Il Popolo della Libertà di Lainate
Responsabile Sito: Smachetti Alessandro

Aguri di Buone Feste

auguri forza italia

Berlusconi spariglia

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Berlusconi ha cambiato un'altra volta, da solo, le regole della politica italiana. Lo fece la prima volta creando Forza Italia e vincendo le elezioni del '94. La seconda volta nel '97 quando gettò una corda verso D'Alema, trasformando il maggioritario parziale del matterellum in una forma politica: il bipolarismo. Ha ottenuto nel 2001 una grande maggioranza e un lungo governo, grazie alle divisioni ideologiche della sinistra. Ma si è trovato innanzi all'ostilità di tutti i poteri istituzionali e istituiti: dal presidente della Repubblica ai giudici, dai sindacati alla stampa, dalla Confindustria all'università. E, dopo le elezioni del 2005, ha avuto contro quasi tutte le Regioni, a cui improvidamente il governo Amato aveva dato un diritto di veto su argomenti, dall'energia ai trasporti, prima assicurate alla competenza dello Stato. Ha avuto contro un'insurrezione permanente, dai no global ai no tav. Ha visto la Campania trasformata in una pattumiera a cielo aperto. Ha avuto due alleati, l'Udc di Follini e Alleanza nazionale di Fini, che avevano un solo scopo: liberarsi di lui, spartirsene le vesti. Un uomo solo contro tutti. Le grandi corporazioni erano tutte contro di lui: poi i liberali della cattedra gli hanno imputato il non aver liberalizzato i taxi e le farmacie, cose tutte fatte da Bersani all'unico scopo di potenziare le cooperative rosse.

Un uomo solo. Ma ha avuto con sé una realtà che, nella politica italiana ispirata più a Guicciardini che a Macchiavelli, non conta niente: cioè il popolo. Un popolo che credeva in lui senza altro motivo che la sua stessa fiducia e che per questo andava oltre le potenze che governano l'opinione pubblica. Il sentimento popolare è una cosa diversa dall'opinione pubblica. Berlusconi è un caso storico quasi unico: quello di un leader che ha governato senza un partito, ma solo per la fiducia che coloro che non contavano politicamente niente gli davano: la libertà contro il potere. La campagna elettorale del 2006, fatta da Berlusconi solo, diceva due cose: che la maggioranza era guidata dai comunisti e che voleva aumentare le tasse. Cose terribili, barbariche, dicevano i custodi dell'opinione pubblica: la questione comunista era chiusa e criticare il peso fiscale voleva dire incoraggiare l'evasione delle imposte. Contro di lui era tutta la prima Repubblica: a destra, al centro e a sinistra. E perse per 24.000 voti alla Camera. Se non avesse seguito un incapponito ministro di Alleanza Nazionale, non avrebbe fatto nemmeno la legge sul voto degli italiani all'estero, che poi An volle gestire come cosa propria.

Dopo le elezioni Berlusconi chiese le larghe intese oppure nuove elezioni. La larghe intese furono rifiutate, la maggioranza pensò di aver vinto con il mandato di annullare tutta l'opera di Berlusconi
. Dalla riforma costituzionale a quella della giustizia. E allora egli decise di seguire il sentimento del suo popolo, praticando quello che Fini superbamente ha chiamato come la preferenza della fellowship alla leadership. Ma invece Berlusconi ebbe politicamente ragione: il popolo italiano, anche di sinistra, sentì il governo come un non governo, ma come una cooperativa per la spartizione del potere, quindi come non legittimo perché non governo. L'antipolitica nacque a sinistra contro la sinistra. E la politica tremò. E tremò sul piano più delicato: la sicurezza e l'immigrazione. Giuliano Amato passò dall'espulsione dei rom come massa di invasione all'incriminazione della polizia e all'abbandono di parte di Roma alle tifoserie. Un non governo, un non Stato.

Il popolo non di sinistra, che è restio anche ad andare a votare
, ha riempito i gazebo animato da un «partito di plastica» come Forza Italia: e non erano solo elettori di destra. Berlusconi, legittimato dal suo popolo, spariglia, abbandona il bipolarismo e sceglie la proporzionale tedesca. Lo fa di autorità, svuotando Chiti e Violante di ogni autorevolezza. Berlusconi è il solo in grado di chiudere la partita del bipolarismo. Esce di scena dal bipolarismo ricostruendo la politica; tutti sono obbligati a seguirlo. O per convinzione o per necessità.

