
La
Direzione Nazionale del Popolo della Libertà sottolinea la vittoria
del Centrodestra nelle recenti elezioni regionali e amministrative,
con un risultato storico: oggi 40 milioni di italiani sono
governati a livello regionale dal Centrodestra, contro i 18 milioni
amministrati dal centrosinistra.
Il Centrodestra si è confermato maggioranza nel Paese in modo
inequivocabile e il Popolo della Libertà si è riaffermato come la
prima grande forza politica nazionale: questo è vero al Nord dove
il Popolo della Libertà ha agito in alleanza ma anche in
competizione positiva con la Lega; ed è vero nel Centro-sud, dove
ha dimostrato di possedere un forte radicamento territoriale.
Tutto ciò rende paradossali alcuni aspetti della polemica interna
sviluppatasi in questi giorni: tensioni all’interno delle grandi
forze politiche possono manifestarsi, ma è incomprensibile che
vengano provocate all’indomani di una grande vittoria, dopo due
anni di successi in tutte le consultazioni elettorali e dopo due
anni di grandi risultati dell’azione di governo certificati dal
costante consenso dei cittadini, unico caso in Europa, durante un
periodo di grave crisi economica in contro tendenza rispetto alla
sfiducia che ha colpito tutti gli altri governi.
Anche il confronto che si è svolto durante i lavori della Direzione
ha rivelato come certe polemiche pubbliche fossero pretestuose e
comunque non commisurate ad un dibattito responsabile e
costruttivo.
Nei prossimi tre anni il governo, la maggioranza e il Popolo della
Libertà completeranno la realizzazione del programma che ci impegna
principalmente
1. a ridurre e a razionalizzare la spesa pubblica,
2. a realizzare una riforma del sistema fiscale con l’obiettivo di
ridurre le tasse, compatibilmente con i vincoli di bilancio,
3. a sostenere le famiglie, il lavoro, le imprese,
4. a proseguire nella riforma e nella digitalizzazione della
Pubblica amministrazione,
5. a realizzare un Piano per il Sud,
6. ad ammodernare e potenziare il sistema delle grandi
infrastrutture,
7. a realizzare una riforma organica del sistema giudiziario,
8. a realizzare le riforme istituzionali, ivi compresa la modifica
dei regolamenti parlamentari,
9. a proseguire nella lotta alla criminalità organizzata che ha già
prodotto risultati mai raggiunti nella storia della
Repubblica.
Siamo convinti che una forte ed autorevole leadership, quale quella
assicurata dal Presidente Berlusconi, garantirà il raggiungimento
di tutti questi obiettivi. La leadership forte è ormai un tratto
caratteristico dei moderni sistemi politici e gli italiani certo
non rimpiangono le leadership deboli e i governi instabili del
passato. Del resto i risultati elettorali ne sono una conferma e la
stabilità rafforza altresì il prestigio internazionale
dell’Italia.
Una leadership forte non significa affatto rinunciare al dibattito
libero e democratico che è anzi previsto dallo Statuto ed è
testimoniato sia dalle innumerevoli iniziative politiche e
culturali, dal grado di libertà che connota il dibattito interno
nelle sedi delegate e nelle riunioni dei gruppi parlamentari, sia
dall’esistenza di fondazioni, riviste, centri di riflessione e di
elaborazione. Tutte le scelte politiche, anche quelle che hanno
riguardato le candidature per le elezioni regionali e l’alleanza
con altre formazioni politiche, sono state compiute dall’Ufficio di
Presidenza attraverso un dibattito dei suoi trentasette componenti
aperto e libero.
In un grande partito democratico si deve poter discutere di tutto,
ma a due condizioni: che non si contraddica il programma elettorale
votato dagli elettori e che, una volta assunta una decisione negli
organi deputati, tutti si adeguino al risultato del voto.
Il Popolo della Libertà non può contravvenire ai principi di quella
democrazia degli elettori che ha fortemente voluto e che impone che
il patto stipulato con i cittadini al momento del voto sul
programma sia vincolante. Rispetto a quel patto non sono possibili
deroghe: come è stato ribadito anche a piazza San Giovanni lo
scorso 20 marzo dal Popolo della Libertà.
Così come non sono possibili deroghe rispetto alla nostra Carta dei
Valori che è la stessa della grande famiglia del Partito Popolare
Europeo e che enuncia i nostri valori fondamentali che sono: la
dignità della persona, la libertà e la responsabilità,
l’eguaglianza, la giustizia, la legalità, la solidarietà e la
sussidiarietà.
I temi che non rientrano nel programma elettorale e di governo
possono essere invece oggetto di dibattito e di discussione
nell’ambito degli organismi statutari. Non vi è nulla di negativo
se in quella sede emergono opinioni diverse. Purché sia chiaro a
tutti che il principio della democraticità del dibattito non
esonera dalla responsabilità di assumere decisioni finali. E che
una volta che tali decisioni siano state assunte, all’unanimità o a
maggioranza, esse acquistano carattere vincolante per chiunque
faccia parte del PdL, sia che le abbia condivise, sia che si sia
espresso in dissenso.
