Elezioni Regionali 28 e 29 Marzo -
Roberto Formigoni
28/02/10 14:22 Archiviato
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Elezioni Regionali
2010
Sono
lombardo e come voi amo immensamente la Lombardia dove - fin da
ragazzo e grazie a forti legami di amicizia - ho avuto la
possibilità di realizzare la mia personale vocazione: un impegno
umano e civile straordinario che mi ha portato fino alla
politica.
NEL
SEGNO DELL'AMICIZIA
Sono nato nel 1947, primo di tre fratelli, in una casa di due piani
nel centro di Lecco, già dimora dell'onorevole Vittorio Calvetti,
storico deputato della Democrazia cristiana, e dell'onorevole Guido
Alborghetti del Partito repubblicano italiano: qui trovò sede anche
la sezione lecchese del Partito socialdemocratico e, sempre qui,
nacque Giulio Boscagli, futuro sindaco della città. Come vedete le
premonizioni della politica abbondavano fin d’allora.
A Lecco ho respirato l'impegno sociale e politico, immergendomi
pienamente nella vita della comunità del mio paese e vivendo le
grandi battaglie degli anni Settanta. L'incontro con don Luigi
Giussani e l'esperienza di Gioventù studentesca prima e di
Comunione e Liberazione poi hanno rappresentato il terreno fertile
su cui è germogliata la mia passione per la politica.
Ricordo ancora le giornate trascorse in via Ariosto a Milano con
tanti amici tra cui Angelo Scola, ora patriarca di Venezia, Sante
Bagnoli, fondatore della casa editrice Jaca Book, Pier Alberto
Bertazzi, medico e professore, e un allora giovanissimo Giancarlo
Cesana, oggi docente universitario. Dalla condivisione di quelle
esperienze esaltanti ho tratto la forza per il mio impegno in
quegli anni così affascinanti e tormentati: allora, nelle scuole e
all'università, io e molti amici dovevamo combattere ogni giorno
per affermare il diritto di tutti e di ciascuno a parlare e a
difendere le esperienze di vita e di lavoro generate da una vera
amicizia.
IL MIO SESSANTOTTO
Per questo, per me, resta indimenticabile l'esperienza come
direttore del
Crocevia, giornale
studentesco del liceo Manzoni di Lecco: fu uno spazio di confronto
dove poter liberamente esprimere idee e opinioni, anche in
contrasto con il comune sentire dell'epoca.
Sono sempre stato un anticonformista: il percorso aureo di un
ragazzo lecchese degli anni Settanta prevedeva di diventare
ingegnere, commercialista o medico.
Io sono andato contro le regole iscrivendomi alla facoltà di
Filosofia dell'Università Cattolica di Milano, dove mi sono
laureato l’11 novembre 1971 (erano circa le ore 13) con 110 e lode
e bacio accademico. Cosa mi attraeva allora? Organizzare
cooperative di lavoro per aiutare e favorire le relazioni nel
lavoro e la cultura.
QUANDO
LE PASSIONI SI TRASFORMANO IN POLITICA
Il mio approdo in politica è stato il modo più naturale di
continuare a coltivare queste passioni, nella consapevolezza di
potermi rendere maggiormente utile assumendo pubblicamente la
difesa delle cose che io, e tanti altri come me, avevamo costruito
attraverso le cooperative e i centri culturali.
Era necessario, anche in campo politico, realizzare un progetto che
aiutasse queste opere a vivere e desse voce alle persone che
credevano in tale percorso. Questo era il progetto politico del
Movimento popolare di cui sono stato fondatore e presidente fino al
1987 e che ha dato vita a straordinarie iniziative la cui più nota
è certamente il Meeting per l’amicizia fra i popoli a Rimini che
nel 2010 giungerà alla trentunesima edizione: difendere la libertà
di tutti, credenti e non credenti. Difendere la creatività sociale
di tutte queste persone. Il mio concetto di politica è ancora
difendere la società e rispondere concretamente alle sue
domande.
ROCK,
MILAN E LETTERATURA: GLI AMORI DI UNA VITA
Gli anni Sessanta e Settanta sono stati non solo anni di grande
impegno politico, ma anche di grande musica rock dai Beatles ai
Rolling Stones fino ai Jefferson Airplane, senza dimenticare il
grande Lucio Battisti: l’ascolto della musica era - e lo è ancora
(nel mio ipod, oggi, ho anche Mina, Elisa, Beethoven, Mozart, i Red
Hot Chili Peppers e gli AC/DC) - una delle mie passioni
insieme al Milan, alla scherma (mio maestro il plurimedagliato
Dario Mangiarotti), al basket, alla corsa e ai grandi nomi della
letteratura mondiale da Pavese a Kerouac a Péguy.
Ma non ho mai dimenticato neanche il primo amore, quello per il
giornalismo: la comunicazione è, a mio avviso, fondamentale in ogni
ambito. Non a caso è stata per me una grande gioia quando, nel
dicembre 2004, sono stato insignito della laurea honoris causa in
Scienza e tecnica della comunicazione dalla Libera Università di
Lingue e Comunicazione.
