Il Popolo della Libertà di Lainate
Responsabile Sito: Smachetti Alessandro

Ma, i giudici di Spatuzza, erano comunisti?!..

Dal Web

L'ULTIMA FREGATURA DI GIAN-MENEFREGO: IL LODO ALFANO PER VIA COSTITUZIONALE - FINI SA BENISSIMO CHE PER FARE UNA LEGGE CHE CAMBI LA COSTITUZIONE OCCORRONO DUE ANNI, TEMPO PIÙ CHE SUFFICIENTE PER BERLUSCONI DI FINIRE CONDANNATO - E BASTA UNA CONDANNA DI PRIMO GRADO PER PERDERE IL DIRITTO A RICOPRIRE UNA CARICA PUBBLICA - OVVIAMENTE FINI È CONTRO IL VOTO ANTICIPATO CHE LO SPAZZEREBBE VIA DALLA PRESIDENZA DELLA CAMERA E DAL PDL...

Il Giornale.it

38323_tn

BERLUSCONI FINI BOSSI

36297_tn

GIANFRANCO FINI ELISABETTA TULIANI

"Fare un nuovo congresso del Pdl francamente mi sembra una non soluzione". Terna sui temi delle polemiche degli ultimi giorni, il presidente della Camera Gianfranco Fini a 'In mezz'orà e dice che nel Pdl si respira un "clima parossistico" e che comunque lui sta vivendo "con molta serenità" e di ritenersi "tranquillissimo" perché "con la coscienza a posto". "Se qualcuno pensa che il problema del Pdl o dell'attuale compagine di governo sia il ruolo del presidente della Camera mi pare un po' autoconsolatorio. Un partito del 35-40% ha il dovere di guardare al di là del contingente. Dare fastidio se chiedo ciò non toglie niente alla mia serenita".
"Non voglio la leadership" "No se io avessi voluto esercitare una leadership personale mi sarei tenuto stretto un partito al 13%. Io invece credo nel Pdl. Credo in questo progetto". riponde poi a Lucia Annunziata. "Questa settimana di protagonismo tv, come lei l'ha definita - prosegue - è per presentare il libro. Era dunque previsto da tempo. Non mi sarei poi immaginato che coincidesse con questi momenti della politica. Non sono uno che prevede il futuro". Un conto poi è affermare che "serva, ad esempio, una correzione di rotta", avverte Fini, altro conto è dire che "mi metto di traverso". "Non c'é nessuna intenzione di minare il consenso del centro destra" conclude.

38752_tn

BERLUSCONI-FINI-ABBRACCIO DA LIBERO

"Nessun complotto" "La situazione attuale va superata, perché non è che io voglia fare un nuovo partito o archiviare il Pdl o abbia in testa un complotto: chi lo pensa non ha capito niente", ha aggiunto, spiegando che "molte volte sinistra e destra sono solo delle etichette messe per pigrizia su dei contenitori sempre più vuoti che rappresentano il presente ma non sono il futuro". Dunque, Fini invita a "superare la situazione attuale", per "smontare le etichette fasulle del passato". E invita a "riflettere chi da destra dice che Fini è diventato di sinistra".

36422_tn

FORATTINI PER PANORAMA - IL LUPO DI GUBBIO. FINI BERLUSCONI

"Poi - aggiunge - quando si parla di complotto e si parla del capo dello Stato o del Presidente della Repubblica siamo al delirio". "Berlusconi - prosegue Fini - ha il diritto di governare e il dovere di rispettare il potere giudiziario". Fini poi spiega che il Lodo che autorizzava le alte cariche dello Stato a venire processate alla fine del proprio mandato "non credo fosse un motivo di scandalo". Il presidente della Camera afferma più volte che in questo periodo c'é stato un vero e proprio cortocircuito anche tra la politica e il potere giudiziario. "Ma comunque - conclude - tanto più qualcuno grida al complotto tanto più qualcuno pensa di abbattere Berlusconi per via giudiziaria".

