
BERLUSCONI FINI BOSSI

GIANFRANCO FINI ELISABETTA TULIANI
"Fare un nuovo
congresso del Pdl francamente mi sembra una non soluzione". Terna
sui temi delle polemiche degli ultimi giorni, il presidente della
Camera Gianfranco Fini a 'In mezz'orà e dice che nel Pdl si respira
un "clima parossistico" e che comunque lui sta vivendo "con molta
serenità" e di ritenersi "tranquillissimo" perché "con la coscienza
a posto". "Se qualcuno pensa che il problema del Pdl o dell'attuale
compagine di governo sia il ruolo del presidente della Camera mi
pare un po' autoconsolatorio. Un partito del 35-40% ha il dovere di
guardare al di là del contingente. Dare fastidio se chiedo ciò non
toglie niente alla mia serenita".
"Non voglio la leadership" "No se io avessi voluto esercitare una
leadership personale mi sarei tenuto stretto un partito al 13%. Io
invece credo nel Pdl. Credo in questo progetto". riponde poi a
Lucia Annunziata. "Questa settimana di protagonismo tv, come lei
l'ha definita - prosegue - è per presentare il libro. Era dunque
previsto da tempo. Non mi sarei poi immaginato che coincidesse con
questi momenti della politica. Non sono uno che prevede il futuro".
Un conto poi è affermare che "serva, ad esempio, una correzione di
rotta", avverte Fini, altro conto è dire che "mi metto di
traverso". "Non c'é nessuna intenzione di minare il consenso del
centro destra" conclude.

BERLUSCONI-FINI-ABBRACCIO DA LIBERO
"Nessun
complotto" "La situazione attuale va superata, perché non è che io
voglia fare un nuovo partito o archiviare il Pdl o abbia in testa
un complotto: chi lo pensa non ha capito niente", ha aggiunto,
spiegando che "molte volte sinistra e destra sono solo delle
etichette messe per pigrizia su dei contenitori sempre più vuoti
che rappresentano il presente ma non sono il futuro". Dunque, Fini
invita a "superare la situazione attuale", per "smontare le
etichette fasulle del passato". E invita a "riflettere chi da
destra dice che Fini è diventato di sinistra".

FORATTINI PER PANORAMA - IL LUPO DI GUBBIO. FINI
BERLUSCONI
"Poi - aggiunge
- quando si parla di complotto e si parla del capo dello Stato o
del Presidente della Repubblica siamo al delirio". "Berlusconi -
prosegue Fini - ha il diritto di governare e il dovere di
rispettare il potere giudiziario". Fini poi spiega che il Lodo che
autorizzava le alte cariche dello Stato a venire processate alla
fine del proprio mandato "non credo fosse un motivo di scandalo".
Il presidente della Camera afferma più volte che in questo periodo
c'é stato un vero e proprio cortocircuito anche tra la politica e
il potere giudiziario. "Ma comunque - conclude - tanto più qualcuno
grida al complotto tanto più qualcuno pensa di abbattere Berlusconi
per via giudiziaria".

GIANFRANCO FINI E LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO
E sul Lodo...
"Quando ho letto la motivazione della sentenza della Consulta ho
visto che questa ha motivato in modo difforme da quando bocciò il
Lodo Schifani. Io ho il massimo rispetto per tutti, quindi anche
per il Pd. Mi auguro che in quel partito discutano e non boccino
l'ipotesi con una rottura con cui andare sulle barricate".
"Il Parlamento è garante. Io credo che se c'é la volontà di
risolvere il cortocircuito attuale senza garantire a Berlusconi
l'impunità, nessuno può pensare di abbatterlo per via giudiziaria",
ha concluso Fini. Il lodo Alfano per via costituzionale può
benissimo essere portato avanti dal Parlamento insieme al ddl per i
processi brevi. "L'una cosa non esclude l'altra".
Secondo Fini il provvedimento che fissa in sei anni la durata dei
processi "non deve destare scandalo" dal momento che l'Unione
Europea ha condannato più volte l'Italia per i suoi ritardi. Alla
domanda su come sia stato possibile che lui abbia dato l'avallo ad
un simile progetto di legge, Fini ricorda che lui aveva già detto
no all'ipotesi della cosiddetta prescrizione breve: un'ipotesi
ventilata dal legale del premier Niccolò Ghedini che riduceva di un
quarto il conteggio dei termini di prescrizione.