Fini e Casini volevano liquidare Berlusconi nelle trattative di commissione, volevano impiccarlo al bipolarismo da essi ormai usato come un'arma per distruggerlo
. Hanno perso la gallina che faceva le uova d'oro. Fini è obbligato a domandarsi se vuole diventare un neogollista o ridiventare postfascista, Casini se vuole fare un partito democristiano con Mastella, Pezzotta, Tabacci e quanti altri: e vedere se il pesce elettore abbocca ancora alla lenza scudocrociata. Bossi non avrà il sistema spagnolo dei piccoli collegi. Che faranno le componenti del governo? Rimarranno bipolari con Prodi o sotto Prodi e i consensi calanti quando sanno che ora è possibile giocare in proprio? Solo per i nanetti dell'Unione non c'è trippa per i gatti. Berlusconi ha operato una grande strategia a cui tutti ora sono contrari: perché tutti la chiedevano e nessuno la prevedeva.

BERLUSCONI: Se cade il governo si vota

se cade il govenro

Ti proponiamo l’intervista di Silvio Berlusconi ad Affari Italiani del 3 dicembre 2007...
"Veltroni ha interesse ad affrancarsi dall’abbraccio mortale dell’estrema sinistra. Sicché il suo Pd pareggia il conto con il blocco liberale del nostro Popolo della libertà. In sostanza si vuol procedere entrambi sul modello delle grandi democrazie europee: un bipolarismo vero, libero da veti e ricatti".

Già, ma che cosa vede l’ex premier in fondo al tunnel di questa lunga transizione? Forse che per favorire questo bipolarismo e le riforme necessarie si va verso un governo istituzionale?
"No, assolutamente no", afferma deciso il leader dell’opposizione. "Se c’è la crisi e cade Prodi, che è stato indicato come leader dagli elettori, come si fa a mandare un altro, chiunque altro, al suo posto?", obietta ricorrendo a una domanda retorica. E completa il suo pensiero, definitivamente: "Se cade Prodi la strada maestra è una, una sola: il voto".

C’è chi dice però che la rigidità di questo diniego potrebbe piegarsi davanti a una convergenza bipartisan nei confronti di un candidato che sta nel suo cuore, ma non dispiace a Veltroni: Gianni Letta. E’ così, presidente? E’ vero che lei sarebbe favorevole a Letta premier, come è stato detto? Niente da fare, pollice verso (ma con dolcezza) del Cavaliere all’ipotesi di Letta premier: "Si son dette tante cose al riguardo. E non c’è dubbio che Letta è persona stimata da tutti. Ma non è una persona sola che può risolvere il problema, non è una questione di persone. Ci troviamo di fronte a nodi politici".
Dunque, presidente, che cosa c’è in questa ’liaison dangereuse’ (come molti la bollano) tra lei e Veltroni? "C’è una coincidenza di obiettivi. Entrambi vogliamo un bipolarismo di sostanza. Un forte partito da una parte e un forte partito dall’altra, come tra i popolari e i socialisti di Zapatero in Spagna, i laburisti e i conservatori in Inghilterra, i socialdemocratici e i cristianodemocratici in Germania".

Ma allora, si fa la riforma elettorale e poi si vota? "No, su questo si sono manifestate tesi contrapposte tra me e Veltroni. Noi abbiamo detto prima e ripetuto nel corso dell’incontro con i vertici del Pd: si fa la nuova legge elettorale e poi si va a elezioni anticipate. Ma Veltroni invece vuole, prima di andare al voto, non solo la riforma elettorale, ma anche le riforme istituzionali e dei regolamenti parlamentari".

Dunque, fate le riforme elettorali e istituzionali nel 2008? Vi siete accordati per votare nel 2009? "Su questo non ci siamo accordati".