35326_tn

GIANFRANCO FINI E LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO

E sul Lodo... "Quando ho letto la motivazione della sentenza della Consulta ho visto che questa ha motivato in modo difforme da quando bocciò il Lodo Schifani. Io ho il massimo rispetto per tutti, quindi anche per il Pd. Mi auguro che in quel partito discutano e non boccino l'ipotesi con una rottura con cui andare sulle barricate".
"Il Parlamento è garante. Io credo che se c'é la volontà di risolvere il cortocircuito attuale senza garantire a Berlusconi l'impunità, nessuno può pensare di abbatterlo per via giudiziaria", ha concluso Fini. Il lodo Alfano per via costituzionale può benissimo essere portato avanti dal Parlamento insieme al ddl per i processi brevi. "L'una cosa non esclude l'altra".
Secondo Fini il provvedimento che fissa in sei anni la durata dei processi "non deve destare scandalo" dal momento che l'Unione Europea ha condannato più volte l'Italia per i suoi ritardi. Alla domanda su come sia stato possibile che lui abbia dato l'avallo ad un simile progetto di legge, Fini ricorda che lui aveva già detto no all'ipotesi della cosiddetta prescrizione breve: un'ipotesi ventilata dal legale del premier Niccolò Ghedini che riduceva di un quarto il conteggio dei termini di prescrizione.

32716_tn

LA RAGNATELA FINI

33913_tn

BERLUSCONI-FINI

"Schifani - prosegue il presidente della Camera - ha poi ragione quando invita a valutare il ddl al termine del suo iter parlamentare, visto che potrebbe subire dei cambiamenti". Fini comunque ribadisce che la "condizione preliminare" per il suo sì al testo è che ci sia anche uno stanziamento nella finanziaria per il settore giustizia, affinché gli uffici giudiziari "possano davvero celebrare in tempi rapidi i processi, magari lavorando anche di pomeriggio".
"Ma senza queste risorse", avverte, il ddl sarà difficilmente applicabile. Fini difende anche l'ipotesi di un lodo Alfano per via costituzionale e ribadisce che le due iniziative legislative non sono alternative. Un conto è garantire la governabilità dando la possibilità alle alte cariche dello stato di venire processate al termine del loro mandato. Un conto è assicurare il diritto dei cittadini "a vedersi dare torto o ragione in tempi rapidi". I due testi "possono benissimo andare insieme di pari passo", osserva. Ma il numero uno di Montecitorio ribadisce anche che il ddl per i processi brevi "non è certo la riforma della giustizia".

32705_tn

FINI

32140_tn

FINI E BERLUSCONI SUL PALCO

Berlusconi parli alle camere "Auspico che il presidente del Consiglio se ha qualcosa di rilevante da dire lo faccia; e magari lo faccia in Parlamento". Se il premier venisse alle Camere, rileva, "sarebbe un modo per sottolineare il rispetto che egli deve avere del Parlamento e della sua centralità nel nostro sistema istituzionale, soprattutto de deve presentare una riforma della Costituzione o debba tenere un messaggio forte alla Nazione"."Da quello che so io no, ma il presidente del Consiglio avrà altre informazioni", ha detto rispondendo alla domanda se le minacce alla sicurezza di Silvio Berlusconi siano serie. "Mi è stato detto che il cittadino libico che è stato arrestato su di me aveva solo dei ritagli di giornale da non prendere sul serio. Il che però - ammonisce - non vuol dire che su Berlusconi ci sia qualcosa di più serio".

30504_tn

VINCINO

No alle elezioni anticipate "Le elezioni anticipate sarebbero il fallimento della legislatura", ma anche "del Pdl" che "é il fatto nuovo di questa legislatura di cui Silvio Berlusconi può a buon diritto menar vanto". "Questa legislatura - spiega Fini - é nata con una maggioranza molto ampia, con la Lega, per Berlusconi. Si tratterebbe di spiegare agli italiani che con una maggioranza tanto alta non si riesce a governare; le spiegazioni a volte convincono, altre no. E poi questa legislatura nasce con un grande fatto politico di cui Berlusconi può menar vanto, la nascita del Pdl".