In tal senso questa Direzione Nazionale dà mandato al Presidente e
ai Coordinatori di assumere ogni iniziativa utile ad assicurare la
realizzazione del programma e delle decisioni assunte dagli organi
statutari, stabilendo il rispetto delle decisioni votate
democraticamente.
Quando gli italiani che amano la libertà, che vogliono restare
liberi, che non si riconoscono nella sinistra, si riunirono sotto
un solo simbolo e una sola bandiera, scelsero che su quel simbolo e
su quella bandiera ci fosse scritto “Popolo della Libertà” e non
“Partito della libertà”.
Il riferimento al “popolo” deve quindi essere un principio costante
dell’azione politica del Popolo della Libertà che deve sempre più
radicarsi sul territorio e incardinarsi nella storia d’Italia. Non
siamo un vecchio partito. Non vogliamo dividere ma unire. Siamo al
servizio del popolo italiano e del suo bene comune. Le ambizioni
dei singoli non possono prevalere sull’obiettivo di servire il
popolo italiano.
Del pari le “correnti” o “componenti” negano la natura stessa del
Popolo della Libertà ponendosi in contraddizione con il suo
programma stipulato con gli elettori e con chi è stato dagli stessi
elettori designato a realizzarlo attraverso il governo della
Repubblica.
La Direzione Nazionale del Popolo della Libertà approva quindi le
conclusioni politiche del Presidente Silvio Berlusconi e gli
conferma il proprio pieno sostegno e la propria profonda
gratitudine.

Alla
sinistra italiana resta solo la lotta ad personam e «se si
preoccupa di rimettere in piedi una coalizione contro una persona
fallirà ancora una volta». Il ministro dell’Economia, Giulio
Tremonti, in un’intervista al Messaggero spiega che "dal ’94 il
contrasto a Berlusconi si è incentrato su un doppio anti:
anti-Berlusconi e anti-berlusconismo". Da un lato un’opposizione di
tipo personale, «rivolta verso una figura politica moderna» e
dall’altro un’opposizione ad un modello politico "che la sinistra
rappresentava in termini sistematicamente negativi. Il punto
politico fondamentale - dice Tremonti - è che nel pensiero politico
prima di Forza Italia e poi del Pdl si è registrata una maturazione
profonda derivata dalla analisi del mutamento della realta".
Secondo Tremonti il governo Berlusconi ha fatto "una politica
opposta alle aspettative caricaturali della sinistra. Avendo avuto
la fortuna di aver previsto in anticipo la crisi, la priorità è
andata alla conservazione dello Stato sociale". Tremonti fa
un’analisi più allargata e sottolinea come in Europa «non trovi più
la sinistra» e «dove è al governo, è in crisi» e conclude: "Se il
futuro della sinistra italiana si concentra sull’assemblaggio di
una coalizione per battere Berlusconi nel 2013 e non sulla
costruzione di idee autonome alla dialettica contra personam è una
via che porta ad una nuova, anzi, alla stessa sconfitta".
"Riforma fiscale, serve prudenza e consenso». «Una riforma fiscale
è una cosa complessa e servono insieme alla determinazione politica
e all’ottimismo sempre necessario anche una grande prudenza e un
grande consenso»: lo dice il ministro dell’Economia, Giulio
Tremonti che, in un’intervista al Messaggero tocca anche il nodo
della riforma fiscale, «per la quale non possiamo fare errori
perché bisogna tener conto di vincoli come il debito pubblico e di
passaggi delicati come l’arrivo del federalismo fiscale".
"Una riforma fiscale non è una manovra elettorale - dice il
ministro - non è neppure una manovra finanziaria, è qualcosa di
enormemente più complesso. E’ una sfida che Silvio Berlusconi ha
lanciato già nel ’94. Il discorso che abbiamo fatto col premier è
che noi abbiamo un sistema fiscale che è stato disegnato negli anni
60, messo in legge negli anni 70 e poi per 40 anni infinitamente
rattoppato. E’ diventato un labirinto. Abbiamo una infinita
quantità di regimi fiscali che non corrispondono alla facoltà di
comprensione della mente umana. Il fisco italiano riflette più la
realtà dell’Italia. Con Berlusconi siamo convinti che non si può
entrare nel nuovo secolo con gli strumenti di cinquant’anni fa".
Tremonti non nasconde le difficoltà . "Tuttavia - aggiunge -
abbiamo una serie di vincoli, a partire dal debito pubblico.
Sappiamo che non possiamo fare errori, e dobbiamo tra l’altro
combinare la riforma fiscale con il federalismo fiscale. E’ un
meccanismo ad alta complessità".
