
Grande
successo della raccolta firme a sostegno di Silvio Berlusconi anche
a Lainate, Grancia Pagliera e Barbaiana.
Tra Venerdì 10 e Domenica 12 Dicembre gli attivisti del Popolo
delle Libertà hanno infatti raccolto nei banchetti e "porta a
porta" 738 firme a sostegno del Governo, contro il tradimento del
mandato elettorale.
“Il messaggio della gente è chiaro ed inequivocabile. Le congiure
di palazzo e i giochi di potere –sottolineano gli organizzatori-
risultano incomprensibili ed inaccettabili, tanto più con un
governo che sta realizzando le riforme e che ha tutelato il Paese
dalla crisi internazionale”.
“I cittadini chiedono alla politica serietà e responsabilità. Per
questo il Popolo della Libertà –concludono i militanti- senza
strilli ed urla e senza manifestazioni che provocano disagi e danni
ad alcuno, è sceso in piazza per dare voce ed espressione a quella
maggioranza moderata e liberale che vuole continuare a confermare
la propria fiducia e il proprio sostegno al Premier
Berlusconi”.
Coordinamento PDL Lainate

Sono
circa 200 le firme raccolte questa mattina in Piazza Vittorio
Emanuele II a Lainate a sostegno dell'esecutivo nazionale,
nell'ambito della manifestazione del Pdl "Grazie al Governo Berlusconi
firma anche tu a sostegno del Governo".
Abbiamo registrato con molta soddisfazione sin dalle prime ore del
mattino, un'elevata presenza di cittadini che spontaneamente si
sono recati in Piazza Vittorio Emanuele II a dare il loro sostegno
al Governo Berlusconi.
Una partecipazione che ha sottolinea come sia forte e vivace
l'interesse ed il sostegno al nostro leader, Silvio Berlusconi, che
alla guida del Governo ha dimostrato e dimostrerà quanto,
nonostante le difficoltà economiche internazionali, ha fatto e farà
per il nostro Paese.
Questo
grande successo dimostra anche la volontà di rispondere con
decisione a chi in questo momento sta tradendo il Pdl e gli
elettori del centrodestra e che martedì si appresta a votare
insieme alla sinistra.

(Clicca sull'immagine per ingrandirla)
Gentili
Signore ed Egregi Signori,
il Presidente della Provincia di Milano On. Guido Podestà
e la Sua Giunta incontreranno i
Sindaci, gli Amministratori, le associazioni della zona e tutti i
cittadini in un incontro pubblico che si terrà venerdì 22 ottobre 2010 presso
la Sala del Consiglio di Parabiago, in piazza della Vittoria, 7 a
partire dalle ore 11.30.
All'esterno della sala troverete il modulo per iscriverVi e porre
le Vostre domande: siete tutti invitati a partecipare!
Chiediamo, cortesemente, di dare conferma in caso di Vostra
presenza e di comunicarci entro mercoledì 20
ottobre p.v.
eventuali
interventi su tematiche specifiche.
I Comuni coinvolti sono: Lainate, Nerviano,
Parabiago.
Al termine dell'incontro sarà possibile intrattenersi ulteriormente
con gli Amministratori durante un buffet offerto
dall'Amministrazione comunale di Parabiago.
È possibile iniziare il dibattito sulla nostra piattaforma
multimediale per portare in sede pubblica eventuali istanze nate
dalla partecipazione di amministratori e cittadini sul sito:
http://giuntaperta.provinciadimilano.partecipami.it/
L'occasione ci è gradita per porgere i nostri migliori
saluti.
Alessandro De Chirico

Care
amiche e cari amici Promotori della libertà,
di fronte allo tsunami che sta mettendo a dura prova tutti i Paesi
europei, il partito dei pessimisti, il solito partito dei
pessimisti, è tornato a farsi sentire e a diffondere le solite
menzogne e i soliti veleni, attribuendo al nostro Governo il
proposito di varare a breve termine un insieme di provvedimenti
economici punitivi che, per l’ennesima volta, sono totalmente
inventati. E chiedo per questo il vostro impegno. Cioè non solo voi
dovete sapere ma dovete far sapere, che non uno dei fantasiosi
provvedimenti di “macelleria sociale” di cui si legge su certa
stampa in questi giorni, non uno risponde al vero. Noi stiamo
lavorando in stretto contatto con le parti sociali ed è
assolutamente falso che sia alle viste un aumento delle imposte.