DALL'EUROPA
A ROMA CON LA LOMBARDIA NEL CUORE
Sono stato eletto al Parlamento europeo nel
1984. L'Italia aveva vinto il Mondiale di calcio due anni prima, ma
non riuscì a qualificarsi agli Europei. Nel 1989 - rieletto al
Parlamento europeo di cui sono stato vice-presidente - ho visto
cambiare l'Europa e i confini che la dividevano dal proprio futuro.
Conosco da vicino anche le stanze dei bottoni di Roma, dopo essere
stato eletto per la prima volta al Parlamento italiano nel giugno
del 1987, rieletto nel 1992 e nel 1994. Altra musica - quella degli
anni Novanta - con l'avvento di quella che è stata definita la
seconda Repubblica: proprio negli anni in cui i Queen registravano
i loro ultimi due album e il cd mandava in soffitta le
cassette.
Nel 1993-94, mi sono occupato da vicino di questioni ambientali,
come sottosegretario al ministero dell'Ambiente. Un'esperienza
molto interessante in un settore che, all'inizio degli anni
Novanta, non aveva ancora conosciuto il clamore mediatico di oggi.
Da allora ho imparato che la responsabilità ambientale è dettata
anche dalla capacità di far crescere nelle giovani generazioni una
sensibilità su questi temi e che milioni di piccoli gesti virtuosi
fatti nelle nostre case, negli uffici o per le strade, possono
davvero migliorare le prospettive nostre e del mondo in cui
viviamo.
Sia al Parlamento europeo che alla commissione Esteri del
Parlamento italiano, ho maturato un'ampia esperienza anche in campo
internazionale, con particolare attenzione agli interventi
umanitari. Nel 1990, alla vigilia della guerra, ho portato a casa
dall'Iraq 250 cittadini italiani ostaggi di Saddam Hussein, quasi
tutti artigiani brianzoli e tecnici lombardi dell’Eni: i loro volti
li ho ancora stampati nella mente e non potrò mai
dimenticarli.
IN CIMA AL PIRELLONE, UN ATTO DI FEDELTÀ ALLA MIA
REGIONE
Nel 1995 è iniziata la mia avventura come presidente di Regione
Lombardia. Sono stato rieletto nel 2000 con il sostegno del 62,5
per cento dei votanti. Tra i significativi risultati della VI e
della VII legislatura ci sono stati il varo di un'avanzata e
articolata politica ambientale, con il Libro azzurro della mobilità
e dell'ambiente, il piano socio-sanitario, l'innovativa legge sui
servizi di pubblica utilità e la realizzazione del polo esterno
della Fiera di Milano, uno dei più grandi al mondo.
Ho voluto inoltre promuovere il sistema socio-economico lombardo in
campo internazionale, attraverso progetti come il Club delle
Regioni, e missioni istituzionali di altissimo livello che toccano
tutti e cinque i continenti, come quella in Cina insieme ai Quattro
Motori per l'Europa, quella in Sud Africa e quella in Australia.
Mostro ancora con orgoglio le mie foto con Tony Blair, Josè Aznar,
Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, Lech Walesa, Michail Gorbaciov,
Nelson Mandela, Kofi Annan e Arnold Schwarznegger.
La guida della più importante Regione italiana, che realizza un
quarto del Pil del Paese e attrae il 50 per cento degli
investimenti esteri, è stata anche l'occasione per sperimentare
modelli di sviluppo che, in molti casi, si sono poi diffusi a
livello nazionale: per questo rappresenta una straordinaria
occasione di innovazione e di dialogo con le forze più vitali del
Paese.
Un percorso che è proseguito anche dopo il 2005, quando sono stato
riconfermato presidente: in quel momento ho rinnovato il mio
impegno a portare a termine i progetti intrapresi nel cammino di
modernizzazione, a dare forma stabile alla sussidiarietà, a
sostenere la competitività e a mantenere fermo il timone del
federalismo.
DALL'IMPEGNO
PRESENTE AL FUTURO
Per l'VIII legislatura (2005-2010) ho posto come priorità
strategiche il consolidamento di una governance fondata sulla
sussidiarietà e il rilancio dell'attrattività della Lombardia. È
nata così l'esperienza del comitato strategico per la
competitività, che raccoglie i protagonisti dello sviluppo
industriale e tecnologico italiano tra cui Mario Monti, Alessandro
Profumo, Corrado Passera, Marco Tronchetti Provera e Santo Versace.
Insieme a loro, viene messo a punto il manifesto per la
competitività: un progetto organico e integrato di interventi che
ha generato iniziative di rilievo quali un'innovativa legge per la
competitività; è nato anche un accordo di programma con il sistema
camerale per creare sinergie di progetti e risorse, in particolare
su ricerca, innovazione e internazionalizzazione.
Grazie anche alla riforma del quadro normativo riguardante
istruzione, formazione e mercato del lavoro, e al deciso impulso
dato all'adeguamento infrastrutturale, è stato creato un contesto
favorevole al pieno protagonismo e alla crescita delle persone e di
tutto il sistema Lombardia. Per questo, quando nel 2006 sono stato
eletto al Senato, ho valutato insieme agli stessi cittadini, agli
amici e ai miei collaboratori che fosse più importante rimanere
presidente della Regione per continuare - da questa posizione - a
lavorare al servizio dei lombardi. È quello che continuo a fare
tutti giorni, dal 1995.
Con più passione di prima, con una convinzione e un entusiasmo
crescenti.
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