Bonaiuti: riforma sì, ma non taglio delle tasse. «Lo diciamo da
anni. Sappiamo che il reddito fisso è il piu tassato. Però per fare
questo occorrono i tempi giusti e i momenti giusti, ma non
immaginate che la riforma sia il taglio»: lo ha detto Paolo
Bonaiuti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio,
intervenendo a Rainews24, a proposito della riforma del fisco. "Il
fisco attuale risale al 1971, a una legge delega del 1971 -
aggiunge Bonaiuti - E’ un fisco elaborato alla fine degli anni 60 e
teneva conto del mercato comune europeo e non dell’Unione europea,
quando c’erano le grandi aziende come la Fiat o la Olivetti che
sostenevano città come Torino o Ivrea e non c’erano i sei-sette
milioni di piccole e medie imprese che costituiscono il tessuto
italiano; quando non c’erano i cellulari o Internet.
E’ chiaro che bisogna arrivare a una riforma, ma non si può
immaginare che si faccia in un momento. La notizia è che intendiamo
riformare il fisco - dice Bonaiuti riferendosi alla telefonata
fatta ieri da Berlusconi agli europarlamentari del Pdl - Esce
un’agenzia che parla di taglio delle tasse, la correggiamo e inizia
il solito balletto. Una delle tante riforme è quella fiscale. Per
fare le riforme ci rivolgiamo, in un clima costruttivo di dialogo,
alla sinistra riformista. Ieri, ho detto che se c’è, Bersani batta
un colpo. Ancora una risposta non la abbiamo avuta. Sulle riforme
abbiamo lanciato un invito al dialogo, ma finora non c’è stata
risposta".
Si chiama
Massimo Tartaglia, ha 42 anni e risiede a Cesano Boscone l'uomo che
ha colpito il premier Silvio Berlusconi lanciandogli una statuetta
dopo il comizio in piazza Duomo. Il 42enne, in cura da 10 anni per
problemi mentali al Policlinico di Milano, bloccato subito dopo
l'aggressione al presidente del Consiglio, è stato formalmente
arrestato poco prima delle 22 per lesioni pluriaggravate dalla
qualifica di pubblico ufficiale della parte offesa e dalla
premeditazione.

BERLUSCONI-TARTAGLIA
Tartaglia aveva
in tasca un altro souvenir, un piccolo crocifisso, ma soprattutto
una bomboletta di spray urticante al peperoncino. «Non sono io. Io
non sono nessuno» avrebbe detto l'uomo subito dopo l'aggressione al
premier, mentre le guardie di sicurezza lo portavano via. Tartaglia
è stato prima trattenuto dalla folla che gli si è scagliata
scontro. Poi è stato sottratto al linciaggio dagli uomini della
società che si stava occupando di sicurezza durante il comizio.
Agli agenti privati si sono subito sostituiti i poliziotti della
Digos.
NESSUN
PRECEDENTE PENALE - Tartaglia avrebbe come precedenti, stando a
quanto risulta alla polizia, solo il ritiro della patente per
motivi di viabilità. Nei confronti del 42enne gli investigatori non
hanno alcuna segnalazione che possa farlo ritenere vicino a gruppi
organizzati o dell'estremismo. Di fatto, è un completo sconosciuto
alla Digos, che sta adesso sentendo l'uomo per capire cosa lo abbia
spinto a colpire Berlusconi. L'ipotesi, al momento ritenuta più
attendibile, è quella del gesto di uno
sconsiderato.
FA IL GRAFICO,
LAVORA CON IL PADRE - Secondo le prime informazioni raccolte,
Massimo Tartaglia lavora come grafico nella ditta del padre e,
secondo quanto si è appreso, conduce una vita sociale normale. È
stato lui stesso a dire agli investigatori, che lo sentivano in
questura, di essere in cura al Policlinico. Sul web sono comparsi
in breve tempo diversi gruppi di fan, che inneggiano al suo gesto e
che lo vorrebbero «Santo subito»; una fan addirittura si spinge
oltre: «Sposami».
PERQUISITA
L'ABITAZIONE - Oltre a sentire l'uomo che ha aggredito il premier,
i funzionari della Digos hanno contemporaneamente avviato una
perquisizione nell'abitazione di Tartaglia a Cesano Boscone,
nell'hinterland milanese. Il padre Alessandro ha poi spiegato che
la famiglia vota per il Pd, che il ragazzo «è psicolabile e in cura
farmaceutica».
2
- IL PADRE: "IO, MIO FIGLIO, LA MIA FAMIGLIA, ABBIAMO SEMPRE VOTATO
PD" Corriere.it
«Io, mio figlio, la mia famiglia, abbiamo sempre votato Pd, in
passato ero socialista e votavo per Craxi, ma nessuno di noi ha mai
avuto odio per Berlusconi». Così ha detto Alessandro Tartaglia, il
padre di Massimo, ai cronisti che gli hanno rivolto alcune domande
attraverso il citofono. Massimo Tartaglia vive infatti ancora con i
genitori in una elegante palazzina nel centro di Cesano Boscone. Il
padre ha accettato di parlare brevemente, dopo che carabinieri e
digos hanno terminato la perquisizione in casa.

