indomani di una grande vittoria, dopo due anni di successi in tutte le consultazioni elettorali e dopo due anni di grandi risultati dell’azione di governo certificati dal costante consenso dei cittadini, unico caso in Europa, durante un periodo di grave crisi economica in contro tendenza rispetto alla sfiducia che ha colpito tutti gli altri governi.
Anche il confronto che si è svolto durante i lavori della Direzione ha rivelato come certe polemiche pubbliche fossero pretestuose e comunque non commisurate ad un dibattito responsabile e costruttivo.

Nei prossimi tre anni il governo, la maggioranza e il Popolo della Libertà completeranno la realizzazione del programma che ci impegna principalmente
1. a ridurre e a razionalizzare la spesa pubblica,
2. a realizzare una riforma del sistema fiscale con l’obiettivo di ridurre le tasse, compatibilmente con i vincoli di bilancio,
3. a sostenere le famiglie, il lavoro, le imprese,
4. a proseguire nella riforma e nella digitalizzazione della Pubblica amministrazione,
5. a realizzare un Piano per il Sud,
6. ad ammodernare e potenziare il sistema delle grandi infrastrutture,
7. a realizzare una riforma organica del sistema giudiziario,
8. a realizzare le riforme istituzionali, ivi compresa la modifica dei regolamenti parlamentari,
9. a proseguire nella lotta alla criminalità organizzata che ha già prodotto risultati mai raggiunti nella storia della Repubblica.

Siamo convinti che una forte ed autorevole leadership, quale quella assicurata dal Presidente Berlusconi, garantirà il raggiungimento di tutti questi obiettivi. La leadership forte è ormai un tratto caratteristico dei moderni sistemi politici e gli italiani certo non rimpiangono le leadership deboli e i governi instabili del passato. Del resto i risultati elettorali ne sono una conferma e la stabilità rafforza altresì il prestigio internazionale dell’Italia.


Una leadership forte non significa affatto rinunciare al dibattito libero e democratico che è anzi previsto dallo Statuto ed è testimoniato sia dalle innumerevoli iniziative politiche e culturali, dal grado di libertà che connota il dibattito interno nelle sedi delegate e nelle riunioni dei gruppi parlamentari, sia dall’esistenza di fondazioni, riviste, centri di riflessione e di elaborazione. Tutte le scelte politiche, anche quelle che hanno riguardato le candidature per le elezioni regionali e l’alleanza con altre formazioni politiche, sono state compiute dall’Ufficio di Presidenza attraverso un dibattito dei suoi trentasette componenti aperto e libero.

In un grande partito democratico si deve poter discutere di tutto, ma a due condizioni: che non si contraddica il programma elettorale votato dagli elettori e che, una volta assunta una decisione negli organi deputati, tutti si adeguino al risultato del voto.

Il Popolo della Libertà non può contravvenire ai principi di quella democrazia degli elettori che ha fortemente voluto e che impone che il patto stipulato con i cittadini al momento del voto sul programma sia vincolante. Rispetto a quel patto non sono possibili deroghe: come è stato ribadito anche a piazza San Giovanni lo scorso 20 marzo dal Popolo della Libertà.

Così come non sono possibili deroghe rispetto alla nostra Carta dei Valori che è la stessa della grande famiglia del Partito Popolare Europeo e che enuncia i nostri valori fondamentali che sono: la dignità della persona, la libertà e la responsabilità, l’eguaglianza, la giustizia, la legalità, la solidarietà e la sussidiarietà.

I temi che non rientrano nel programma elettorale e di governo possono essere invece oggetto di dibattito e di discussione nell’ambito degli organismi statutari. Non vi è nulla di negativo se in quella sede emergono opinioni diverse. Purché sia chiaro a tutti che il principio della democraticità del dibattito non esonera dalla responsabilità di assumere decisioni finali. E che una volta che tali decisioni siano state assunte, all’unanimità o a maggioranza, esse acquistano carattere vincolante per chiunque faccia parte del PdL, sia che le abbia condivise, sia che si sia espresso in dissenso.

In tal senso questa Direzione Nazionale dà mandato al Presidente e ai Coordinatori di assumere ogni iniziativa utile ad assicurare la realizzazione del programma e delle decisioni assunte dagli organi statutari, stabilendo il rispetto delle decisioni votate democraticamente.


Quando gli italiani che amano la libertà, che vogliono restare liberi, che non si riconoscono nella sinistra, si riunirono sotto un solo simbolo e una sola bandiera, scelsero che su quel simbolo e su quella bandiera ci fosse scritto “Popolo della Libertà” e non “Partito della libertà”.
Il riferimento al “popolo” deve quindi essere un principio costante dell’azione politica del Popolo della Libertà che deve sempre più radicarsi sul territorio e incardinarsi nella storia d’Italia. Non siamo un vecchio partito. Non vogliamo dividere ma unire. Siamo al servizio del popolo italiano e del suo bene comune. Le ambizioni dei singoli non possono prevalere sull’obiettivo di servire il popolo italiano.
Del pari le “correnti” o “componenti” negano la natura stessa del Popolo della Libertà ponendosi in contraddizione con il suo programma stipulato con gli elettori e con chi è stato dagli stessi elettori designato a realizzarlo attraverso il governo della Repubblica.

La Direzione Nazionale del Popolo della Libertà approva quindi le conclusioni politiche del Presidente Silvio Berlusconi e gli conferma il proprio pieno sostegno e la propria profonda gratitudine.

IL DECRETO CHE SALVA IL VOTO

Il decreto varato dal governo è un decreto interpretativo, che non prevede nessuna modifica della legge elettorale, delle procedure elettorali, che non riapre i termini per presentare le liste. scaduti lo scorso 28 febbraio.

Poichè interpretazioni difformi hanno creato situazioni contestate il governo ha dato una interpretazione autentica delle norme vigenti, senza modificarle, per consentire ai giudici del TAR di applicare la legge in modo corretto.

E’ uno strumento a disposizione della magistratura amministrativa. Saranno i TAR e non il governo a decidere se le liste escluse potranno rientare. Il governo si limita a dire quale è l’interpretatzione da dare alle norme vigenti, dato che sono state applicate in modo non corretto.

Ad esempio, nella circolare del ministero esplicativa del ministero dell’interno si dice con chiarezza che il cancelleire non può rifiuttarsi di ricevere le liste nemmeno se le giudica irregolari o se sono presentate fuori termine. A Roma questo non è accaduto.

Far decidere i TAR meglio e bene, sulla base della interpretazione corretta della legge. Per questo è un decreto salva diritto di voto, non salva liste.

Primi Gazebi per le elezioni regionali

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Chi è l'aggressore

Uno del PD.
Istigato da: "Barbapapà", il semianalfabeta e i casinisti di turno.
Vergogna

Si chiama Massimo Tartaglia, ha 42 anni e risiede a Cesano Boscone l'uomo che ha colpito il premier Silvio Berlusconi lanciandogli una statuetta dopo il comizio in piazza Duomo. Il 42enne, in cura da 10 anni per problemi mentali al Policlinico di Milano, bloccato subito dopo l'aggressione al presidente del Consiglio, è stato formalmente arrestato poco prima delle 22 per lesioni pluriaggravate dalla qualifica di pubblico ufficiale della parte offesa e dalla premeditazione.