Convocazione Congresso Comunale di Lainate

Cari Amici,
il Congresso Comunale di Lainate, è convocato per il giorno
giovedì 29 novembre 2007 alle ore 21,00 presso la Sala delle Capriate in Largo delle Scuderie (sopra la farmacia comunale) a Lainate, con il seguente ordine del giorno:

* elezione del Coordinatore Comunale
* elezione di n. 6 membri del Comitato Comunale
* elezione di n. 6 Delegati al Congresso Provinciale di Milano.

Il Congresso si svolgerà dalle ore 21,00 alle ore 24,00 secondo il seguente programma:

Svolgimento del Congresso:
* Insediamento Ufficio di Presidenza del Congresso e costituzione dei Seggi Elettorali.
* Saluti del Presidente del Congresso
* Saluto e relazione del Coordinatore f.f. Comunale uscente.
* Presentazione dei candidati e delle relative mozioni programmatiche congressuali (come da nuovo regolamento Art, 6)
* Discussione e dibattito (interventi max 5 minuti ciascuno)

Ricordiamo che, ai sensi dello Statuto e del Regolamento, sono elettori ed eleggibili tutti i soci in regola con il tesseramento 2006, che abbiano compiuto il 18° anno di età alla data di svolgimento del Congresso.

I nuovi soci 2006 potranno esercitare il loro diritto di elettorato attivo e passivo solo se iscritti
entro il 28 febbraio 2007 e compresi negli elenchi trasmessi dal Coordinamento Nazionale disponibili presso i coordinamenti regionali provinciali.

I soci 2005 che non dovessero risultare inclusi nell'elenco sopraindicato, pur avendo rinnovato l'iscrizione nei tempi previsti (
entro il 28 febbraio 2007), potranno partecipare alla votazione presentando il documento di riconoscimento e la ricevuta che attesti l'avvenuto versamento della quota. Ogni socio, per essere ammesso al voto, dovrà presentarsi al seggio negli orari indicati, munito di un documento valido ai sensi di Legge, che ne attesti l'identità personale.

Le candidature a Coordinatore Comunale devono essere collegate ad una mozione programmatica e ad una lista di candidati a membri del Comitato Comunale (vedi art. 6 del regolamento).
Le cadidature a Coordinatore Comunale devono essere sottoscritte da almeno il 15% degli aventi diritto al voto, oppure 150 soci (nel caso del Vostro Comune almeno
8 soci); devono essere indirizzate al Coordinatore provinciale e depositate presso la sede provinciale con almeno 48 ore di anticipo allo svolgimento del Congresso Comunale.

Le candidature a Delegato al Congresso Provinciale sono personali, non vengono raccolte in liste e devono essere sottoscritte da almeno il 10% degli aventi diritto al voto al Congresso oppure 100 soci (nel caso del Vostro Comune almeno
5 soci), e presentare secondo le modalità suddette per le candidatue a Coordinatore Comunale.

E' consentito anticipare via fax al Coordinamento Provinciale (02-28389246), copia dei documenti originali relativi alle presentazioni delle suddette candidature.

I grandi elettori dovranno essere in regola con l'iscrizione al Partito.

Tutte le ulteriori norme riguardanti lo svolgimento del Congresso sono disciplinate dallo Statuto e dal Regolamento, disponibili presso il Coordinamento Provinciale o sul sito di Forza Italia.

In considerazione dell'importanza della riunione, raccomandiamo la massima partecipazione.

L'Inquilino Prodi (Subito al Voto)

banchetto raccolta firme

L'inquilino Prodi

Puli puli puli pù
fa el Prodi
ciap ciap ciap ciap
fan i comunisti
cù cù cù cù
fan tutti gli altri
e di noi che cosa sarà

Se gan de di quei de Forza Italia
che ciapen frec a tirà su i firmi
a la mattina quand leven sù
ciapen tuta "luniun" e i
ghel pichen 8 miliun de
firmi in del ...

Puli puli puli pù
fa el Veltroni
Qua qua qua qua
fa l'Ochetto
ci ci ci ci
fa il Fassino

Mandate via l'inquilino
e di Voi che cosa
sarà

17 e 18 novembre: Forza Italia in piazza

"E’ l’ora di voltare pagina e di recapitare l’avviso di sfratto al governo delle tasse, dei tesoretti estorti e dello sfascio politico e morale.".