MASSIMO TARTAGLIA, IL DEMENTE CHE HA COLPITO
BERLUSCONI
«MAI FATTO DEL
MALE» - «Massimo è una persona psicolabile, ma non ha mai fatto del
male a nessuno - ha mormorato il padre sconvolto -. Anzi lui non ha
mai fatto neppure politica attiva, è un volontario del Wwf».
Alessandro Tartaglia ha raccontato che il figlio è uscito da casa
stamattina verso le 11. «Ciao a tutti - ha salutato i genitori -
vado a trovare un'amica non so quando torno».
In casa nessuno
ha sospettato nulla. «Se avessi saputo cosa sarebbe accaduto avrei
provato a farlo desistere - ha detto il padre -. Penso che questo
episodio sia maturato dal clima negativo che sta montando in
Italia». «In casa nostra abbiamo sempre commentato quello che
succede in politica - ha detto ancora Alessandro Tartaglia - ma
nessuno, e tanto meno mio figlio, ha mai mostrato un'esasperazione
particolare».



Foto Scattate da
Smachetti Giovanni
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"Il governo italiano sta
esercitando una leadership straordinaria di cui gli siamo grati”.
Lo ha detto oggi il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, al
termine dell’incontro al Quirinale.
Questo è il miglior viatico per l’inizio del G8, rinforzato dalla
promessa di Obama: "Contribuiremo alla ricostruzione dell’Abruzzo”
in particolar modo della università de L’Aquila, e anche attraverso
le borse di studio.".
Il presidente americano ha anche messo l’accento sulla cooperazione
tra Italia e Stati Uniti "in posti come l’Afghanistan, dove
lavoriamo fianco a fianco”, aggiungendo che "non si tratta di una
collaborazione militare quanto quella fra due Popoli”.
La Casa Bianca ha inoltre definito oggi "falsa” la notizia che gli
Stati Uniti avrebbero fatto telefonate agli sherpa del G8 per
preparare l’agenda del vertice per sopperire a presunte
inadeguatezze italiane. "Non è assolutamente vero - ha detto Mike
Froman, il funzionario della Casa Bianca che è anche lo sherpa Usa
al G8 -. Abbiamo fatto una conferenza telefonica per preparare il
G20 di Pittsburgh a settembre. Ma questo non ha niente a che fare
col G8”.
Oltre alla Casa Bianca, anche Il governo tedesco promuove
l’organizzazione del vertice del G8 da parte dell’Italia. "Non ci
sono dubbi sul fatto che l’Italia abbia organizzato il vertice in
modo molto scrupoloso e organizzato ovviamente anche per quanto
riguarda la scelta del luogo". Lo ha detto il vice portavoce del
governo federale, Thomas Steg: "Sul piano dei contenuti non abbiamo
critiche da muovere all’organizzazione. La nostra impressione è che
l’Italia abbia organizzato il vertice in modo molto accorto", ha
concluso Steg.

Avrei voluto usare la
campagna elettorale per spiegare l’importanza dell’Unione Europea e
confrontarmi sul ruolo dell’Italia in Europa. Invece in queste
ultime settimane l’opposizione, spalleggiata dai suoi giornali e
dai suoi programmi televisivi, ha fatto una campagna basata
soltanto su ignobili e scandalosi attacchi personali.
Non credevo davvero si potesse arrivare a tanto.
Mi conforta tuttavia l’affetto di tanti italiani, anche non miei
elettori, che hanno capito come questa opposizione senza ideali e
senza programmi, abbia tentato la carta della disperazione.
Mentre loro rimestano nel torbido, il mio governo ha continuato a
lavorare per dare più sicurezza ai cittadini: dai primi di maggio
abbiamo dato il via ai respingimenti delle imbarcazioni degli
immigrati clandestini. Lo abbiamo potuto fare grazie allo storico
accordo firmato il 31 agosto 2008 con il leader libico
Gheddafi.
Questo accordo è uno dei frutti dell’autorevolezza che ci deriva
dagli ottimi rapporti internazionali che abbiamo costruito in
questi anni e che abbiamo messo a disposizione dell’Europa per
risolvere numerose delicate situazioni: il conflitto tra Russia e
Georgia, quello tra Israele e i palestinesi, la “crisi del gas” tra
Ucraina e Federazione russa, lo sblocco del veto della Turchia alla
scelta del nuovo segretario generale della Nato.