32706_tn

FINI SAMURAI DI BENNY PER LIBERO

Dunque, per Fini le elezioni anticipate "sarebbero il fallimento della legislatura sia per gli elettori dia per il Pdl. Non penso che le elezioni anticipate possano essere evocate, a meno che non ci si convinca della bizzarra teoria del complotto. In ogni caso, nella Costituzione vigente nessuno, neanche il presidente del Consiglio, può sciogliere le Camere se non il Capo dello Stato".

31357_tn

FINI VINCINO

Bondi: "Bene Fini sul Lodo" "L'intervista rilasciata dal presidente della Camera a Lucia Annunziata contiene opinioni in larga parte condivisibili". Lo afferma il coordinatore del Pdl Sandro Bondi, secondo il quale "in particolare è condivisibile la proposta di ripresentare, parallelamente al ddl sull'accelerazione dei processi, un provvedimento di natura costituzionale che tuteli le più alte cariche dello Stato durante lo svolgimento del proprio mandato".

27391_tn

FINI STAMPA.IT

Partito Comico Italiano

Lainate

Pd, una poltrona per cinque





Il
25 ottobre ci saranno le primarie del PDmenoelle.

Voterà ogni potenziale elettore.

Chi otterrà più voti potrà diventare il successore di gente del calibro di Franceschini, Fassino e Veltroni.

Dalla morte di Enrico Berlinguer nella sinistra c'è il Vuoto.

Un Vuoto di idee, di proposte, di coraggio, di uomini.

Una sinistra senza programmi, inciucista, radicata solo nello sfruttamento delle amministrazioni locali.

Io mi candido, sarò il quarto con Franceschini, Bersani e Marino.

Partecipo per rifondare un movimento che ha tolto ogni speranza di opposizione a questo Paese, per offrire un'alternativa al Nulla.

Dal Blog di Bebbe Grillo

BeppeGrillo

Succederà....

succederà
'Chi governa deve essere credibile e assumere comportamenti coerenti tra la vita pubblica e quella privata, sfere che devono rimanere distinte, inoltre serve prudenza nelle frequentazioni per non esporre a rischi la sicurezza nazionale'. Spenti gli echi del vertice del G8 il Pd torna alla carica sulle vicende private del premier finite sui giornali italiani ed esteri.

In una mozione presentata al Senato da esponenti del Pd (
Zanda, Carofiglio, Finocchiaro, Pegorer, Soliani, Marcenaro, Cosentino, Della Seta, Franco Vittoria, Marinaro, Mongiello, Nerozzi, Pinotti e Vita) si esprime 'compiacimento per la buona riuscita organizzativa del Vertice G8 de L'Aquila e per i benefici che ne sono derivati all`immagine dell`Italia in un momento in cui, per circostanze note, il Paese e le istituzioni ne avevano grande necessita''.

Tuttavia si ricorda anche che nelle settimane precedenti il Vertice G8 de L'Aquila, taluni comportamenti personali del Presidente del Consiglio dei ministri sono stati oggetto di osservazioni e censure oltre che da parte della stampa nazionale ed internazionale, anche da autorevoli rappresentanti della Chiesa cattolica.