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BERLUSCONI-TARTAGLIA


Tartaglia aveva in tasca un altro souvenir, un piccolo crocifisso, ma soprattutto una bomboletta di spray urticante al peperoncino. «Non sono io. Io non sono nessuno» avrebbe detto l'uomo subito dopo l'aggressione al premier, mentre le guardie di sicurezza lo portavano via. Tartaglia è stato prima trattenuto dalla folla che gli si è scagliata scontro. Poi è stato sottratto al linciaggio dagli uomini della società che si stava occupando di sicurezza durante il comizio. Agli agenti privati si sono subito sostituiti i poliziotti della Digos.

NESSUN PRECEDENTE PENALE - Tartaglia avrebbe come precedenti, stando a quanto risulta alla polizia, solo il ritiro della patente per motivi di viabilità. Nei confronti del 42enne gli investigatori non hanno alcuna segnalazione che possa farlo ritenere vicino a gruppi organizzati o dell'estremismo. Di fatto, è un completo sconosciuto alla Digos, che sta adesso sentendo l'uomo per capire cosa lo abbia spinto a colpire Berlusconi. L'ipotesi, al momento ritenuta più attendibile, è quella del gesto di uno sconsiderato.
FA IL GRAFICO, LAVORA CON IL PADRE - Secondo le prime informazioni raccolte, Massimo Tartaglia lavora come grafico nella ditta del padre e, secondo quanto si è appreso, conduce una vita sociale normale. È stato lui stesso a dire agli investigatori, che lo sentivano in questura, di essere in cura al Policlinico. Sul web sono comparsi in breve tempo diversi gruppi di fan, che inneggiano al suo gesto e che lo vorrebbero «Santo subito»; una fan addirittura si spinge oltre: «Sposami».
PERQUISITA L'ABITAZIONE - Oltre a sentire l'uomo che ha aggredito il premier, i funzionari della Digos hanno contemporaneamente avviato una perquisizione nell'abitazione di Tartaglia a Cesano Boscone, nell'hinterland milanese. Il padre Alessandro ha poi spiegato che la famiglia vota per il Pd, che il ragazzo «è psicolabile e in cura farmaceutica».
2 - IL PADRE: "IO, MIO FIGLIO, LA MIA FAMIGLIA, ABBIAMO SEMPRE VOTATO PD" Corriere.it
«Io, mio figlio, la mia famiglia, abbiamo sempre votato Pd, in passato ero socialista e votavo per Craxi, ma nessuno di noi ha mai avuto odio per Berlusconi». Così ha detto Alessandro Tartaglia, il padre di Massimo, ai cronisti che gli hanno rivolto alcune domande attraverso il citofono. Massimo Tartaglia vive infatti ancora con i genitori in una elegante palazzina nel centro di Cesano Boscone. Il padre ha accettato di parlare brevemente, dopo che carabinieri e digos hanno terminato la perquisizione in casa.

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MASSIMO TARTAGLIA, IL DEMENTE CHE HA COLPITO BERLUSCONI

«MAI FATTO DEL MALE» - «Massimo è una persona psicolabile, ma non ha mai fatto del male a nessuno - ha mormorato il padre sconvolto -. Anzi lui non ha mai fatto neppure politica attiva, è un volontario del Wwf». Alessandro Tartaglia ha raccontato che il figlio è uscito da casa stamattina verso le 11. «Ciao a tutti - ha salutato i genitori - vado a trovare un'amica non so quando torno».
In casa nessuno ha sospettato nulla. «Se avessi saputo cosa sarebbe accaduto avrei provato a farlo desistere - ha detto il padre -. Penso che questo episodio sia maturato dal clima negativo che sta montando in Italia». «In casa nostra abbiamo sempre commentato quello che succede in politica - ha detto ancora Alessandro Tartaglia - ma nessuno, e tanto meno mio figlio, ha mai mostrato un'esasperazione particolare».


Noi, parliamo al popolo. Loro, parlano al vento

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Quando la sinistra viene scavalcata, surclassata e lasciata indietro grazie ai valori e ai principi di un centrodestra che sa essere più vicino alla gente che ai Palazzi, al popolo piuttosto che alle nomenclature, si grida allo scandalo! E’ bastato un sereno e sobrio richiamo al principio doveroso di perseguire un lavoro stabile e sicuro per tutti rispetto alla sbornia della finanza facile e della mobilità a buon mercato, per cogliere in contropiede quello sconfinato esercito di “farisei” che parlano sempre di Repubblica fondata sul lavoro, a patto di tutelare il loro e non quello degli altri. Ma c’è di peggio: il ministro dell’Economia ha trovato un consesso di banchieri dove svolgere questa riflessione che riprende un suo percorso culturale e che si sposa in pieno con la filosofia enunciata da Silvio Berlusconi a difesa delle famiglie (quelle che ci sono e quelle che si potranno formare) per inventare fantasiose divisioni all’interno della maggioranza e all’interno delle categorie sociali dato il buon esito che il richiamo ha prodotto nel sindacato.
Ancora una volta c’è da una parte il governo e i governanti che parlano al popolo di cui si occupano con argomenti che il popolo capisce e apprezza, e dall’altra i politicanti, con diversi tipi di tessere comprese quelle trasversali degli uomini di finanza, che si riempiono la bocca di parole al vento e di critiche rivolte sempre e solo a chi produce, a chi realizza, cioè a chi fa. E’ la differenza tra chi al lavoro ci crede e chi del lavoro riesce solo a parlare rendendolo sempre più provvisorio e quindi distante dalle possibilità dei più giovani.