Sembrano fatti “lontani” ma sono invece importanti, perché la
politica estera è oramai diventata politica “interna”, per le
ricadute che essa ha sui destini di tutti gli italiani. Per questo
motivo abbiamo dedicato un mare di tempo e di lavoro alla politica
estera, in Europa e nel mondo. In questo modo siamo riusciti a
difendere gli interessi italiani in Europa: il nostro governo ha
rinegoziato con successo il pacchetto clima (che penalizzava
fortemente le nostre aziende senza difendere l’ambiente), abbiamo
ottenuto il raddoppio (da 200 a 420 milioni) dei fondi a nostra
disposizione per importanti opere energetiche, abbiamo sbloccato i
fondi europei per i lavori del MOSE, la barriera mobile che
difenderà Venezia dal fenomeno ormai ricorrente dell’“acqua
alta”.
Non appena si è profilata la crisi finanziaria globale, abbiamo
convinto Europa e Stati Uniti ad affrontarla con interventi
coordinati, basati su questi punti fermi: non consentire il
fallimento di nessuna banca, proteggere i risparmi dei cittadini,
garantire le fasce più deboli, sostenere le imprese e i lavoratori.
Il nostro Governo ha dato l’esempio a tutta Europa: abbiamo messo
al sicuro i conti pubblici con una legge finanziaria valida per la
prima volta non per uno ma per tre anni; siamo stati i primi, il 10
ottobre 2008, a garantire che nessuna banca italiana sarebbe
fallita e a proteggere i risparmi depositati nelle nostre
banche.
Siamo quelli che in Europa hanno stanziato più fondi a favore delle
famiglie, dei lavoratori, delle imprese e dell’economia reale, per
un totale di 55,8 miliardi di euro: 17,8 miliardi per rimettere in
moto le grandi opere bloccate dalla sinistra, 9 miliardi di misure
a protezione dei più deboli, 2 miliardi per le imprese dei settori
più colpiti, 9 miliardi nel fondo a disposizione della Presidenza
del Consiglio per rilanciare le imprese in crisi, 9 miliardi per
gli ammortizzatori sociali cosiddetti “in deroga”, perché estesi,
per la prima volta, al di fuori della Cassa Integrazione ordinaria
e straordinaria, ai lavoratori delle piccole imprese, a quelli
interinali, agli apprendisti, ai collaboratori a progetto. Per la
ricostruzione dell’Abruzzo, superata la fase dell’emergenza,
abbiamo avviato interventi per 8 miliardi di euro e coinvolto
l’Europa attraverso il Fondo di solidarietà per le calamità
naturali. Abbiamo lanciato ai leader internazionali la proposta di
“adottare” un’opera d’arte, un monumento storico, una chiesa da
ricostruire com’era e dov’era. Abbiamo deciso di tenere la riunione
del G8 a L’Aquila, per avvicinare la capitale dell’economia alla
capitale del dolore.
E dalla prossima settimana iniziano i lavori per la realizzazione
di abitazioni per 15 mila persone.
Questi sono fatti, non parole.
Forte di questi fatti, anche stavolta mi espongo direttamente al
giudizio dei cittadini, impegnandomi come capolista in tutto il
Paese, così da rappresentare l’Italia in Europa con una investitura
popolare diretta che nessun altro leader europeo potrà
vantare.
Per questo motivo sabato 6 e domenica 7 giugno invito gli italiani
a votare per il Popolo della Libertà e a scrivere il mio cognome
accanto al simbolo. Per metterci in grado di lavorare con maggior
forza per il bene di tutti: più forti dell’invidia, più forti della
calunnia, più forti dell’odio.
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"Il governo non
intende costruire baraccopoli ne’ tendopoli, ma dare un alloggio a
tutti, grazie anche alla disponibilita’ delle associazioni
alberghiere e alla generosita’ degli italiani che hanno messo a
disposizione le proprie case. Quindi prima del freddo dell’autunno
chiuderemo tutte le tendopoli".
Lo ha affermato il presidente Berlusconi che, in visita a Poggio
Picenze, ha ribadito l’impegno suo e di tutto il governo di
permettere alla popolazione terremotata d’Abruzzo di abbandonate le
tendopoli prima che torni il freddo dell’autunno. "Chi vuole
ricostruire la propria casa dov’era o in un altro luogo avra’ il
sostegno dello Stato. Le speculazioni non sono possibili perche’
queste case le dobbiamo fare in sei mesi. Ci sara’ un bando, niente
speculazioni e niente mafia. Ci saranno controlli rigidissimi
contro le speculazioni e la mafia. Faremo case tecnologicamente
avanzate, appartamenti da 50 metri a 102-104 super sicure perche’
saranno costruite su una piastra che separa il tutto dal terreno e
percio’ anche se arriva qualsiasi tipo di scossa non accade nulla.
Saranno anche piacevoli dal punto di vista estetico".
Il presidente del Consiglio ha sottolineato che sull’una tantum sui
redditi alti per contribuire alla ricostruzione in Abruzzo non e’
stata presa nessuna decisione: "Questa tassa qualcuno l’ha evocata
tra le ipotesi. Io assolutamente ho detto che non c’e’ stata
nessuna decisione".