Non verranno toccate né la sanità, né le pensioni, né la scuola, né
l’università. E’ sicuro invece che il nostro Governo continuerà a
tenere i conti pubblici in ordine come ha fatto finora con una
politica prudente, coniugando il rigore con l’equità e con il
sostegno allo sviluppo. Voglio ripeterlo: non aumenteremo le tasse.
Non metteremo le mani nelle tasche degli italiani! Invece
cercheremo con ogni mezzo di combattere le spese eccessive e
naturalmente l’evasione fiscale.
Sino ad oggi siamo riusciti a tutelare le famiglie, a tutelare i
ceti più deboli, a tutelare le imprese, soprattutto quelle piccole
e medie, con provvedimenti mirati, con provvedimenti concreti ed
efficaci. Continueremo a farlo, nei limiti delle possibilità
naturalmente del nostro bilancio, portando avanti la politica di
buonsenso che abbiamo portato avanti negli ultimi due anni e con
una gestione economica che, mantenendo in ordine i conti pubblici
-questo è stato importantissimo- ha messo il nostro Paese al riparo
dalla crisi, e credo che questo merito ce lo debbano tutti
riconoscere, ci è stato riconosciuto da tutte le autorità monetarie
internazionali, anche quelle più severe.
Per il futuro continueremo a rispettare gli impegni che l’Unione
Europea impone a tutti i Paesi europei e cioè una riduzione del
deficit, del nostro disavanzo per il 2011 e per il 2012.
E questo per noi significa passare dall’attuale 5% di deficit
rispetto al nostro Prodotto Interno Lordo, al 3% nel 2012.
Faremo questa manovra e quando l’avremo messa a punto, quando sarà
definita in tutti i suoi aspetti, la faremo conoscere a tutti gli
italiani nel modo più diretto, nel modo più trasparente.
Invece penso che alimentare ogni giorno il pettegolezzo su questi
argomenti sia una grave responsabilità da parte
dell’opposizione.
Voi sapete bene che se il nostro Governo avesse seguito anche solo
una parte delle richieste di questa opposizione, cioè più spese,
più debito, l’Italia sarebbe finita come la Grecia, cioè sarebbe
finita male, molto male.
Noi invece abbiamo garantito la credibilità dei nostri Bot e Cct
sul mercato finanziario internazionale, che continua a investire
nei titoli del nostro debito pubblico e così facendo abbiamo
tutelato il risparmio delle famiglie, abbiamo assicurato la
pensione a quasi 17 milioni di pensionati, abbiamo assicurato lo
stipendio a 3 milioni e mezzo di dipendenti pubblici, senza mai
mettere le mani, voglio ripeterlo, nelle tasche dei
contribuenti.
Quindi, agendo sempre come il buon padre di famiglia che cerca di
non spendere più di quello che riesce a portare a casa, il nostro
Governo ha operato cercando di diffondere continuamente ottimismo e
fiducia. Perché senza ottimismo, senza fiducia, non si va avanti,
non si va da nessuna parte. Con gli ammortizzatori sociali, che
abbiamo esteso per la prima volta anche ai lavoratori autonomi,
abbiamo assicurato un sostegno a tutti coloro che hanno perso il
lavoro a causa della crisi. Cioè lo Stato non ha lasciato solo
nessuno. Abbiamo riportato lo Stato a fare lo Stato come ben
sapete, per risolvere le emergenze dai rifiuti di Napoli e della
Campania, per risolvere il dopo terremoto de L’Aquila, dove in
appena 150 giorni abbiamo costruito abitazioni confortevoli e
sicure per 30 mila abruzzesi a cui il terremoto aveva distrutto la
casa. Ma non solo questo.
Abbiamo rilanciato il programma delle grandi opere, dal Passante di
Mestre ultimato al Mose che è al 64% della sua realizzazione, fino
all’avvio del Ponte sullo Stretto che sarà un’opera epocale.
Abbiamo modernizzato le ferrovie con l'alta velocità che avevamo
iniziato nel 1994 e oggi lo straordinario “Freccia rossa” collega
Milano a Roma in meno di tre ore, in due ore e 45 minuti.