SILVIO BERLUSCONI: Lettera aperta agli italiani

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Avrei voluto usare la campagna elettorale per spiegare l’importanza dell’Unione Europea e confrontarmi sul ruolo dell’Italia in Europa. Invece in queste ultime settimane l’opposizione, spalleggiata dai suoi giornali e dai suoi programmi televisivi, ha fatto una campagna basata soltanto su ignobili e scandalosi attacchi personali.
Non credevo davvero si potesse arrivare a tanto.
Mi conforta tuttavia l’affetto di tanti italiani, anche non miei elettori, che hanno capito come questa opposizione senza ideali e senza programmi, abbia tentato la carta della disperazione.
Mentre loro rimestano nel torbido, il mio governo ha continuato a lavorare per dare più sicurezza ai cittadini: dai primi di maggio abbiamo dato il via ai respingimenti delle imbarcazioni degli immigrati clandestini. Lo abbiamo potuto fare grazie allo storico accordo firmato il 31 agosto 2008 con il leader libico Gheddafi.
Questo accordo è uno dei frutti dell’autorevolezza che ci deriva dagli ottimi rapporti internazionali che abbiamo costruito in questi anni e che abbiamo messo a disposizione dell’Europa per risolvere numerose delicate situazioni: il conflitto tra Russia e Georgia, quello tra Israele e i palestinesi, la “crisi del gas” tra Ucraina e Federazione russa, lo sblocco del veto della Turchia alla scelta del nuovo segretario generale della Nato.
Sembrano fatti “lontani” ma sono invece importanti, perché la politica estera è oramai diventata politica “interna”, per le ricadute che essa ha sui destini di tutti gli italiani. Per questo motivo abbiamo dedicato un mare di tempo e di lavoro alla politica estera, in Europa e nel mondo. In questo modo siamo riusciti a difendere gli interessi italiani in Europa: il nostro governo ha rinegoziato con successo il pacchetto clima (che penalizzava fortemente le nostre aziende senza difendere l’ambiente), abbiamo ottenuto il raddoppio (da 200 a 420 milioni) dei fondi a nostra disposizione per importanti opere energetiche, abbiamo sbloccato i fondi europei per i lavori del MOSE, la barriera mobile che difenderà Venezia dal fenomeno ormai ricorrente dell’“acqua alta”.
Non appena si è profilata la crisi finanziaria globale, abbiamo convinto Europa e Stati Uniti ad affrontarla con interventi coordinati, basati su questi punti fermi: non consentire il fallimento di nessuna banca, proteggere i risparmi dei cittadini, garantire le fasce più deboli, sostenere le imprese e i lavoratori. Il nostro Governo ha dato l’esempio a tutta Europa: abbiamo messo al sicuro i conti pubblici con una legge finanziaria valida per la prima volta non per uno ma per tre anni; siamo stati i primi, il 10 ottobre 2008, a garantire che nessuna banca italiana sarebbe fallita e a proteggere i risparmi depositati nelle nostre banche.
Siamo quelli che in Europa hanno stanziato più fondi a favore delle famiglie, dei lavoratori, delle imprese e dell’economia reale, per un totale di 55,8 miliardi di euro: 17,8 miliardi per rimettere in moto le grandi opere bloccate dalla sinistra, 9 miliardi di misure a protezione dei più deboli, 2 miliardi per le imprese dei settori più colpiti, 9 miliardi nel fondo a disposizione della Presidenza del Consiglio per rilanciare le imprese in crisi, 9 miliardi per gli ammortizzatori sociali cosiddetti “in deroga”, perché estesi, per la prima volta, al di fuori della Cassa Integrazione ordinaria e straordinaria, ai lavoratori delle piccole imprese, a quelli interinali, agli apprendisti, ai collaboratori a progetto. Per la ricostruzione dell’Abruzzo, superata la fase dell’emergenza, abbiamo avviato interventi per 8 miliardi di euro e coinvolto l’Europa attraverso il Fondo di solidarietà per le calamità naturali. Abbiamo lanciato ai leader internazionali la proposta di “adottare” un’opera d’arte, un monumento storico, una chiesa da ricostruire com’era e dov’era. Abbiamo deciso di tenere la riunione del G8 a L’Aquila, per avvicinare la capitale dell’economia alla capitale del dolore.
E dalla prossima settimana iniziano i lavori per la realizzazione di abitazioni per 15 mila persone.
Questi sono fatti, non parole.
Forte di questi fatti, anche stavolta mi espongo direttamente al giudizio dei cittadini, impegnandomi come capolista in tutto il Paese, così da rappresentare l’Italia in Europa con una investitura popolare diretta che nessun altro leader europeo potrà vantare.
Per questo motivo sabato 6 e domenica 7 giugno invito gli italiani a votare per il Popolo della Libertà e a scrivere il mio cognome accanto al simbolo. Per metterci in grado di lavorare con maggior forza per il bene di tutti: più forti dell’invidia, più forti della calunnia, più forti dell’odio.

firma-silvio-berlusconi

Europpe 2009 Scrivi: Berlusconi e Ronzulli


Scheda Grigia Scrivi: Berlusconi e Ronzulli
Foto scattate da: Smachetti Alessandro
(Guarda tutte le foto della serata)

Serata allo spazio Antologico a Milano.

Oltre alla Candidata alle elezioni Europee
RONZULLI LICIA
sono intervenuti tutti i "GRANDI" e i Candidati Sindaci del Popolo della Libertà.

Ovviamente il PdL di Lainate non poteva mancare

Come non Poteva Mancare Silvio Berlusconi




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Vincerà al primo turno

PodestaPresidente
"L’entusiasmo che ci circonda e’ tale che dobbiamo essere certi che gli elettori daranno la vittoria a noi, a Guido, gia’ al primo turno elettorale."

Lo ha affermato il presidente Silvio Berlusconi, intervenuto telefonicamente a Milano all’apertura ufficiale della campagna elettorale del nostro candidato alla Provincia Guido Podestà.


"Un anno fa, gli italiani ci hanno dato il compito di governare il paese. In questo anno abbiamo affrontato e risolto molte emergenze che abbiamo avuto in eredita’ dal passato governo e ora con lo stesso spirito stiamo affrontando emergenze ben piu’ gravi come la crisi economica e il terremoto in Abruzzo. Il consenso che gli italiani ci dimostrano e che ora verificheremo con le elezioni europee e amministrative ci dice che siamo andati e stiamo andando nella giusta direzione". Il presidente Berlusconi ha poi ricordato le prioritarie aree di intervento su cui si concentrera’ l’opera della nuova maggioranza alla provincia, il sostegno all’economia, le infrastrutture, la sicurezza: "Sono quelle su cui abbiamo costruito il nostro accordo politico vasto, che comprende anche la Lega Nord fin dal primo turno: la dimostrazione dell’unita’ e dell’accordo che sono premessa ottima per garantire che governeremo bene".

In collegamento telefonico con il Teatro Dal Verme, Silvio Berlusconi ha annunciato l’intenzione del governo di superare le province e si e’ augurato che anche il centrosinistra e l’Udc sostengano la riforma costituzionale per l’istituzione delle citta’ metropolitane, come previsto nei loro programmi a Milano. "Le province sono una dimensione e uno strumento vecchio e abbiamo intenzione di superarle - ha osservato Berlusconi - e in queste grandi aree urbane come quella di Milano intendiamo realizzare la citta’ metropolitana". Affermando che l’istituzione delle citta’ metropolitane e’ inserito anche nei programmi del Pd e dell’Udc in corsa per Palazzo Isimbardi, Berlusconi ha auspicato che anche i loro gruppi parlamentari sostengano questa posizione. "Sono contento che il Pd e l’Udc abbiano inserito questo traguardo nei loro programmi alle provinciali ma questo assomiglia ad un inganno perche’ la riforma non la fara’ il consiglio provinciale ma la deve fare il Parlamento. Sara’ la nostra maggioranza alle Camere casomai che la votera’ e speriamo che (Pd e Udc, ndr) mantengano la parola che hanno messo nei programmi e diano il loro voto in quella occasione".