C’è anche un assegno
per gli sfollati fra le misure approvate dal governo a sostegno
delle popolazioni colpite dal sisma. La misura è contenuta in
un’ordinanza della Protezione civile discussa dal consiglio dei
ministri. In virtù del decreto sullo stato di calamità, infatti, la
Protezione civile è autorizzata a adottare misure (anche di spesa),
che sono garantite dal ministero dell’Economia.
L’assegno per gli sfollati (che può salire del 67% in caso di
handicap) andrà a tutte le persone costrette ad abbandonare la casa
per il sisma, ed ospitate nelle tendopoli o negli alberghi della
costa abruzzese. L’ammontare dell’assegno sarà intorno ai 400 euro
al mese.
Queste sono le
altre misure predisposte dal consiglio dei ministri di
oggi:
Bollette. Viene sospeso il pagamento delle utenze
domestiche. I residenti nei comuni colpiti dal sisma non pagheranno
per diversi mesi le bollette di luce e
gas.
Mutui.
Viene prevista la sospensione dei versamenti dei ratei di mutuo per
le persone colpite dal sisma. Con un successivo decreto, il governo
stabilirà le modalità d’interazione con le
banche.
Straordinari.
Viene aumentato il monte-ore
straordinari delle forze dell’ordine e forze armate coinvolte
nell’emergenza-terremoto. Viene forfetizzato un aumento legato allo
straordinario sforzo sostenuto dai soccorritori.
Agricoltura. Viene previsto dall’ordinanza un contributo di
4.000 euro per i coltivatori e gli allevatori che hanno subito
danni nelle proprie aziende.
Farmacie. Il governo rimuove tutti i vincoli di legge
previsti per i farmacisti. Potranno vendere i farmaci senza
prescrizione medica.
Ammortizzatori.
Viene allungato di ulteriori sei mesi
il periodo massimo di cassa integrazione per i lavoratori della
provincia dell’Aquila. In più forme di ammortizzatori sociali sono
previste per i lavoratori autonomi (bar, artigiani, piccole
botteghe), nella forma di un assegno mensile di 800 euro.
Contributi. Tutti i datori di lavoro delle aree colpite dal
sisma, sono esentati dal pagamento dei contributi ai diversi
enti.
Tasse. L’agenzia delle entrate ha avviato la
sospensione del pagamento delle imposte sia delle persone fisiche
sia delle imprese residenti nelle aree colpite dal sisma.
Inoltre il governo ha
stanziato altri 70 milioni di euro (che porta a 100 quelli
immediatamente disponibili) per le spese relative a questi primi
giorni di emergenza.

"Le pene saranno
molto, molto severe, per chi si renderà colpevole del reato di
sciacallaggio”.
Lo ha affermato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che
nel corso di una conferenza stampa a L’Aquila ha annunciato un suo
nuovo progetto: "Dividere in cento le zone da ricostruire e
affidarne la responsabilita’ ognuna a una provincia italiana".
Cento cantieri avviati dopo l’indizione di gare di
appalto.
Berlusconi ha ribadito l’intenzione di costruire "new town" a
cominciare dai luoghi interessati dal sisma, parallelamente alla
riedificazione dei beni artistici e culturali, come le Chiese.
"Pensiamo a costruzioni piccole, ma dotate di tutti i comfort,
moderne, con zone verdi, parchi, per nulla somiglianti a ghetti
emarginati dal resto del paese". Il nostro premier ha assicurato,
quindi, che il ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini, ha
reperito risorse per la ricostruzione immediata della casa dello
studente e delle altre strutture scolastiche: "Sono 16 milioni, un
segno di speranza per la ricostruzione".
Berlusconi ha mostrato diverse foto scattate da elicotteri o aerei
delle zone colpite dal terremoto che sono monitorate dall’alto in
modo da avere un’idea piu’ chiara di dove andare a intervenire con
piu’ rapidita’. "I tecnici - ha osservato il premier - sono gia’ a
lavoro. All’inizio abbiamo pensato a circa 1000 vittime. Adesso
siamo a 260 morti accertati, di cui 16 bambini. Le zone sono state
organizzate in centri operativi, cinque, a cui ne verra’ presto
aggiunto un altro. Sono 2962 tende installate che hanno accolto
17772 persone. Siamo a posto per quanto riguarda le attrezzature,
brande coperte e torri faro. Ci sono in totale 31 tendopoli, e
abbiamo installato gia’ 24 cucine da campo e 14 ambulatori".