Berlusconi spariglia

rp

Berlusconi ha cambiato un'altra volta, da solo, le regole della politica italiana. Lo fece la prima volta creando Forza Italia e vincendo le elezioni del '94. La seconda volta nel '97 quando gettò una corda verso D'Alema, trasformando il maggioritario parziale del matterellum in una forma politica: il bipolarismo. Ha ottenuto nel 2001 una grande maggioranza e un lungo governo, grazie alle divisioni ideologiche della sinistra. Ma si è trovato innanzi all'ostilità di tutti i poteri istituzionali e istituiti: dal presidente della Repubblica ai giudici, dai sindacati alla stampa, dalla Confindustria all'università. E, dopo le elezioni del 2005, ha avuto contro quasi tutte le Regioni, a cui improvidamente il governo Amato aveva dato un diritto di veto su argomenti, dall'energia ai trasporti, prima assicurate alla competenza dello Stato. Ha avuto contro un'insurrezione permanente, dai no global ai no tav. Ha visto la Campania trasformata in una pattumiera a cielo aperto. Ha avuto due alleati, l'Udc di Follini e Alleanza nazionale di Fini, che avevano un solo scopo: liberarsi di lui, spartirsene le vesti. Un uomo solo contro tutti. Le grandi corporazioni erano tutte contro di lui: poi i liberali della cattedra gli hanno imputato il non aver liberalizzato i taxi e le farmacie, cose tutte fatte da Bersani all'unico scopo di potenziare le cooperative rosse.

Un uomo solo. Ma ha avuto con sé una realtà che, nella politica italiana ispirata più a Guicciardini che a Macchiavelli, non conta niente: cioè il popolo. Un popolo che credeva in lui senza altro motivo che la sua stessa fiducia e che per questo andava oltre le potenze che governano l'opinione pubblica. Il sentimento popolare è una cosa diversa dall'opinione pubblica. Berlusconi è un caso storico quasi unico: quello di un leader che ha governato senza un partito, ma solo per la fiducia che coloro che non contavano politicamente niente gli davano: la libertà contro il potere. La campagna elettorale del 2006, fatta da Berlusconi solo, diceva due cose: che la maggioranza era guidata dai comunisti e che voleva aumentare le tasse. Cose terribili, barbariche, dicevano i custodi dell'opinione pubblica: la questione comunista era chiusa e criticare il peso fiscale voleva dire incoraggiare l'evasione delle imposte. Contro di lui era tutta la prima Repubblica: a destra, al centro e a sinistra. E perse per 24.000 voti alla Camera. Se non avesse seguito un incapponito ministro di Alleanza Nazionale, non avrebbe fatto nemmeno la legge sul voto degli italiani all'estero, che poi An volle gestire come cosa propria.

Dopo le elezioni Berlusconi chiese le larghe intese oppure nuove elezioni. La larghe intese furono rifiutate, la maggioranza pensò di aver vinto con il mandato di annullare tutta l'opera di Berlusconi
. Dalla riforma costituzionale a quella della giustizia. E allora egli decise di seguire il sentimento del suo popolo, praticando quello che Fini superbamente ha chiamato come la preferenza della fellowship alla leadership. Ma invece Berlusconi ebbe politicamente ragione: il popolo italiano, anche di sinistra, sentì il governo come un non governo, ma come una cooperativa per la spartizione del potere, quindi come non legittimo perché non governo. L'antipolitica nacque a sinistra contro la sinistra. E la politica tremò. E tremò sul piano più delicato: la sicurezza e l'immigrazione. Giuliano Amato passò dall'espulsione dei rom come massa di invasione all'incriminazione della polizia e all'abbandono di parte di Roma alle tifoserie. Un non governo, un non Stato.

Il popolo non di sinistra, che è restio anche ad andare a votare
, ha riempito i gazebo animato da un «partito di plastica» come Forza Italia: e non erano solo elettori di destra. Berlusconi, legittimato dal suo popolo, spariglia, abbandona il bipolarismo e sceglie la proporzionale tedesca. Lo fa di autorità, svuotando Chiti e Violante di ogni autorevolezza. Berlusconi è il solo in grado di chiudere la partita del bipolarismo. Esce di scena dal bipolarismo ricostruendo la politica; tutti sono obbligati a seguirlo. O per convinzione o per necessità.