Ecco questi sono soltanto alcuni degli esempi di ciò che il nostro
governo ha realizzare in questi due anni di lavoro. E sono però
fatti concreti, per certi versi epocali, destinati a restare nella
nostra storia.
Quindi ricordatelo, ricordatelo a chi continua ad accusarci di
avere fatto poco. La sinistra continua a mettere in pratica una
massima che mi sembra sia di Voltaire: “Calomniez, calomniez
quelque chose restera” cioè “Calunniate, calunniate, qualche cosa
resterà”. Noi invece non denigriamo, non insultiamo nessuno, non
insultiamo i nostri avversari. E’ un altro segno del nostro
buonsenso, della nostra esperienza, della nostra capacità di
fare.
Continueremo così.
Auguro quindi a tutti Voi di riuscire a realizzare tutti i sogni e
tutti i progetti che avete nella mente e nel cuore.
Per Voi, per le aziende in cui lavorate e per i Vostri cari.
Ancora grazie.

La
Direzione Nazionale del Popolo della Libertà sottolinea la vittoria
del Centrodestra nelle recenti elezioni regionali e amministrative,
con un risultato storico: oggi 40 milioni di italiani sono
governati a livello regionale dal Centrodestra, contro i 18 milioni
amministrati dal centrosinistra.
Il Centrodestra si è confermato maggioranza nel Paese in modo
inequivocabile e il Popolo della Libertà si è riaffermato come la
prima grande forza politica nazionale: questo è vero al Nord dove
il Popolo della Libertà ha agito in alleanza ma anche in
competizione positiva con la Lega; ed è vero nel Centro-sud, dove
ha dimostrato di possedere un forte radicamento territoriale.
Tutto ciò rende paradossali alcuni aspetti della polemica interna
sviluppatasi in questi giorni: tensioni all’interno delle grandi
forze politiche possono manifestarsi, ma è incomprensibile che
vengano provocate all’indomani di una grande vittoria, dopo due
anni di successi in tutte le consultazioni elettorali e dopo due
anni di grandi risultati dell’azione di governo certificati dal
costante consenso dei cittadini, unico caso in Europa, durante un
periodo di grave crisi economica in contro tendenza rispetto alla
sfiducia che ha colpito tutti gli altri governi.
Anche il confronto che si è svolto durante i lavori della Direzione
ha rivelato come certe polemiche pubbliche fossero pretestuose e
comunque non commisurate ad un dibattito responsabile e
costruttivo.
Nei prossimi tre anni il governo, la maggioranza e il Popolo della
Libertà completeranno la realizzazione del programma che ci impegna
principalmente
1. a ridurre e a razionalizzare la spesa pubblica,
2. a realizzare una riforma del sistema fiscale con l’obiettivo di
ridurre le tasse, compatibilmente con i vincoli di bilancio,
3. a sostenere le famiglie, il lavoro, le imprese,
4. a proseguire nella riforma e nella digitalizzazione della
Pubblica amministrazione,
5. a realizzare un Piano per il Sud,
6. ad ammodernare e potenziare il sistema delle grandi
infrastrutture,
7. a realizzare una riforma organica del sistema giudiziario,
8. a realizzare le riforme istituzionali, ivi compresa la modifica
dei regolamenti parlamentari,
9. a proseguire nella lotta alla criminalità organizzata che ha già
prodotto risultati mai raggiunti nella storia della
Repubblica.
Siamo convinti che una forte ed autorevole leadership, quale quella
assicurata dal Presidente Berlusconi, garantirà il raggiungimento
di tutti questi obiettivi. La leadership forte è ormai un tratto
caratteristico dei moderni sistemi politici e gli italiani certo
non rimpiangono le leadership deboli e i governi instabili del
passato. Del resto i risultati elettorali ne sono una conferma e la
stabilità rafforza altresì il prestigio internazionale
dell’Italia.