CONGRESSO PDL: IL DISCORSO CONCLUSIVO DI SILVIO BERLUSCONI

Lainate congresso PDL

Concluso da pochi minuti il Congresso del Pdl, con l’acclamazione per “alzata di delega” di Silvio Berlusconi a Presidente, discorso durato poco più di 60 minuti, e come aveva fatto venerdì, il premier, nel suo intervento di chiusura al congresso romano, ha toccato diversi temi, ed ha esordito dicendo: “Non esagerate, perché l’emozione e la commozione a una certa età possono far male…”.

Nasce ufficialmente al congresso della Fiera di Roma il Popolo della Libertà. I 6mila delegati hanno infatti eletto Silvio Berlusconi presidente del nuovo partito all’unanimità. A far votare il Congresso, a invitare i delegati ad alzare il cartellino e, infine, a proclamare l’elezione di Silvio Berlusconi è stata Giorgia Meloni. In sala hanno poi iniziato a sventolare bandiere tricolore e del Pdl.


Il rilancio: “Costruire ancora un miracolo italiano”
- Berlusconi rilegge ai delegati del congresso del suo partito il testo del suo primo appello, quello della ‘discesa in campo’ del 1994. Lo legge da una carta-pergamena che e’ stata regalata a tutti i partecipanti del congresso. ”Vi regalo - dice Berlusconi - la carta-pergamena del mio primo appello”. E inizia a rileggere sorridendo sul finale mentre scandisce le parole: ”Dobbiamo costruire insieme un nuovo miracolo italiano”.Sul significato del nome del partito “popolo perche’ la sovranita’ appartiene al popolo”, ribadisce il Cavaliere, “liberta’ perche’ e’ il nostro valore di riferimento”. Il premier mette in risalto i valori di riferimento di quello che “altri chiamano il berlusconismo con buona parte di chi vuole denigrarci”. Il presidente del Consiglio sottolinea che “la persona deve venire prima dello Stato” e parla della “difesa della famiglia naturale”.

“Sono un po’ matto davvero” -
”Gianfranco Fini mi ha fatto i complimenti e mi fa piacere il riferimento alla lucida follia. Ha colto nel segno, senza il Pdl non sarebbe mai nato. Grazie davvero”: cosi’ Berlusconi, all’inizio del discorso dal palco del Congresso. ”Grazie per questo attestato. Un po’ matto - dice ancora il Cavaliere - lo sono stato davvero”. Il premier cita poi ancora una volta Erasmo da Rotterdam, sottolineando di condividere il suo pensiero: ”la vera saggezza non scaturisce dal ragionamento, ma dalla lungimirante visionaria follia, che credo mi abbia guidato in questa avventura politica”.

“Porteremo l’Italia fuori dalla crisi”
- ”Portare l’Italia fuori dalla crisi’‘. E’ la ”prima, indefettibile missione” che Silvio Berlusconi indica per il governo. Una crisi, torna a sottolineare, provocata da ”un virus che viene dagli Stati Uniti”. Il presidente del Consiglio rivendica i risultati del governo come ”innegabili successi, frutto della politica del fare”. Ma sottolinea anche come ora si debba ”rivolgere lo sguardo al futuro, stabilire le priorita’ per governo, maggioranza parlamentare e partito”. L’obiettivo e’ quello di realizzare la ”rivoluzione liberale” che deve servire a mettere ”la persona prima dello Stato”.

L’impegno per le donne
- In Italia esiste una ”questione femminile”, che parte dalle differenze di salario rispetto ai colleghi maschi e dalla carenza nella rappresentativita’ e il Pdl ha intenzione di intervenire per trovare una soluzione. ”Il Pdl - ha detto Berlusconi - ha dato un primo segno di rinnovamento alle ultime elezioni con molte donne candidate che hanno anche ruoli importanti, ve ne sarete accorti anche qui al congresso. Esiste una questione salariale, esiste una questione femminile sulla rappresentanza”. ”Noi - ha concluso - abbiamo fatto da subito una legge sulla violenza sulle donne che e’ gia’ stata approvata in un ramo del Parlamento e tra questo e il mio precedente governo abbiamo varato 7 leggi in difesa delle donne, i governi precedenti non ne hanno fatta nemmeno una. Vogliamo fare ancora di piu”’.
“Rivitalizzare la Costituzione” - “Dobbiamo rivitalizzare e arricchire” la nostra legge fondamentale dello Stato, dice Berlusconi. Il presidente del Consiglio prende spunto dalle parole di Gianfranco Fini: “Una delle missioni della nostra maggioranza e’ ammodernare l’architettura istituzionale dello Stato. Ha ragione Fini quando usa la metafora del calabrone e della farfalla. Ora e’ il tempo di passare dal calabrone alla crisalide ed e’ tempo che la crisalide diventi finalmente farfalla. Noi faremo di tutto perche’ la farfalla, che rappresenta la nuova Italia, spicchi il suo volo”.

“La sinistra ferma le riforme…”
- E’ colpa di una ‘’sinistra irresponsabile” se le riforme costituzionali sono rimaste al palo, dice Silvio Berlusconi. Quella sinistra ”che oggi plaude a chi chiede riforme’‘ e che invece, secondo il premier, ”nel 2004-2005 ha impedito con il suo no” di realizzare la riforma costituzionale scritta dal centrodestra e arrivata fino alla seconda lettura dell’esame parlamentare. Una riforma, ricorda Berlusconi, che andava dalla devolution, al rafforzamento dei poteri del governo, alla fine del bicameralismo perfetto, al Senato delle Regioni.

“…ma noi andiamo avanti”
- Se, sulle riforme, ”ci sara’ un atteggiamento di confronto, saro’ il primo a rallegrarmene e a darne atto ai leader della minoranza; ma nel frattempo la nostra maggioranza e il Popolo della Liberta’ non possono sottrarsi al dovere di fare la loro parte, sciogliere questo nodo e offrire agli italiani la soluzione per un governo che governi e un Parlamento che controlli”, ha detto ancora Berlusconi ribadendo l’urgenza di modificare la seconda parte della Costituzione, ‘’senza stravolgerla”.

“Ridurremo le tasse col federalismo”
- ‘‘Il federalismo, quando sara’ a regime, portera’ a una riduzione delle spese inutili. Tutto cio’ che sara’ risparmiato verra’ utilizzato per diminuire le tasse”, ha detto ancora il presidente del Consiglio. Berlusconi ha detto che il federalismo ‘‘non e’ un tributo pagato alla Lega”, ma ”qualcosa su cui abbiamo profondamente creduto”.

“Rafforzare i poteri del premier”
- ”Il Paese ha bisogno di governabilita’, l’esperienza recente ci ha dimostrato” quante responsabilita’ siano in capo al premier al quale vanno attribuiti ”maggiori poteri rispetto a quelli attuali che di fatto sono inesistenti, finti”, ha detto il premier parlando ancora dal palco del congresso del Pdl.