Berlusconi e’ poi ritornato a parlare degli aiuti: "Sono commosso
dall’onda di solidarieta’ e dal lavoro dei soccorritori, ma devo
dire che non c’e’ bisogno di mandare vestiti, scarpe e generi
alimentari. È meglio che siano inviati fondi, anche ricavati dalla
vendita di quel materiale, da destinare su un conto corrente
nazionale". Inoltre il presidente del
Consiglio ha parlato dei detenuti trasferiti dalle
carceri della zona in altre strutture: "Sono 140 i detenuti
trasferiti a Spoleto, Pescara e Rebibbia a Roma, perche’ dicevano,
giustamente, di sentirsi ’topi in gabbia’ all’interno degli edifici
allocati nelle zone colpite dal sisma. 81 di questi sono in regime
speciale di 41 bis, uno e’ detenuto per terrorismo".
Rispondendo alle domande dei giornalisti, il nostro premier ha
spiegato che non e’ "fuori luogo" quello che ha detto ieri alle
popolazioni sfollate in merito al trasferimento negli alberghi
della costa: "Abbiamo invitato e continuiamo a invitare le persone
a usufruire degli alloggi alberghieri, ne abbiamo gia’ 17 mila a
disposizione e 10 mila posti sono stati riempiti. Poiche’ ci sono
17 mila persone nei campi, 7 mila possono andare subito nelle
prossime ore negli alberghi e abbiamo la possibilita’ di reperirne
altri".

"Saro’ qui ogni
giorno e mi mettero’ a disposizione per quello che serve. Fa parte
della mia attivita’ ed e’ il mio dovere". Lo ha affermato il presidente
Silvio Berlusconi nel corso di una conferenza stampa in cui ha
spiegato la situazione in Abruzzo dopo il terremoto. Il pericolo
delle scosse telluriche non e’ ancora passato, tuttavia il nostro
premier ha rivolto agli abruzzesi l’invito "di non rientrare nelle
proprie case, rassicurandoli sul fatto che “i nuovi palazzi saranno
costruiti con il sistema anti sismico”.
Berlusconi ha poi fatto un bilancio della situazione: 150 persone
estratte vive dalle macerie, gli interventi per cercare eventuali
superstiti dureranno ancora 48 ore perche’ nulla deve essere
lasciato intentato. Le vittime complessivamente, fino ad oggi, sono
state 207, 190 identificate e 17 ancora da identificare. I dispersi
sono 15, 1.000 i feriti, e fra questi 100 sono in condizioni
difficili; 179 feriti sono stati trasportati in ospedali abruzzesi.
Complessivamente nella zona dell’Aquilano colpita dal terremoto
lavorano piu’ di 7mila soccorritori. Sono presenti sul luogo con
ambulanze, cucine, tende, 12 regioni.
Il nostro presidente ha lodato tutti i soccorritori perche’ c’e’
stata una "gara tempestiva di solidarieta’ grazie alla quale sono
state installate 20 tendopoli e 16 cucine da campo, piu’ di 2mila
le tende gia’ preparate per 4.500 persone. Altre 2mila tende
saranno allestite in caso di pioggia in siti in via di definizione.
Tutti i volontari lavorano ininterrottamente da tre giorni e per
questo siamo ammirati e grati". Poi il Presidente del Consiglio ha
voluto smentire alcuni titoli di stampa stranieri che hanno parlato
di alberghi requisiti per ospitare gli sfollati: "Nessun albergo e’
stato requisito le stanze occupate sono state offerte a prezzi
naturalmente scontati grazie al grande spirito di solidarieta’
manifestato da tutti gli abruzzesi".
Il presidente del Consiglio ha inoltre fatto gli auguri al nuovo
prefetto de L’Aquila Gabrielli, nella speranza che possa presto
integrarsi nelle operazioni di ricostruzione. Quindi il premier ha
parlato dai beni culturali colpiti dal terremoto ed ha annunciato
un inventario ed un piano d’intervento specifico per i beni
culturali. "Il bilancio di queste ore dopo il terremoto - ha
spiegato Berlusconi - e’ assolutamente positivo. Domani iniziera’
l’inventario dei danni alle case colpite dal terremoto e 1.500
tecnici valuteranno le condizioni in cui si trovano le abitazioni
colpite dal terremoto".
Berlusconi ha raccontato di quante e quali siano state le offerte
del mondo internazionale che e’ stato molto vicino all’Italia nel
dolore del terremoto. Offerte che il Governo ha rifiutato perche’
non c’e’ stato bisogno di aiuti particolari. "Siamo un popolo
fiero, un Paese capace e non abbiamo bisogno di aiuti per questo
tipo di emergenza". Accettiamo invece, come il premier ha spiegato
allo speaker della Camera degli Stati Uniti, Nancy Pelosi,
eventuali raccolte di fondi per la costruzione di edifici.