Una leadership forte non significa affatto rinunciare al dibattito
libero e democratico che è anzi previsto dallo Statuto ed è
testimoniato sia dalle innumerevoli iniziative politiche e
culturali, dal grado di libertà che connota il dibattito interno
nelle sedi delegate e nelle riunioni dei gruppi parlamentari, sia
dall’esistenza di fondazioni, riviste, centri di riflessione e di
elaborazione. Tutte le scelte politiche, anche quelle che hanno
riguardato le candidature per le elezioni regionali e l’alleanza
con altre formazioni politiche, sono state compiute dall’Ufficio di
Presidenza attraverso un dibattito dei suoi trentasette componenti
aperto e libero.
In un grande partito democratico si deve poter discutere di tutto,
ma a due condizioni: che non si contraddica il programma elettorale
votato dagli elettori e che, una volta assunta una decisione negli
organi deputati, tutti si adeguino al risultato del voto.
Il Popolo della Libertà non può contravvenire ai principi di quella
democrazia degli elettori che ha fortemente voluto e che impone che
il patto stipulato con i cittadini al momento del voto sul
programma sia vincolante. Rispetto a quel patto non sono possibili
deroghe: come è stato ribadito anche a piazza San Giovanni lo
scorso 20 marzo dal Popolo della Libertà.
Così come non sono possibili deroghe rispetto alla nostra Carta dei
Valori che è la stessa della grande famiglia del Partito Popolare
Europeo e che enuncia i nostri valori fondamentali che sono: la
dignità della persona, la libertà e la responsabilità,
l’eguaglianza, la giustizia, la legalità, la solidarietà e la
sussidiarietà.
I temi che non rientrano nel programma elettorale e di governo
possono essere invece oggetto di dibattito e di discussione
nell’ambito degli organismi statutari. Non vi è nulla di negativo
se in quella sede emergono opinioni diverse. Purché sia chiaro a
tutti che il principio della democraticità del dibattito non
esonera dalla responsabilità di assumere decisioni finali. E che
una volta che tali decisioni siano state assunte, all’unanimità o a
maggioranza, esse acquistano carattere vincolante per chiunque
faccia parte del PdL, sia che le abbia condivise, sia che si sia
espresso in dissenso.
In tal senso questa Direzione Nazionale dà mandato al Presidente e
ai Coordinatori di assumere ogni iniziativa utile ad assicurare la
realizzazione del programma e delle decisioni assunte dagli organi
statutari, stabilendo il rispetto delle decisioni votate
democraticamente.
Quando gli italiani che amano la libertà, che vogliono restare
liberi, che non si riconoscono nella sinistra, si riunirono sotto
un solo simbolo e una sola bandiera, scelsero che su quel simbolo e
su quella bandiera ci fosse scritto “Popolo della Libertà” e non
“Partito della libertà”.
Il riferimento al “popolo” deve quindi essere un principio costante
dell’azione politica del Popolo della Libertà che deve sempre più
radicarsi sul territorio e incardinarsi nella storia d’Italia. Non
siamo un vecchio partito. Non vogliamo dividere ma unire. Siamo al
servizio del popolo italiano e del suo bene comune. Le ambizioni
dei singoli non possono prevalere sull’obiettivo di servire il
popolo italiano.
Del pari le “correnti” o “componenti” negano la natura stessa del
Popolo della Libertà ponendosi in contraddizione con il suo
programma stipulato con gli elettori e con chi è stato dagli stessi
elettori designato a realizzarlo attraverso il governo della
Repubblica.
La Direzione Nazionale del Popolo della Libertà approva quindi le
conclusioni politiche del Presidente Silvio Berlusconi e gli
conferma il proprio pieno sostegno e la propria profonda
gratitudine.


Guido
Podestà e Massimo Corsaro hanno presentato il ricorso alla Corte d'Appello
di Milano per l'ammissione della lista del presidente
Formigoni
www.formigoni.it


Alla
sinistra italiana resta solo la lotta ad personam e «se si
preoccupa di rimettere in piedi una coalizione contro una persona
fallirà ancora una volta». Il ministro dell’Economia, Giulio
Tremonti, in un’intervista al Messaggero spiega che "dal ’94 il
contrasto a Berlusconi si è incentrato su un doppio anti:
anti-Berlusconi e anti-berlusconismo". Da un lato un’opposizione di
tipo personale, «rivolta verso una figura politica moderna» e
dall’altro un’opposizione ad un modello politico "che la sinistra
rappresentava in termini sistematicamente negativi. Il punto
politico fondamentale - dice Tremonti - è che nel pensiero politico
prima di Forza Italia e poi del Pdl si è registrata una maturazione
profonda derivata dalla analisi del mutamento della realta".