LA RAGNATELA FINI

BERLUSCONI-FINI
"Schifani -
prosegue il presidente della Camera - ha poi ragione quando invita
a valutare il ddl al termine del suo iter parlamentare, visto che
potrebbe subire dei cambiamenti". Fini comunque ribadisce che la
"condizione preliminare" per il suo sì al testo è che ci sia anche
uno stanziamento nella finanziaria per il settore giustizia,
affinché gli uffici giudiziari "possano davvero celebrare in tempi
rapidi i processi, magari lavorando anche di pomeriggio".
"Ma senza queste risorse", avverte, il ddl sarà difficilmente
applicabile. Fini difende anche l'ipotesi di un lodo Alfano per via
costituzionale e ribadisce che le due iniziative legislative non
sono alternative. Un conto è garantire la governabilità dando la
possibilità alle alte cariche dello stato di venire processate al
termine del loro mandato. Un conto è assicurare il diritto dei
cittadini "a vedersi dare torto o ragione in tempi rapidi". I due
testi "possono benissimo andare insieme di pari passo", osserva. Ma
il numero uno di Montecitorio ribadisce anche che il ddl per i
processi brevi "non è certo la riforma della
giustizia".

FINI

FINI E BERLUSCONI SUL PALCO
Berlusconi parli
alle camere "Auspico che il presidente del Consiglio se ha qualcosa
di rilevante da dire lo faccia; e magari lo faccia in Parlamento".
Se il premier venisse alle Camere, rileva, "sarebbe un modo per
sottolineare il rispetto che egli deve avere del Parlamento e della
sua centralità nel nostro sistema istituzionale, soprattutto de
deve presentare una riforma della Costituzione o debba tenere un
messaggio forte alla Nazione"."Da quello che so io no, ma il
presidente del Consiglio avrà altre informazioni", ha detto
rispondendo alla domanda se le minacce alla sicurezza di Silvio
Berlusconi siano serie. "Mi è stato detto che il cittadino libico
che è stato arrestato su di me aveva solo dei ritagli di giornale
da non prendere sul serio. Il che però - ammonisce - non vuol dire
che su Berlusconi ci sia qualcosa di più serio".

VINCINO
No alle elezioni
anticipate "Le elezioni anticipate sarebbero il fallimento della
legislatura", ma anche "del Pdl" che "é il fatto nuovo di questa
legislatura di cui Silvio Berlusconi può a buon diritto menar
vanto". "Questa legislatura - spiega Fini - é nata con una
maggioranza molto ampia, con la Lega, per Berlusconi. Si
tratterebbe di spiegare agli italiani che con una maggioranza tanto
alta non si riesce a governare; le spiegazioni a volte convincono,
altre no. E poi questa legislatura nasce con un grande fatto
politico di cui Berlusconi può menar vanto, la nascita del
Pdl".

FINI SAMURAI DI BENNY PER LIBERO
Dunque, per Fini
le elezioni anticipate "sarebbero il fallimento della legislatura
sia per gli elettori dia per il Pdl. Non penso che le elezioni
anticipate possano essere evocate, a meno che non ci si convinca
della bizzarra teoria del complotto. In ogni caso, nella
Costituzione vigente nessuno, neanche il presidente del Consiglio,
può sciogliere le Camere se non il Capo dello
Stato".

FINI VINCINO
Bondi: "Bene
Fini sul Lodo" "L'intervista rilasciata dal presidente della Camera
a Lucia Annunziata contiene opinioni in larga parte condivisibili".
Lo afferma il coordinatore del Pdl Sandro Bondi, secondo il quale
"in particolare è condivisibile la proposta di ripresentare,
parallelamente al ddl sull'accelerazione dei processi, un
provvedimento di natura costituzionale che tuteli le più alte
cariche dello Stato durante lo svolgimento del proprio
mandato".