Fini e Casini volevano liquidare Berlusconi nelle trattative di commissione, volevano impiccarlo al bipolarismo da essi ormai usato come un'arma per distruggerlo
. Hanno perso la gallina che faceva le uova d'oro. Fini è obbligato a domandarsi se vuole diventare un neogollista o ridiventare postfascista, Casini se vuole fare un partito democristiano con Mastella, Pezzotta, Tabacci e quanti altri: e vedere se il pesce elettore abbocca ancora alla lenza scudocrociata. Bossi non avrà il sistema spagnolo dei piccoli collegi. Che faranno le componenti del governo? Rimarranno bipolari con Prodi o sotto Prodi e i consensi calanti quando sanno che ora è possibile giocare in proprio? Solo per i nanetti dell'Unione non c'è trippa per i gatti. Berlusconi ha operato una grande strategia a cui tutti ora sono contrari: perché tutti la chiedevano e nessuno la prevedeva.

Politica e Affari

NASCE IL PD E IL MONDO DELL'ECONOMIA LO FESTEGGIA CON UN’ASSORDANTE ASSENZA DELLA LEADERSHIP: RUTELLI DIMENTICA PRODI MA ROMANO E BAFFINO PUNTANO AL QUIRINALE.

UNICREDIT-SOCGEN, SI MUOVE LA LOBBY MCKINSEY

LA VENDETTA DI AGNES SU PRODI

1 – LA NASCITA DEL PD SALUTATA DAL MONDO DELL'ECONOMIA CON L’ASSENZA

Carletto De Benedetti non c'era e non c'erano nemmeno gli industriali (ad eccezione di Pasquale Pistorio) e banchieri che di solito posteggiano davanti agli uffici di Ciccioduro Rutelli e Mortadella Prodi. Nelle due kermesse di Firenze e Roma che hanno segnato l'atto di nascita del nuovo Partito Democratico, il mondo dell'economia ha brillato per la sua assenza. Evidentemente gli imprenditori e la finanza preferiscono stare alla finestra. E' probabile che tra i primi ad affacciarsi a ottobre, quando si terrà l'Assemblea Costituente, ci sarà Carletto De Benedetti che due anni fa assicurò di aver preso la prima tessera del nuovo Partito.


le15_guido-barilla_tn
L'unica voce del mondo industriale che si è sentita al congresso fiorentino è stata di Guido Barilla, il 49enne erede del mitico Pietro che nel 1993 ha raccolto l'eredità dell'azienda di Parma. Barilla ha studiato per due anni negli Stati Uniti e ha una formazione universitaria in filosofia. Dopo aver superato momenti drammatici quando il padre negli anni '70 vendette l'azienda all'americana Grace, Guido non dimentica che negli anni '60 i governi di centrosinistra imposero l'obbligo di inscatolare la pasta. L'unica azienda attrezzata in quell'epoca era la Barilla che su quell'opportunità costruì le sue fortune anche se le origini risalgono addirittura al 1735.

Al Congresso DS l'uomo del Mulino Bianco non ha fatto un discorso sensazionale; ha chiesto stabilità del mercato, credibilità dei politici e ha lanciato un appello in difesa delle imprese familiari bistrattate dalle tasse. Nel forno del Partito nascente il biscottino rosso del Mulino Bianco è stato molto apprezzato.

2 – LEADERSHIP: RUTELLI DIMENTICA PRODI. MA ROMANO E BAFFINO PUNTANO AL QUIRINALE

ves24_franco-marini_tn
Erano le 12,45 di ieri quando l'ex-sindacalista Franco Marini si è buttato a capofitto in una violenta polemica con i giornalisti. Messi da parte la pietas e il pathos, il leader dei Popolari ha accusato i media di giocare in modo perverso. "Non so usare il computer, non conosco l'abc di questi ordigni - ha urlato il Presidente del Senato - so soltanto che dalle 3 alle 6 di ogni giorno voi tutti, cari amici, corrette dietro alle agenzie, poi dopo le 6 di sera telefonate a tutti i giornali per fare in modo che le vostre dichiarazioni vengano riprese. Quando il mio portavoce mi porta le agenzie, io molte volte lo faccio correre...non vi accorgete che i media prima parlavano di fusione fredda; da 4-5 giorni dicono che il nuovo partito è un fatto storico?".