Con queste parole ieri Silvio Berlusconi ha chiamato all’azione noi parlamentari di Forza Italia ma in realtà tutto il popolo della libertà, come ha scritto lui stesso: "Il compito di ogni responsabile forza di opposizione è di convogliare la rabbia che sale da tutto il Paese in manifestazioni democratiche, di dar voce al malcontento dei cittadini e di trasformare la protesta in proposta.

Più grande sarà la mobilitazione in ogni angolo del Paese, più forte sarà la possibilità di tornare subito al voto per restituire la parola al popolo sovrano."

Nei prossimi giorni, attraverso
www.forzaitalia.it daremo conto delle modalità concrete con le quali anche tu potrai partecipare a questa importante iniziativa, probabilmene decisiva per ridare agli italiani la possiblità di scegliersi un governo capace delle riforme che servono a tutti i cittadini.

Fiaba: La Cicala e la Formica

VERSIONE CLASSICA
 
La formica lavora tutta la calda estate;
si costruisce la casa ed accantona le provviste per l'inverno.
La cicala pensa che, con quel bel tempo,
la formica sia stupida; ride, danza, canta e gioca tutta l'estate.
 
Poi giunge l'inverno, e la formica riposa al caldo ristorandosi
con le provviste accumulate, mentre la cicala trema dal freddo,
rimane senza cibo e muore.

VERSIONE AGGIORNATA AL 2007

La formica lavora tutta la calda estate; si costruisce la casa
e accantona le provviste per l'inverno.
La cicala pensa che, con quel bel tempo, la formica sia stupida;
ride , danza, canta e gioca tutta l'estate.
Poi giunge l'inverno, e la formica riposa al caldo ristorandosi con
le provviste accumulate.
La cicala, tremante dal freddo, organizza una conferenza stampa e
pone la questione del perché la formica abbia il diritto d'essere
al caldo e ben nutrita mentre altri meno fortunati muoiono di freddo e fame.
 
Santoro la ospita nel suo programma e dà la colpa a Berlusconi.
Il portavoce di Rifondazione Comunista parla di una grave
ingiustizia sociale.
 
Rai 3 organizza delle trasmissioni in diretta che mostrano la cicala
tremante dal freddo, nonché degli spezzoni della formica al caldo
nella sua confortevole casa con l'abbondante tavola piena di ogni
ben di Dio.
 
I telespettatori sono colpiti dal fatto che, in un paese così ricco,
si lasci soffrire la povera cicala mentre altri vivono nell'abbondanza.
I sindacati manifestano davanti alla casa della formica in
solidarietà alla cicala, mentre i giornalisti di sinistra
organizzano delle interviste domandando perché la formica
sia divenuta così ricca sulle spalle della cicala
ed interpellano il governo perché aumenti le tasse
della formica affinché essa paghi la sua giusta parte.
Alla pacifica manifestazione partecipano anche i centri sociali
che bruciano alcuni alberi del bosco e le bandiere di Israele e degli
Stati Uniti.
In linea con i sondaggi, il governo Prodi redige una legge per
l'eguaglianza economica ed una (retroattiva all'estate precedente)
anti discriminatoria.
 
Visco e D'Alema affermano che giustizia è fatta.
 
Mastella chiede una legge speciale per le cicale del sud.
Di Pietro chiede l'apertura di una inchiesta su Berlusconi.
Le tasse sono aumentate e la formica riceve una multa per non aver
occupato la cicala come apprendista; la casa della formica è
sequestrata dal fisco perché non ha i soldi per pagare le tasse
e le multe:
la formica lascia il paese e si trasferisce in Liechtestein.
 
La televisione prepara un reportage sulla cicala che ora, ben in
carne, sta terminando le provviste lasciate dalla formica nonostante
la primavera sia ancora lontana.
L'ex casa della formica, divenuto alloggio sociale per la cicala,
comincia a deteriorasi nel disinteresse della cicala, del governo e dei
sindacati.
 
Sono avviate delle rimostranze nei confronti del governo per la
mancanza di assistenza sociale.
Viene creata una commissione apposita con un costo
di 10 milioni di euro.
 