“Mi candido alle Europee”
- Silvio Berlusconi ribadisce che sara’ capolista del Pdl alle prossime europee e sfida Dario Franceschini a fare altrettanto perche’ un vero leader e’ cosi’ che si comporta. “Io non ho esitazioni ad impegnarmi concretamente alle prossime europee. Un leader deve avere il coraggio di farlo. Dicono che e’ una candidatura di bandiera? Ma e’ una bandiera dietro la quale ogni vero leader chiama a raccolta il proprio popolo. Sarebbe bene che anche un leader dell’opposizione, se esistesse un leader, facesse altrettanto“, scandisce il presidente del Consiglio.

La chiusura del Congresso
- Il congresso del Pdl finisce con una ‘foto ricordo’: tutti i big del Pdl sul palco, chiamati da Silvio Berlusconi attorno a se’ come membri dell’ufficio di presidenza. ”Gradirei avere le dame qui vicino”, dice il neo eletto presidente del Pdl, chiamando le ministre Giorgia Meloni, Stefania Prestigiacomo, Mara Carfagna e Mariastella Gelmini. Sul palco sale anche il coro: prima canta l’inno alla gioia, poi l’inno di Mameli, e tutto il gruppo dei big (ministri, governatori, capigruppo) si unisce. Finiti gli inni, parte la canzone ”Meno male che Silvio c’e”’, che chiude la tre-giorni della Fiera di Roma che ha sancito la nascita del Popolo della Libertà.

Diretta Congresso Nazionale

la rivoluzione della liberta

Diretta del 1° Congresso Nazionale del Popolo della Libertà
la diretta avrà inizio venerdì alle 17

Primo Congresso Nazionale del Pdl

1° Congresso del PDL
"Il congresso e’ fissato dal 27 al 29 marzo, abbiamo raggiunto l’accordo, abbiamo definito i particolari con i quali andare al congresso".

Lo ha affermato il coordinatore nazionale di Forza Italia, Denis Verdini, ospite di Maurizio Belpietro a ’Panorama del giorno’, parlando dell’intesa tra Forza Italia e An per dare vita al Popolo della liberta’: "Nell’interesse del Pdl, Alleanza nazionale ha cercato, come abbiamo poi concluso, di stabilire i luoghi di riunione, organismi, fondendo le due grandi tradizioni, quella di Forza Italia e quella di Alleanza nazionale.

Ho letto e ho vissuto le polemiche ma in realta’ erano molto marginali rispetto al progetto.

Nel Pdl ci saranno tre coordinatori dentro una direzione nazionale che naturalmente rappresentano la storia di Forza Italia e la storia di Alleanza nazionale. Mentre noi, come Forza Italia, abbiamo gia’ fatto il consiglio nazionale con la confluenza nel Pdl utilizzando gli strumenti del nostro statuto, altri piccoli partiti come la Dc di Rotondi lo hanno gia’ fatto, altri lo faranno in questo mese.

Alleanza nazionale, seguendo il proprio statuto, fara’ i congressi nel mese di febbraio e poi quello nazionale per decretare ai sensi del loro statuto la confluenza nel Pdl".

Berlusconi: Nel Pdl non ci sarà spazio per le correnti

"Nel nuovo partito dovra’ entrare aria nuova e non ci sara’ spazio per le correnti, per i potentati e per la nomenklatura. Sugli incarichi e i ruoli di responsabilita’, nel Pdl si applichera’ la regola della democrazia, anche se noi abbiamo stabilito che inizialmente e per un periodo limitato le scelte saranno fatte dal vertice". Lo ha affermato il presidente Silvio Berlusconi, intervenendo telefonicamente al convegno di rete Italia a Riva del Garda.

Martedì i funerali privati di mamma Rosa

Rosa Bossi Berlusconi

Berlusconi spariglia

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Berlusconi ha cambiato un'altra volta, da solo, le regole della politica italiana. Lo fece la prima volta creando Forza Italia e vincendo le elezioni del '94. La seconda volta nel '97 quando gettò una corda verso D'Alema, trasformando il maggioritario parziale del matterellum in una forma politica: il bipolarismo. Ha ottenuto nel 2001 una grande maggioranza e un lungo governo, grazie alle divisioni ideologiche della sinistra. Ma si è trovato innanzi all'ostilità di tutti i poteri istituzionali e istituiti: dal presidente della Repubblica ai giudici, dai sindacati alla stampa, dalla Confindustria all'università. E, dopo le elezioni del 2005, ha avuto contro quasi tutte le Regioni, a cui improvidamente il governo Amato aveva dato un diritto di veto su argomenti, dall'energia ai trasporti, prima assicurate alla competenza dello Stato. Ha avuto contro un'insurrezione permanente, dai no global ai no tav. Ha visto la Campania trasformata in una pattumiera a cielo aperto. Ha avuto due alleati, l'Udc di Follini e Alleanza nazionale di Fini, che avevano un solo scopo: liberarsi di lui, spartirsene le vesti. Un uomo solo contro tutti. Le grandi corporazioni erano tutte contro di lui: poi i liberali della cattedra gli hanno imputato il non aver liberalizzato i taxi e le farmacie, cose tutte fatte da Bersani all'unico scopo di potenziare le cooperative rosse.

Un uomo solo. Ma ha avuto con sé una realtà che, nella politica italiana ispirata più a Guicciardini che a Macchiavelli, non conta niente: cioè il popolo. Un popolo che credeva in lui senza altro motivo che la sua stessa fiducia e che per questo andava oltre le potenze che governano l'opinione pubblica. Il sentimento popolare è una cosa diversa dall'opinione pubblica. Berlusconi è un caso storico quasi unico: quello di un leader che ha governato senza un partito, ma solo per la fiducia che coloro che non contavano politicamente niente gli davano: la libertà contro il potere. La campagna elettorale del 2006, fatta da Berlusconi solo, diceva due cose: che la maggioranza era guidata dai comunisti e che voleva aumentare le tasse. Cose terribili, barbariche, dicevano i custodi dell'opinione pubblica: la questione comunista era chiusa e criticare il peso fiscale voleva dire incoraggiare l'evasione delle imposte. Contro di lui era tutta la prima Repubblica: a destra, al centro e a sinistra. E perse per 24.000 voti alla Camera. Se non avesse seguito un incapponito ministro di Alleanza Nazionale, non avrebbe fatto nemmeno la legge sul voto degli italiani all'estero, che poi An volle gestire come cosa propria.

Dopo le elezioni Berlusconi chiese le larghe intese oppure nuove elezioni. La larghe intese furono rifiutate, la maggioranza pensò di aver vinto con il mandato di annullare tutta l'opera di Berlusconi
. Dalla riforma costituzionale a quella della giustizia. E allora egli decise di seguire il sentimento del suo popolo, praticando quello che Fini superbamente ha chiamato come la preferenza della fellowship alla leadership. Ma invece Berlusconi ebbe politicamente ragione: il popolo italiano, anche di sinistra, sentì il governo come un non governo, ma come una cooperativa per la spartizione del potere, quindi come non legittimo perché non governo. L'antipolitica nacque a sinistra contro la sinistra. E la politica tremò. E tremò sul piano più delicato: la sicurezza e l'immigrazione. Giuliano Amato passò dall'espulsione dei rom come massa di invasione all'incriminazione della polizia e all'abbandono di parte di Roma alle tifoserie. Un non governo, un non Stato.