Nel corso della conferenza stampa, Silvio Berlusconi ha anche
parlato del Presidente degli Stati Uniti Obama, sottolineando come
i rapporti con la nuova amministrazione Usa siano ottimi. "Obama mi
ha manifestato la sua grande stima. D’altra parte le proposte che
io gli ho fatto sono state tutte accettate, prima fra tutte
l’incontro con la Russia che c’e’ stato recentemente". Il
Presidente del Consiglio ha annunciato inoltre di estendere la
Cassa Integrazione anche a quei lavoratori autonomi, commercianti e
artigiani che hanno perso il lavoro a causa del terremoto. "La
linea del Governo e’ quella dell’economia sociale dello Stato, vale
a dire che i cittadini non devono sentirsi emarginati, nella
malattia o nelle calamita’. Lo Stato, dunque, e’ vicino ai
cittadini che sono in difficolta’ sia per la crisi economica che
per il terremoto, insomma, people first, vale a dire prima i
cittadini.
Infine Berlusconi e’ tornato a parlare della sua idea di costruire
nuove citta’ nelle vicinanze dei capoluoghi di provincia E non ha
nascosto che la prima “new town” gli piacerebbe fosse costruita a
ridosso de L’Aquila. Per quanto riguarda la ricostruzione l’Italia
potra’ contare su un cospicuo fondo dell’Unione Europea e quelli
che mancano li mettera’ il Governo stesso ma, ha garantito, i tempi
della ricostruzione "saranno rapidi e certi". A chi gli ha fatto
notare che forse era meglio mettere in sicurezza gli edifici
piuttosto che costruire il ponte sullo Stretto di Messina,
Berlusconi ha risposto che "per l’Italia il ponte sullo Stretto e’
un’opera prioritaria che dara’ ai siciliani lo status di cittadini
italiani".

"I soldi per la
ricostruzione gia' ci sono. Ho convocato un Consiglio dei ministri
ad hoc". Lo ha
affermato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi nel corso
della conferenza stampa alla scuola della Guardia di finanza
dell'Aquila parlando del sisma che la scorsa notte ha devastato
gran parte del territorio del capoluogo di
regione.
Con Berlusconi c'erano i ministri Roberto Maroni e Altero Matteoli,
il capo della protezione civile Bertolaso, il presidente della
Regione Abruzzo Gianni Chiodi, il sindaco dell'Aquila, Massimo
Cialente, e la presidente della Provincia Stefania Pezzopane.
Berlusconi ha spiegato che si sta operando tra le macerie con mezzi
non meccanici, facendo ricorso anche a telecamere a infrarossi per
accertare la presenza di superstiti. "Ne abbiamo salvati gia'
molti", ha spiegato il presidente, "ma c'e' ancora molto da
lavorare. "Ho fatto un giro con l'elicottero sulla zona colpita dal
terremoto ed effettivamente si vedono molte macerie ma di edifici
vecchi o molto vecchi. Anche qui dove ci troviamo ora sono caduti
dei calcinacci ma se le strutture sono ben fatte il terremoto ha
potuto provocare solo lesioni non particolarmente
importanti".
Berlusconi ha spiegato che l'epicentro del sisma ha avuto una
profondita' tra i 10-15 chilometri, tenendo a precisare che "c'e'
stata una concertazione immediata tra tutte le istituzioni e gli
enti interessati. La parola d'ordine e' garantire i soccorsi,
salvare chi e' sotto le macerie, non c'e' nessuno che sara'
lasciato solo". Berlusconi ha poi annunciato che stanno arrivando
all'Aquila diverse migliaia di persone con colonne mobili
costituite praticamente da tutti i Corpi. "Abbiamo un numero di
soccorritori assolutamente adeguato" e ha aggiunto di "aver
ricevuto la solidarieta' dei presidenti degli Usa e della
Russia".
Il nostro presidente ha poi rivolto un invito ai cittadini a non
entrare nelle case lesionate ma di recarsi, nei punti di raccolta
istituiti presso la caserma Rossi, lo stadio Fattori, piazza
d'Armi, e i campi sportivi di Centi Colella e Acquasanta, cose
ribadite subito dopo da Bertolaso, il quale ha ricordato che
Palazzo Chigi ha deciso immediatamente lo stato di emergenza.
Berlusconi infine ha tenuto a precisare che "il terremoto e' un
evento che purtroppo non possiamo prevedere, non c'e' nessuno che
possa dire che ci saranno o meno altre scosse. Questo ce lo hanno
ulteriormente confermato tutti i maggiori esperti della rete
sismica italiana interpellati. Ora e' tempo di reagire".
Nel suo intervento Bertolaso ha ricordato come proprio all'Aquila
si sia riunita nei giorni scorsi la Commissione grandi rischi.
"C'erano tutti esperti di chiara fama che hanno stabilito che dopo
la scossa di fine marzo del quarto grado della Scala Richter non
era assolutamente prevedibile ipotizzare o meno altre scosse.
L'unica cosa che si poteva fare era quella di organizzare il
sistema, e noi lo abbiamo fatto. La nostra missione fondamentale e'
di quella di intervenire tra le macerie con la massima
delicatezza".