Pochi minuti dopo le dichiarazioni di
Marini è salito sul palco Ciccioduro Rutelli per il discorso finale e anche lui con toni più composti ha cacciato in un angolo la tentazione della stampa di trovare subito il nuovo leader che con il suo carisma metterà a tacere le primedonne dei due partiti. "Bando ai personalismi - ha esclamato il leader della Margherita - saremo una squadra che non si divide". E qui ha citato Piero, Walter, Massimo, dimenticando Romano con grande disappunto di Arturo Parisi che seduto nella prima fila non ha battuto le mani su questa affermazione montezemoliana. Con puntualità inevitabile il giochino perverso della ricerca del Grande Leader è già scattata. I giornali di oggi stilano una tabella dove si ritrovano i sopravvissuti (Fassino, Rosi Bindi), i volenterosi (Rutelli, Enrico Letta), gli outsider (Veltroni, Finocchiaro) e i padri della patria (D'Alema e Prodi) pronti a fare un passo indietro per puntare al Quirinale.

3 – ANSIA PER L’ANSA

L'Ansa soffre. Dopo sei anni di bilanci positivi l'Agenzia nazionale della stampa associata fondata il 15 gennaio 1945, chiuderà il bilancio 2006 in passivo. Agli editori-azionisti l'amministratore delegato Mario Rosso sta per comunicare che il deficit è di 2 milioni di euro, un risultato che deriva dalla riduzione degli abbonamenti e dal taglio del 7% delle convenzioni con gli enti pubblici. Mario Rosso, un manager che ha cominciato a sgambettare nel '73 in Fiat e per un paio d'anni ha lavorato in Telecom prima di passare a Tiscali e poi all'Ansa, non è certo felice da questo risultato. Ma più triste ancora è Giampiero Gramaglia, il neodirettore dell'Ansa, già corrispondente da Washington che sarà costretto a ridimensionare il piano di sviluppo dell'Agenzia.

4 – UNICREDIT-SOCGEN, DIETRO LE QUINTE SI MUOVE LA LOBBY MCKINSEY

Tra piazza Duomo e piazza Cordusio, dove ha sede l'Unicredit, ci sono poche decine di metri. Un filo ideale lega però i vertici della banca guidata da
Alessandro Profumo e della società di consulenza McKinsey che ha il suo quartier generale al numero 31 della piazza della Madunnina, ed è la "mamma" dove sono stati allevati lo stesso Profumo, Colao Meravigliao e Corrado Passera. Non è un caso quindi che a tirare la volata a Unicredit sulla Societè Gènèrale di Parigi in favore del banchiere italiano, sia un uomo targato McKinsey. Si chiama Gianemilio Osculati, ha 60 anni, una moglie di nome Maria Antonietta, e un profilo da attore di soap opera americana.

Osculati è presidente di McKinsey nell'area mediterranea e siede come indipendente nel consiglio di amministrazione della banca francese. Per sei anni è stato direttore della Banca d'America e d'Italia (filiale di Deutsche Bank) ed è molto amico di Philippe Citerne, il numero due di Societè Gènèrale che siede nel consiglio di amministrazione di Unicredit. Sono loro gli anelli di congiunzione tra Unicredit e il colosso francese (fondato nel 1864) con 22,5 milioni di clienti, 120mila impiegati e una presenza in 77 paesi.

ind01_alessandro_profumo_tn
Alessandro Profumo ce la sta mettendo tutta per diventare uno tra i primi grandi banchieri europei e anche se negli ultimi giorni sono sorte difficoltà sul prezzo, i francesi non sembrano mettere barricate insormontabili al matrimonio con Unicredit. Perfino un giornale come il "Figaro" sabato ha scritto che a spingere per l'integrazione tra le due banche sarebbero soprattutto i parigini. Dietro le quinte si muove la lobby McKinsey che vede in prima fila il genovese Alessandro Profumo e il lombardo Gianemilio Osculati, entrambi laureati alla Bocconi, la madre di tutti i sapientoni.