Secondo Tremonti il governo Berlusconi ha fatto "una politica
opposta alle aspettative caricaturali della sinistra. Avendo avuto
la fortuna di aver previsto in anticipo la crisi, la priorità è
andata alla conservazione dello Stato sociale". Tremonti fa
un’analisi più allargata e sottolinea come in Europa «non trovi più
la sinistra» e «dove è al governo, è in crisi» e conclude: "Se il
futuro della sinistra italiana si concentra sull’assemblaggio di
una coalizione per battere Berlusconi nel 2013 e non sulla
costruzione di idee autonome alla dialettica contra personam è una
via che porta ad una nuova, anzi, alla stessa sconfitta".
"Riforma fiscale, serve prudenza e consenso». «Una riforma fiscale
è una cosa complessa e servono insieme alla determinazione politica
e all’ottimismo sempre necessario anche una grande prudenza e un
grande consenso»: lo dice il ministro dell’Economia, Giulio
Tremonti che, in un’intervista al Messaggero tocca anche il nodo
della riforma fiscale, «per la quale non possiamo fare errori
perché bisogna tener conto di vincoli come il debito pubblico e di
passaggi delicati come l’arrivo del federalismo fiscale".
"Una riforma fiscale non è una manovra elettorale - dice il
ministro - non è neppure una manovra finanziaria, è qualcosa di
enormemente più complesso. E’ una sfida che Silvio Berlusconi ha
lanciato già nel ’94. Il discorso che abbiamo fatto col premier è
che noi abbiamo un sistema fiscale che è stato disegnato negli anni
60, messo in legge negli anni 70 e poi per 40 anni infinitamente
rattoppato. E’ diventato un labirinto. Abbiamo una infinita
quantità di regimi fiscali che non corrispondono alla facoltà di
comprensione della mente umana. Il fisco italiano riflette più la
realtà dell’Italia. Con Berlusconi siamo convinti che non si può
entrare nel nuovo secolo con gli strumenti di cinquant’anni fa".
Tremonti non nasconde le difficoltà . "Tuttavia - aggiunge -
abbiamo una serie di vincoli, a partire dal debito pubblico.
Sappiamo che non possiamo fare errori, e dobbiamo tra l’altro
combinare la riforma fiscale con il federalismo fiscale. E’ un
meccanismo ad alta complessità".
Bonaiuti: riforma sì, ma non taglio delle tasse. «Lo diciamo da
anni. Sappiamo che il reddito fisso è il piu tassato. Però per fare
questo occorrono i tempi giusti e i momenti giusti, ma non
immaginate che la riforma sia il taglio»: lo ha detto Paolo
Bonaiuti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio,
intervenendo a Rainews24, a proposito della riforma del fisco. "Il
fisco attuale risale al 1971, a una legge delega del 1971 -
aggiunge Bonaiuti - E’ un fisco elaborato alla fine degli anni 60 e
teneva conto del mercato comune europeo e non dell’Unione europea,
quando c’erano le grandi aziende come la Fiat o la Olivetti che
sostenevano città come Torino o Ivrea e non c’erano i sei-sette
milioni di piccole e medie imprese che costituiscono il tessuto
italiano; quando non c’erano i cellulari o Internet.
E’ chiaro che bisogna arrivare a una riforma, ma non si può
immaginare che si faccia in un momento. La notizia è che intendiamo
riformare il fisco - dice Bonaiuti riferendosi alla telefonata
fatta ieri da Berlusconi agli europarlamentari del Pdl - Esce
un’agenzia che parla di taglio delle tasse, la correggiamo e inizia
il solito balletto. Una delle tante riforme è quella fiscale. Per
fare le riforme ci rivolgiamo, in un clima costruttivo di dialogo,
alla sinistra riformista. Ieri, ho detto che se c’è, Bersani batta
un colpo. Ancora una risposta non la abbiamo avuta. Sulle riforme
abbiamo lanciato un invito al dialogo, ma finora non c’è stata
risposta".