La commissione tarda ad insediarsi per la lite furibonda
sviluppatasi all'interno della sinistra per la divisione delle poltrone.
Intanto la cicala muore di overdose mentre la stampa evidenzia
ancora di più quanto sia urgente occuparsi delle ineguaglianze
sociali; la casa è ora occupata da ragni immigrati.
 
Il governo si felicita delle diversità multiculturali e
multirazziali del  paese così aperto e socialmente evoluto.
 
I ragni organizzano un traffico d'eroina, una gang di ladri, un
traffico di  mantidi prostitute e terrorizzano la comunità. Il
partito della sinistra propone quindi l'integrazione perché la
repressione genera violenza e violenza chiama violenza.

Veltroni è il più grande pifferaio degli ultimi 30 anni di politica italiana

"Stando a come ha gestito Roma, Veltroni quando passa dalla poesia alla prosa non dà prove brillanti. Per qualche giorno certamente Veltroni continuerà a volare alto, altissimo, poi dovrà tornare sulla terra e misurarsi con i fatti che hanno la testa dura. Per il centrodestra Veltroni è un serio avversario al quale non vanno fatti né salamelecchi né sconti perché la sua forza essenziale non è quella di riformare la realtà ma di manipolarla, essendo il più grande pifferaio di Hamelin comparso in questi ultimi trent’anni sulla scena politica italiana".

Lo ha affermato Fabrizio Cicchitto, vicecoordinatore di Forza Italia, che ha osservato: maggioranza pretendendo proprio in occasione della legge finanziaria un rovesciamento di una linea che non il centrodestra ma Draghi e una serie di osservatori internazionali dichiarano essere fondata sul contemporaneo aumento della pressione fiscale e della spesa pubblica, e conseguentemente mette in discussione l’alleanza con la sinistra radicale, oppure la sua è una geniale operazione mediatica sostenuta pressoché da tutta la stampa e da tutti i telegiornali che ha per obiettivo quello di dar fiato ad un governo, quello di Prodi, che così continuerà a far danni agli italiani e che invece va liquidato quanto prima.”

Attacco a Forza Italia

"Siamo di fronte, senza esagerare, ad un attacco deliberato e disonesto nei confronti di Forza Italia". Con queste parole il nostro coordinatore nazionale Sandro Bondi ha spiegato il parere negativo espresso da Forza Italia in commissione Affari Costituzionali di Montecitorio a proposito della riduzione del numero dei parlamentari. Bondi ha inoltre sottolineato che la campagna mediatica in atto contro Forza Italia ha come obiettivo "cavalcare l’antipolitica, inneggiare acriticamente al partito democratico e attaccare e indebolire Forza Italia" .

Elio Vito ha specificato che Forza Italia non è contraria "al taglio dei deputati in sé ma con questa sinistra, con questa maggioranza, non ci sono le condizioni per fare le riforme costituzionali. Sono solo un pretesto per allungare la vita del governo di tre anni e non noi vogliamo contribuire ad allungare la vita ad un governo che ha finito i suoi giorni".

Come ha ribadito il nostro vicecoordinatore nazionale Fabrizio Cicchitto
"
non accettiamo lezioni da coloro che hanno osteggiato la nostra riforma e poi bocciata con il referendum" in quanto la riforma costituzionale proposta dalla maggioranza è "una versione edulcorata fatta solo per prolungare la vita al governo" E tutti noi desideriamo che questo governo di incapaci vada a casa entro quest’anno.

Lavori a Rilento e i cittadini si ribellano

Qui sotto Vi mostreremo delle foto scattate da un cittadino che stufo del malgoverno della giunta di Bussini ci ha inviato via mail delle foto per documentare il tutto

Foto della scuola di via Litta ritardi nei lavori ( dovevano terminare prima dell'inizio della scuola)

Foto Piazza Dante (così si ripara la piazza in porfido????)

Clicca qui oppure sulla foto per vedere il resto delle immagini.
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Nuova tassa per titolari di partita IVA

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Sembra sia in arrivo l'ennesima tassa a caso, questa volta una specie di "tassa di esistenza", un'imposta fissa e non un'aliquota proporzionata al reddito del contribuente, questo per circa 900.000 autonomi.