5 – CAZZOLA, PRENDI 50 MLN E SCAPPA

Prendi il malloppo e scappa. Così viene interpretata a Bologna la mossa improvvisa di Alfredo Cazzola, il 57enne patron del MotorShow e della squadra di calcio locale, che dalla mattina alla sera ha deciso di vendere la sua società "Promotor International" a un gruppo francese. Cazzola è un bolognese 57enne, molto dinamico e grande amico di Luchino di Montezemolo, che dal '81 ad oggi è riuscito a mettere le mani sulle principali Fiere italiane. Nel '94 ha preso in gestione il Salone dell'Automobile di Torino, poi negli anni successivi ha collezionato Lingotto Fiere, Fiera Roma, Rimini Fiere e Bologna Fiere (quest'ultima presieduta dall'amico Luchino).

Ancora pochi mesi fa dichiarava che Bologna era la città dei motori, del basket e del futuro. Di colpo ha deciso di cedere ai francesi di GL Events, la società di Lione più grande al mondo nel settore espositivo, il pacchetto di Promotor International nella quale dal 2000 è socio anche Interbanca del Gruppo Antonveneta. Cazzola non ha ragioni strane per scappare; fino a pochi giorni fa girava per le aziende proponendo il rilancio dello Smau, il salone delle tecnologie che si tiene ogni anno a ottobre. Ma l'aria che tira in Italia sulle Fiere e sui Saloni non è delle migliori; il mercato è in calo e le aziende espositrici stanno tirando i remi in barca. Evidentemente l'offerta di 50 milioni di euro da parte dei francesi ha indotto Cazzola a cercare un futuro migliore.

6 – LA VENDETTA DI AGNES SU PRODI

demita_ciriaco_tn
Per trovare i nemici più grandi di Prodi, quelli che hanno il dente più avvelenato, non bisogna guardare a destra, ma nella pattuglia dei sopravvissuti democristiani che fa capo a Ciriaco De Mita. Sono gli uomini dell'Irpinia, una terra dove gli ideali della Magna Grecia lasciano il posto all'odio profondo. Da queste parti è nato Biagio Agnes, detto Biagione, l'uomo che dall'82 al '90 è stato direttore generale della Rai e poi è sbarcato in Stet dove Romano Prodi, Mario Draghi e Carletto Ciampi lo hanno segato senza pietà nel 1997.

fma03_biagio-agnes_nicola-mancino
(Biagio Agnes con Nicola Mancino)

Biagione adesso ha 79 anni, ma conserva una memoria e un rancore di ferro. Non ha mai negato di aver lottizzato scientificamente le poltrone in nome della politica, ma nessuno lo ha mai pizzicato in strani affari di tangenti. Adesso scatena la sua ira contro i vertici dell'Iri (primo fra tutti, Romano Prodi) che a suo dire non potevano ignorare gli strani rapporti tra l'Italtel della Stet e il fornitore Siemens che si trova al centro di uno scandalo internazionale.

L'azienda tedesca è sotto il tiro della magistratura per lo scandalo dei fondi neri da 420 milioni di euro che hanno costretto venerdì il presidente dell'organo di sorveglianza Heinrich Von Pierer a dimettersi. Non si capisce dove voglia arrivare la vendetta postuma di
Biagione e fino a che punto lo scandalo arriverà a toccare i dirigenti della Stet che negli anni '90 ebbero a che fare con la Siemens e con il grande elemosiniere di Stato, Giuseppe Parrella (direttore generale del Asst, l'azienda pubblica dei telefoni). Di certo si sa soltanto che l'uomo dell'Irpinia ha messo da parte gli ideali della Magna Grecia e cerca con l'aiuto del "Giornale" di Paolo Berlusconi, la sua rivincita sul Professore di Bologna.