Il popolo non di sinistra, che è restio anche ad andare a votare
, ha riempito i gazebo animato da un «partito di plastica» come Forza Italia: e non erano solo elettori di destra. Berlusconi, legittimato dal suo popolo, spariglia, abbandona il bipolarismo e sceglie la proporzionale tedesca. Lo fa di autorità, svuotando Chiti e Violante di ogni autorevolezza. Berlusconi è il solo in grado di chiudere la partita del bipolarismo. Esce di scena dal bipolarismo ricostruendo la politica; tutti sono obbligati a seguirlo. O per convinzione o per necessità.

Fini e Casini volevano liquidare Berlusconi nelle trattative di commissione, volevano impiccarlo al bipolarismo da essi ormai usato come un'arma per distruggerlo
. Hanno perso la gallina che faceva le uova d'oro. Fini è obbligato a domandarsi se vuole diventare un neogollista o ridiventare postfascista, Casini se vuole fare un partito democristiano con Mastella, Pezzotta, Tabacci e quanti altri: e vedere se il pesce elettore abbocca ancora alla lenza scudocrociata. Bossi non avrà il sistema spagnolo dei piccoli collegi. Che faranno le componenti del governo? Rimarranno bipolari con Prodi o sotto Prodi e i consensi calanti quando sanno che ora è possibile giocare in proprio? Solo per i nanetti dell'Unione non c'è trippa per i gatti. Berlusconi ha operato una grande strategia a cui tutti ora sono contrari: perché tutti la chiedevano e nessuno la prevedeva.

BERLUSCONI: Se cade il governo si vota

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Ti proponiamo l’intervista di Silvio Berlusconi ad Affari Italiani del 3 dicembre 2007...
"Veltroni ha interesse ad affrancarsi dall’abbraccio mortale dell’estrema sinistra. Sicché il suo Pd pareggia il conto con il blocco liberale del nostro Popolo della libertà. In sostanza si vuol procedere entrambi sul modello delle grandi democrazie europee: un bipolarismo vero, libero da veti e ricatti".

Già, ma che cosa vede l’ex premier in fondo al tunnel di questa lunga transizione? Forse che per favorire questo bipolarismo e le riforme necessarie si va verso un governo istituzionale?
"No, assolutamente no", afferma deciso il leader dell’opposizione. "Se c’è la crisi e cade Prodi, che è stato indicato come leader dagli elettori, come si fa a mandare un altro, chiunque altro, al suo posto?", obietta ricorrendo a una domanda retorica. E completa il suo pensiero, definitivamente: "Se cade Prodi la strada maestra è una, una sola: il voto".

C’è chi dice però che la rigidità di questo diniego potrebbe piegarsi davanti a una convergenza bipartisan nei confronti di un candidato che sta nel suo cuore, ma non dispiace a Veltroni: Gianni Letta. E’ così, presidente? E’ vero che lei sarebbe favorevole a Letta premier, come è stato detto? Niente da fare, pollice verso (ma con dolcezza) del Cavaliere all’ipotesi di Letta premier: "Si son dette tante cose al riguardo. E non c’è dubbio che Letta è persona stimata da tutti. Ma non è una persona sola che può risolvere il problema, non è una questione di persone. Ci troviamo di fronte a nodi politici".
Dunque, presidente, che cosa c’è in questa ’liaison dangereuse’ (come molti la bollano) tra lei e Veltroni? "C’è una coincidenza di obiettivi. Entrambi vogliamo un bipolarismo di sostanza. Un forte partito da una parte e un forte partito dall’altra, come tra i popolari e i socialisti di Zapatero in Spagna, i laburisti e i conservatori in Inghilterra, i socialdemocratici e i cristianodemocratici in Germania".

Ma allora, si fa la riforma elettorale e poi si vota? "No, su questo si sono manifestate tesi contrapposte tra me e Veltroni. Noi abbiamo detto prima e ripetuto nel corso dell’incontro con i vertici del Pd: si fa la nuova legge elettorale e poi si va a elezioni anticipate. Ma Veltroni invece vuole, prima di andare al voto, non solo la riforma elettorale, ma anche le riforme istituzionali e dei regolamenti parlamentari".

Dunque, fate le riforme elettorali e istituzionali nel 2008? Vi siete accordati per votare nel 2009? "Su questo non ci siamo accordati".

Berlusconi attacca Ciampi e le "stronzate" di Prodi

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“Da un campione di 3mila persone intervistate durante la manifestazione del 2 dicembre a Roma, emerge che almeno 5 milioni di italiani sono pronti a tornare a Roma per chiedere di ritornare alle urne e mandare a casa l’attuale governo”.

Il Cavaliere sfodera un altro dei suoi sondaggi alla “scuola di politica” della fondazione Europa Civiltà, organizzata alla Fiera di Milano dal presidente della regione Lombardia, Roberto Formigoni. Durante l’appuntamento, Silvio Berlusconi ha sferrato una serie di attacchi. Nel mirino anche l’ex presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. Infatti, nel parlare della legge elettorale “è una buona legge”, ha detto che Ciampi, in quanto “uomo della sinistra”, con il suo intervento allora “determinò un premio di maggioranza al Senato a livello regionale”. Per il leader di Forza Italia, la legge in vigore si potrebbe “correggere mettendo il premio di maggioranza nazionale al Senato e uno sbarramento, se non del 5% almeno del 4%”. E, alludendo all’ex ministro leghista Roberto Calderoli, si è detto dispiaciuto che l’attuale legge fu definita da questi “una porcata”.
Berlusconi ha poi lamentato il fatto che, durante la scorsa campagna elettorale, è stato costretto ad andare in Tv per rispondere alle “stronzate di Prodi”, invece di avere la possibilità di esporre ciò che il suo governo aveva fatto in cinque anni di mandato. “Volevo andare in tv a rendicontare sul nostro operato, ma mi hanno limitato a rispondere, solo per due minuti, alle domande dei giornalisti e a replicare alle stronzate di Prodi”, ha detto il cavaliere, che rivolgendosi ai giovani in platea: “Vedo che apprezzate il mio linguaggio rozzo ma efficace!”. Altra critica alla politica del No che per Berlusconi viene agevolata dal governo nonostante sia caratteristica di una minoranza di italiani: “Lo Stato ha abdicato all’uso legale della forza. Trecento persone alla stazione Tiburtina bloccano un intero Paese, un manipolo di persone dice no alla Tav, in questo Paese ci possono essere delle minoranze che bloccano opere pubbliche e servizi. Lo Stato non li contrasta, abdica all’uso legale della forza, perché al Governo c’è una sinistra che vede queste manifestazioni come esercizio di democrazia”. Il discorso si è poi spostato sul partito unico del centrodestra. “Il partito unico, - ha detto il leader di Fi – resta l’obiettivo da perseguire. Anche se al momento non sembra essere vicino a diventare realtà e non rientra tra le intenzioni degli attuali eletti, so che è nel cuore di molti elettori”. Berlusconi ha ricordato come dentro la Casa delle Libertà si sia sentita “la necessità di fare un passo avanti e si sia iniziato a parlare di una federazione delle libertà sulla quale all’inizio sembrava fossero tutti d’accordo, Udc compreso. Poi dopo le elezioni, è saltato tutto per aria ma, ripeto, il partito unico rimane un obiettivo da perseguire”. Anche per, secondo l’ex premier, Udc e Lega a parte, l’idea del partito unico trova il consenso di Alleanza Nazionale: “Fini si è espresso anche di recente in modo molto positivo sulla cosa e la sua fondazione partecipa ad uno studio per una ipotesi di statuto del partito unico delle libertà. Si tratta di una ispirazione che nasce dal basso, non di una fusione a freddo tra i vertici di due partiti con la finzione delle primarie su un leader già deciso”. Infine, i Circoli della Libertà, guidati da Michela Brambilla, che per l’ex premier “possono essere avanguardia del partito delle libertà, visto anche che la Brambilla è un caterpillar”.