FINI STAMPA.IT


Berlusconi
ha cambiato un'altra volta, da solo, le regole della politica
italiana. Lo fece la
prima volta creando Forza Italia e vincendo le elezioni del '94. La
seconda volta nel '97 quando gettò una corda verso D'Alema,
trasformando il maggioritario parziale del matterellum
in una forma politica: il
bipolarismo. Ha ottenuto nel 2001 una grande maggioranza e un lungo
governo, grazie alle divisioni ideologiche della sinistra. Ma si è
trovato innanzi all'ostilità di tutti i poteri istituzionali e
istituiti: dal presidente della Repubblica ai giudici, dai
sindacati alla stampa, dalla Confindustria all'università. E, dopo
le elezioni del 2005, ha avuto contro quasi tutte le Regioni, a cui
improvidamente il governo Amato aveva dato un diritto di veto su
argomenti, dall'energia ai trasporti, prima assicurate alla
competenza dello Stato. Ha avuto contro un'insurrezione permanente,
dai no global ai no tav. Ha visto la Campania trasformata in una
pattumiera a cielo aperto. Ha avuto due alleati, l'Udc di Follini e
Alleanza nazionale di Fini, che avevano un solo scopo: liberarsi di
lui, spartirsene le vesti. Un uomo solo contro tutti. Le grandi
corporazioni erano tutte contro di lui: poi i liberali della
cattedra gli hanno imputato il non aver liberalizzato i taxi e le
farmacie, cose tutte fatte da Bersani all'unico scopo di potenziare
le cooperative rosse.
Un
uomo solo. Ma ha avuto con sé una realtà che, nella politica
italiana ispirata più a Guicciardini che a Macchiavelli, non conta
niente: cioè il popolo. Un popolo che credeva in lui senza
altro motivo che la sua stessa fiducia e che per questo andava
oltre le potenze che governano l'opinione pubblica. Il sentimento
popolare è una cosa diversa dall'opinione pubblica. Berlusconi è un
caso storico quasi unico: quello di un leader che ha governato senza un partito, ma
solo per la fiducia che coloro che non contavano politicamente
niente gli davano: la libertà contro il potere. La campagna
elettorale del 2006, fatta da Berlusconi solo, diceva due cose: che
la maggioranza era guidata dai comunisti e che voleva aumentare le
tasse. Cose terribili, barbariche, dicevano i custodi dell'opinione
pubblica: la questione comunista era chiusa e criticare il peso
fiscale voleva dire incoraggiare l'evasione delle imposte. Contro
di lui era tutta la prima Repubblica: a destra, al centro e a
sinistra. E perse per 24.000 voti alla Camera. Se non avesse
seguito un incapponito ministro di Alleanza Nazionale, non avrebbe
fatto nemmeno la legge sul voto degli italiani all'estero, che poi
An volle gestire come cosa propria.
Dopo le elezioni Berlusconi chiese le larghe intese oppure nuove
elezioni. La larghe intese furono rifiutate, la maggioranza pensò
di aver vinto con il mandato di annullare tutta l'opera di
Berlusconi. Dalla
riforma costituzionale a quella della giustizia. E allora egli
decise di seguire il sentimento del suo popolo, praticando quello
che Fini superbamente ha chiamato come la preferenza della
fellowship
alla leadership. Ma invece Berlusconi ebbe
politicamente ragione: il popolo italiano, anche di sinistra, sentì
il governo come un non governo, ma come una cooperativa per la
spartizione del potere, quindi come non legittimo perché non
governo. L'antipolitica nacque a sinistra contro la sinistra. E la
politica tremò. E tremò sul piano più delicato: la sicurezza e
l'immigrazione. Giuliano Amato passò dall'espulsione dei rom come
massa di invasione all'incriminazione della polizia e all'abbandono
di parte di Roma alle tifoserie. Un non governo, un non
Stato.
Il popolo non di sinistra, che è restio anche ad andare a
votare, ha riempito
i gazebo animato da un «partito di plastica»
come Forza Italia: e non erano solo elettori di destra. Berlusconi,
legittimato dal suo popolo, spariglia, abbandona il bipolarismo e
sceglie la proporzionale tedesca. Lo fa di autorità, svuotando
Chiti e Violante di ogni autorevolezza. Berlusconi è il solo in
grado di chiudere la partita del bipolarismo. Esce di scena dal
bipolarismo ricostruendo la politica; tutti sono obbligati a
seguirlo. O per convinzione o per
necessità.
Fini e Casini volevano liquidare Berlusconi nelle trattative di
commissione, volevano impiccarlo al bipolarismo da essi ormai usato
come un'arma per distruggerlo. Hanno perso la gallina che faceva le
uova d'oro. Fini è obbligato a domandarsi se vuole diventare un
neogollista o ridiventare postfascista, Casini se vuole fare un
partito democristiano con Mastella, Pezzotta, Tabacci e quanti
altri: e vedere se il pesce elettore abbocca ancora alla lenza
scudocrociata. Bossi non avrà il sistema spagnolo dei piccoli
collegi. Che faranno le componenti del governo? Rimarranno bipolari
con Prodi o sotto Prodi e i consensi calanti quando sanno che ora è
possibile giocare in proprio? Solo per i nanetti dell'Unione non
c'è trippa per i gatti. Berlusconi ha operato una grande strategia
a cui tutti ora sono contrari: perché tutti la chiedevano e nessuno
la prevedeva.