Parlamento Trans (dal Blog Di Beppe Grillo)

Silvio Sircana
Il fattore C ha colpito ancora il Governo Prodi. Il portavoce Sircana è stato fotografato secondo fonti autorevoli su una strada piena di trans. L’agenzia 'Velina Rossa' vicina a Massimo D’Alema ne chiede le dimissioni con queste parole: “Riteniamo l’onorevole Sircana una persona retta, ma di fronte a determinate accuse non può che compiere un atto dovuto: rassegnare subito le dimissioni da portavoce.”
Prodi aveva dedicato due punti su dodici del nuovo Patto tra alleati a Sircana. Lo aveva blindato. E lui passeggia in una strada piena di trans... Pensate cosa sarebbe successo se fosse stato fotografato in intimità con i parlamentari pregiudicati. Niente, appunto. I trans transitano, come si fa a non essere fotografati? Non c’è via senza trans e inceneritore senza ds.
A Prodi propongo una soluzione per salvare la faccia e il c..o di Sircana:
Emma Bonino e Rosy Bindi. Sircana faccia il suo dovere di portavoce celodurista. Si faccia fotografare con loro di nascosto in un luogo appartato. La sua reputazione sarebbe salva.
Massimo D’Alema è stato visto più volte in
intimità politica con Berlusconi. E fotografato senza pudore. L’agenzia indipendente 'Bolina Nera' ha scritto: “Riteniamo l’onorevole D’Alema una persona retta, ma di fronte a determinate accuse non può che compiere un atto dovuto: rimanere al suo posto a garanzia delle leggi ex Cirielli e Pecorella”.

Silvio Berlusconi: Verso il partito della libertà

217-221-157-190_200672615181
"Credo che dare all’Italia un grande partito dei moderati e dei riformisti sia un’impresa storica. Se ci riusciremo avremo lasciato un segno nella storia politica e non soltanto politica del nostro Paese". Con queste parole, pronunciate di fronte all’Assemblea costituente del partito unitario della Casa delle Libertà, Silvio Berlusconi ha sancito l’importanza dell’obiettivo che le forze del centrodestra, dopo cinque anni di esperienza di governo, si sono date per la prossima stagione politica. Quale sarà, dunque, l’identità di questo nuovo partito? Innanzitutto, non sarà né di destra né di sinistra, né esprimerà un moderatismo senza coraggio riformista. Sarà, invece, un partito postideologico, democratico, popolare, federale; un partito che cerca le soluzioni per accrescere il grado di civiltà del nostro Paese.
La nascita del nuovo partito, infatti, non sarà semplicemente il risultato di un accordo di vertice tra i leader della maggioranza, bensì il frutto di un nuovo e ampio processo di aggregazione che, riportando tutti i moderati sotto il tetto di una Casa comune, stimoli una rinnovata e più forte partecipazione dei cittadini che hanno a cuore le sorti dell’Italia. Perché ciò sia possibile, occorre non solo rinsaldare l’unità di convinzioni, di valori, di ideali tra le forze che hanno guidato il Paese in questo difficile inzio di secolo, ma soprattutto coinvolgere chi, pur condividendo le stesse convinzioni, gli stessi valori e gli stessi ideali, non ha ancora operato una chiara scelta di campo. Difesa e rilancio dell’Occidente, riforma dello Stato, economia sociale di mercato sono i tre pilastri su cui costruire una nuova formazione politica che superi in una sintesi originale le attuali appartenenze e raccolga le indicazioni sempre più precise degli elettori.

Silvio Berlusconi
Verso il partito della libertà. L’identità, i valori, il progetto.

Mondadori 2006
Euro 15,00