Berlusconi: Sto Bene.

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"Sto bene spero di potere essere ancora utile al mio Paese, sono convinto di poter assolvere alle mie responsabilità nei confronti degli italiani…è stata necessaria un po’ di manutenzione, un tagliando…sento di poter lavorare come prima".


Lo ha affermato il Presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, in un’intervista telefonica rilasciata al Tg5. Berlusconi poi si è soffermato sulla situazione e le prospettive politiche. Ha sottolineato che "alla ripresa ci aspetta una stagione politica di grandi battaglie liberali in Parlamento, tra la gente per contrastare la politica economica, e non soltanto, di questo governo dettata, imposta dalle ideologie dell’estrema sinistra…inizieremo dalla difesa della famiglia…mi piace proprio dirlo alla vigilia del Natale per salvare la nostra tradizione, la Costituzione italiana ma anche i valori cristiani a base della nostra civiltà…occorre dare il nostro contributo per lo scontro in atto tra la nostra cultura occidentale della libertà e dell’amore contro l’ideologia dell’invidia sociale e dell’odio…vorrei dedicarmi ancora di più ad aiutare chi ha bisogno, a difendere i più deboli". Ha poi sottolineato che "il partito unico dei moderati, il partito unico della libertà è già nato con i due milioni di piazza S. Giovanni, uniti, stretti insieme da un comune sentire, da comuni preoccupazioni, da comuni valori e anche da un comune entusiasmo".

Il Presidente ha inoltre spiegato che "le manifestazioni di affetto, incoraggiamento, di partecipazione mi hanno molto colpito, mi hanno commosso…i centralini sono stati intasati da migliaia di messaggi…voglio ringraziare i responsabili delle istituzioni ad iniziare dal Capo dello Stato, le persone ma anche gli esponenti della sinistra da cui sono arrivati auguri con accenti di sincerità molto, molto apprezzata. Per il leader della Casa delle Libertà, evidentemente "ha pagato il fatto che io non ho mai insultato nessuno pur essendo stato per anni sottoposto ad attacchi di ogni genere e a tante accuse che poi si sono rivelate infondate…speriamo che tutto questo valga come una premessa per un confronto sereno, dialettico, per chi si considera un avversario politico e non un nemico".

Tutti a Roma con Silvio!

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Se volete scendere in piazza per manifestare contro il Governo delle Falsità.

Forza Italia Sezione di Lainate sta organizzando pulman/treni ad un costo indicativo di Euro15,00.

PROGRAMMA DELLA MANIFESTAZIONE:

Prima del comizio finale in Piazza San Giovanni, faremo due cortei che attraverseranno la città di Roma.

Il PRIMO CORTEO partirà da Piazza della Repubblica con ritrovo a partire dalle ore 13.00.
Il corteo si muoverà verso Piazza San Giovanni a partire dalle ore 15.00

Il SECONDO CORTEO partirà dal Circo Massimo con ritrovo a partire dalle ore 13.00.
Il corteo si muoverà verso Piazza San Giovanni a partire dalle ore 15.00

Per maggiori informazioni sulla manifestazione
cliccate qui.

Prodi sotto il 30%

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Nel corso della presentazione del libro di Gabriele Albertini, Silvio Berlusconi ha rivelato i dati dell’ultimo sondaggio elaborato da Euromedia, "l’unico istituto che non appartiene al cartello dei sondaggisti di sinistra".

I dati dicono che che Forza Italia è tornata al 29,4% come nel 2001, con la Casa delle Libertà al 54,4% e un gradimento del 53,4% per Silvio Berlusconi.

Il centrosinistra è al 45%, l’apprezzamento per Romano Prodi è sceso al 33,4% e per la prima volta nella storia in Italia il gradimento del governo è sceso sotto il 30 per cento: è oggi al 28,7.

Silvio Berlusconi: Verso il partito della libertà

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"Credo che dare all’Italia un grande partito dei moderati e dei riformisti sia un’impresa storica. Se ci riusciremo avremo lasciato un segno nella storia politica e non soltanto politica del nostro Paese". Con queste parole, pronunciate di fronte all’Assemblea costituente del partito unitario della Casa delle Libertà, Silvio Berlusconi ha sancito l’importanza dell’obiettivo che le forze del centrodestra, dopo cinque anni di esperienza di governo, si sono date per la prossima stagione politica. Quale sarà, dunque, l’identità di questo nuovo partito? Innanzitutto, non sarà né di destra né di sinistra, né esprimerà un moderatismo senza coraggio riformista. Sarà, invece, un partito postideologico, democratico, popolare, federale; un partito che cerca le soluzioni per accrescere il grado di civiltà del nostro Paese.
La nascita del nuovo partito, infatti, non sarà semplicemente il risultato di un accordo di vertice tra i leader della maggioranza, bensì il frutto di un nuovo e ampio processo di aggregazione che, riportando tutti i moderati sotto il tetto di una Casa comune, stimoli una rinnovata e più forte partecipazione dei cittadini che hanno a cuore le sorti dell’Italia. Perché ciò sia possibile, occorre non solo rinsaldare l’unità di convinzioni, di valori, di ideali tra le forze che hanno guidato il Paese in questo difficile inzio di secolo, ma soprattutto coinvolgere chi, pur condividendo le stesse convinzioni, gli stessi valori e gli stessi ideali, non ha ancora operato una chiara scelta di campo. Difesa e rilancio dell’Occidente, riforma dello Stato, economia sociale di mercato sono i tre pilastri su cui costruire una nuova formazione politica che superi in una sintesi originale le attuali appartenenze e raccolga le indicazioni sempre più precise degli elettori.