Si legge, su Il Sole 24 Ore, che il Fisco studia una semplificazione a tutto campo del prelievo e degli adempimenti che punta a coinvolgere almeno 900.000 titolari di partite Iva con ricavi fino a 30.000 euro.

Questo 'tributo minimo' sostitutivo di Irpef, Ires, Irap e Iva sarebbe versato annualmente anche a rate dai soggetti interessati nelle casse dello Stato, senza doversi imbattere nei calcoli per la determinazione dell'imponibile. Il meccanismo, che il Governo sta studiando con le associazioni degli autonomi, con tutta probabilità troverà posto nella prossima Legge Finanziaria.

Il presidente Confesercenti Marco Venturi dice: “una semplificazione positiva perché significa dare una prima certezza sulla quantità delle imposte da pagare, può determinare un effetto di allungamento della sopravvivenza delle imprese ed aiutare a combattere la concorrenza sleale facilitando l’emersione dell’abusivismo commerciale”.

“Ma è solo un primo passo. Molte le cose che rimangono da fare a sostegno delle pmi: il superamento dello scontrino fiscale per tutti, l’esenzione delle imprese dal pagamento dell’Irap fino a 15mila euro, la riduzione dell’Iva sul turismo”.

Potrebbe essere senza dubbio positivo il fatto di non dover perdere intere giornate di lavoro per adempiere a tutti gli obblighi burocratici, resta da vedere quanto ci potrà "costare" tutta questa improvvisa libertà...

Le Grandi Opere sono ferme

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Se l’attuale governo non lascerà al più presto le stanze del Palazzo che inutilmente occupa, l’Italia sarà condannata e perdere le grandi sfide economiche e organizzative che si profilano. Da quando Romano Prodi si è insediato a Palazzo Chigi la realizzazione delle grandi opere e delle infrastrutture necessarie al sistema-Paese è praticamente bloccata, eccezion fatta per gli eterni lavori sulla Salerno-Reggio Calabria. Il blocco non è dovuto né alla congiuntura sfavorevole né a manchevolezze tecniche delle imprese appaltatrici, ma semplicemente alle lacerazioni interne al governo che, su questo come su altri problemi, esprime posizioni contrastanti che paralizzano ogni decisione. C’è una sinistra radicale e ambientalista che vagheggia un’Italia arretrata e isolata dalle grandi reti di traffico stradale, ferroviario e marittimo che si stanno realizzando in Europa e c’è una sinistra che dice di essere moderna, ma non riesce a sottrarsi ai ricatti degli antagonisti e subisce, condannando il Paese.

Questa divisione si è tradotta, in consiglio dei ministri, in un aspro scontro fra il ministro delle Infrastrutture, Di Pietro, e il responsabile dell’Ambiente, Pecoraro Scanio. Insulti, parole grosse. Il primo ha accusato il leader dei Verdi di esercitare tutti i trucchi burocratici possibili per sabotare, con sorda tenacia, la realizzazione delle grandi opere.

Tav e dintorni

E' stato soltanto l’ultimo in ordine di tempo di una lunga serie di scontri. Di Pietro ammette che la realizzazione della Tav è a rischio, proprio perché tutti gli intoppi posti nella valutazione dell’"impatto ambientale" hanno creato ritardi che diventa impossibile colmare. Senza contare che gli oppositori governativi dell’alta velocità quando non riescono a sabotare con le armi della burocrazia, sanno come mobilitare la piazza, grazie alla contiguità che conservano - sia i verdi che i comunisti - con i "movimenti". Quella di Di Pietro è una dichiarazione d’impotenza: ha riconosciuto che la coalizione al potere non può contare su una maggioranza necessarie e sufficiente per realizzare la tratta ad alta velocità Torino-Lione.

La situazione è aggravata dal groviglio di competenze e incompetenze creato nel pletorico governo del Professore: il ministro delle Infrastrutture non si deve scontrare quotidianamente con quello dell’Ambiente, deve fare anche i conti col titolare dei Trasporti, Bianchi, designato dal Pcdi.