Silvio Berlusconi
Verso il partito della libertà. L’identità, i valori, il progetto.

Mondadori 2006
Euro 15,00

Fiducia ogni 17 Giorni, Prodi getti la spugna

Fiducia
"Quattro fiducie in 70 giorni e altre due in arrivo contro 46 fiducie di Berlusconi in 5 anni". Lo ha affermato il vice responsabile Enti locali e membro del direttivo del gruppo di Forza Italia alla Camera, Osvaldo Napoli, che ha sottolineato: "Prodi trova sexy una maggioranza risicata. Immagino che trovera’ hard-core una fiducia ogni 17 giorni, primato che si prepara a battere con altri due voti di fiducia in arrivo. Il presidente del Consiglio tira diritto, ignora il richiamo del presidente del Senato e fa spallucce all’esortazione del Capo dello Stato a trovare maggioranze ampie sulle missioni all’estero". "Prodi ha scelto di sfidare Napolitano e di ignorare Marini -rincara- Gli resta la copertura, imbarazzante sul piano politico e superflua su quello istituzionale, del presidente della Camera Fausto Bertinotti. Prodi assomiglia sempre di piu’ al generale Jacques de Chabanne, signore di La Palisse del quale cantavano i soldati "un quarto d’ora prima della morte era ancora in vita". Nell’interesse del Paese voglio sperare che qualcuno tiri per la giacca Romano Prodi per farlo tornare nella realta’. Se non ci riesce, almeno getti la spugna sul ring per sospendere un incontro dall’esito gia’ segnato."

Berlusconi:Votare Sì contro Prodi e i comunisti

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"Una delle ragioni fondamentali per votare si’ al referendum costituzionale e’ quella di dire no a questo governo. Un si’, dunque, contro l’Italia del no, l’Italia di Prodi e degli 11 ministri comunisti al governo che hanno come unico obiettivo la distruzione di tutte le riforme e del lavoro che abbiamo fatto noi in questi 5 anni".


Lo ha affermato  il leader della Cdl, Silvio Berlusconi, che in una intervista al Tg5 ha illustrato i motivi per votare si’ al referendum. "Intanto per il contributo di questo ammodernamento della costituzione, che finalmente da’ una responsabilita’ esclusiva per le strutture sanitarie e scolastiche alle regioni in modo che i cittadini sapranno con chi possono prendersela se le cose non funzionano". In secondo luogo, ha sottolineato Silvio Berlusconi, "e’ prevista la competenza esclusiva dello stato su materie importanti come le grandi opere, le infrastrutture, la produzione di energia". Materie, ha osservato, "sulle quali oggi le regioni hanno un potere di veto che puo’ portare addirittura a dei black out". Inoltre, ha spiegato, "c’e’ un risparmio, visto che uno stato federale costa meno di uno centralizzato". Infine, ha aggiunto, ci sono "la riduzione del numero dei parlamentari" e la possibilita’ di dare ai cittadini la possibilita’ di essere tali "al 100%" attraverso l’ammodernamento della costituzione che e’ un "contratto che lega i cittadini fra loro e li rende Stato". Berlusconi ha infine auspicato che tutti gli elettori vadano a votare. "A ogni cittadino italiano e soprattutto ai moderati dico che il loro voto e’ importante perche’ non essendoci un quorum non e’ necessario raggiungere il 50% affinche’ il risultato sia efficace; basta che i si’ superino i no e quindi anche per questo motivo credo che tutti debbano sentirsi in dovere di andare a votare".

Se invece dovessero vincere i ’no’ al referendum costituzionale, sarebbe la "pietra tombale dell’ammodernamento dello Stato" e in ogni caso "non ci sono le condizioni per un dialogo con questa sinistra che ha occupato tutte le istituzioni".

Alla domanda se sulle riforme vi siano le condizioni per poter dialogare con il centrosinistra dopo il voto, il leader della Cdl ha risposto: "Credo di no, perche’ questa sinistra a parole offre il dialogo, mentre nei fatti occupa tutte le posizioni di potere. Ha occupato tutte e cinque le piu’ importanti istituzioni dello stato, ha dalla sua la grande stampa, gran parte della magistratura. Inoltre - ha aggiunto - non si comporta in maniera ragionevole neppure invitando i cittadini a votare contro questa riforma. Usando soltanto degli slogan che non hanno nessun fondamento nella realta"’. "Quindi se questa riforma dovesse essere bocciata credo che potremmo mettere una pietra tombale sull’ammodernamento della nostra Costituzione, dell’architettura istituzionale e quindi sul buon funzionamento dello stato per il futuro".

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Berlusconi: Rinnoveremo la classe dirigente

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"Dobbiamo guardare al futuro, abbiamo intenzione di introdurre un rinnovamento di tutta la classe dirigente di Forza Italia".

Lo ha affermato Silvio Berlusconi, durante una conferenza stampa a palazzo Chigi, spiegando che l’idea e’ quella di formare una squadra di ’ministri juniores’ composta da giovani esponenti di Forza Italia per fare opposizione al governo Prodi. "Abbiamo in mente di formare un ’governo azzurro juniores’ - ha sottolineato Berlusconi - abbiamo gia’ individuato i nostri parlamentari che si interesseranno delle singole materie, che saranno i primi firmatari delle nostre proposte di legge e che saranno gli oppositori dei ministri del governo in carica". Alla domanda se sara’ una sorta di ’governo ombra’, Berlusconi ha risposto: "No, non mi piace definirlo cosi’, l’intenzione e’ costruire una classe dirigente per il futuro, sara’ una palestra per i protagonisti della politica del futuro".

Intervista di Berlusconi a Panorama

Con l’elezione al Quirinale di Giorgio Napolitano, la sinistra ha terminato l’occupazione di tutte le cariche istituzionali. Votando scheda bianca, Silvio Berlusconi e la Casa delle Libertà hanno rifiutato di subire l’imposizione di un candidato di una sola parte, interpretando così la volontà dei nostri elettori. A riguardo leggi l’intervista (http://www.forzaitalia.it/notizie/arc_8409.htm) del nostro leader a Panorama, nella quale Berlusconi spiega come il suo presunto conflitto d’interessi è ormai diventato l’unica isola di democrazia nel nostro Paese.
Adesso la nostra voglia di rivincita è volta a sconfiggere la sinistra alle elezioni amministrative del 28 e 29 maggio e al referendum costituzionale del 25 e 26 giugno; come puoi vedere navigando nel sito, abbiamo dedicato a questi due cruciali appuntamenti speciali sezioni, che verranno incrementate nei prossimi giorni.
 
Ieri l’Istat ha dato l’ennesima smentita alla bufala sul declino economico italiano, propagata dal circo politico-mediatico guidato dalla sinistra. Sul tema ti consiglio la lettura di "La fine degli zerovirgola" (http://www.forzaitalia.it/notizie/arc_8410.htm) pubblicato sul Foglio del 12 maggio 2006. 
 
Buon fine settimana,
 
on. A.P.