Tutta la sinistra radicale si è posta fra gli obiettivi principali quello di cancellare lo sforzo di ammodernamento avviato dal governo Berlusconi con l’avvio delle grandi opere. Il grande sconfitto è il Paese, prevalgono l’odio fazioso e la cecità ideologica.

E non è in pericolo soltanto la Tav. Sono a rischio anche la tangenziale di Mestre, mentre non si avvia la realizzazione della Bre-Be-Mi. La complicità di certi partiti contrari alla modernizzazione esalta e difende il potere d’interdizione e di veto esercitato da enti e organismi locali e tutto ristagna.

Il grande gelo

Pochi giorni fa, l’amministratore delegato dell’Enel, Fulvio Conti ha affermato che nel prossimo inverno il nostro Paese rischia di restare al freddo e al buio. L’Italia dipende principalmente dalle importazioni di gas dall’Algeria e della Russia. Non c’è da stare tranquilli perché gli aumenti mondiali dei consumi, oltre che condizioni di turbolenze politiche, specie all’Est, potrebbero rendere problematiche le forniture o ridurle. La situazione sarebbe di gran lunga migliore se il nostro Paese potesse ricevere il gas via nave, ma per farlo dovrebbe disporre di "rigassificatori", impianti mai realizzati per l’opposizione sorda della solita sinistra radicale e ambientalista. Il ministro Pecoraro Scanio ha tentato di minimizzare l’allarme di Conti, ma un altro esponente del governo, Bersani, ha riconosciuto che il pericolo è reale, "siamo al pelo".

Il rischio di "black out" è concreto perché l’Italia non dispone nemmeno di grandi depositi di stoccaggio. Di recente è stato chiesto di ampliare uno di questi depositi, a Settala, nel Milanese, proprio perché si potessero costituire delle scorte sufficienti per diversi mesi. E’ subito scattata un’operazione di sabotaggio basata su interpretazioni pignole e cavillose delle norme, ad opera del solito ministero dell’Ambiente.

Veti e rifiuti

Sono passati pochi mesi, ma non si è cancellato il ricordo di una Napoli infernale, ammorbata dalle montagne di rifiuti e dai fumi dei cassonetti incendiati.

Una gravissima emergenza, che ha danneggiato l’immagine dell’Italia. Altro che Terzo Mondo. Anche lì, in una città che legava non poche speranze alle opportunità della stagione turistica, da anni non si riescono e realizzare i "termovalorizzatori" per l’opposizione irriducibile delle solite forze del "no", abilissime nel mobilitare piazze ed enti locali. Mentre Bassolino diffondeva la leggenda metropolitana di un "rinascimento napoletano" che non c’è, città e province vicine affondavano fra discariche e smaltimenti illegali che hanno arricchito soltanto la camorra.

Non appena lorsignori avranno tolto il disturbo, bisognerà rimboccarsi le maniche e riguadagnare il tempo perduto. Che è tanto.

Berlusconi: la maggioranza imploderà presto, voto in primavera

"Sono ottimista sul nostro futuro perche’ questa maggiornaza implodera’ presto. Noi torneremo alle urne a primavera". Lo ha affermato Silvio Berlusconi che è intervenuto a Gubbio nella terza e conclusiva giornata del seminario organizzato da Forza Italia.

Il Presidente ha citato i dati dell’ultimo sondaggio di ’Olimpia research’ che danno la Casa delle Liberta’ al 55,7 per cento e il centrosinistra al 44,1 per cento. Il Partito Democratico, che definisce ironicamente "grande, nuovo, straordinario" e’ fermo al 27%, mentre Forza Italia sale al 32,7%. "Per quanto riguarda la fiducia a Prodi il fantastico leader e’ al 23,2%; Silvio Berlusconi voi mi direte al 25, al 30, al 40, al 50, al 55 per cento. E invece il sottoscritto e’ al 63%". Dopo le elezioni delle politiche Berlusconi aveva proposto un accordo al centrosinistra per governare il Paese e ripartire e cariche istituzionali". "Loro invece di ricercare soluzioni capaci di rappresentare la realta’ uscita dalle urne, hanno pensato di governare l’Italia con una maggiornza risicata e divisa".


Parlando della rivolta fiscale adombrata da Bossi, il leader della Cdl ha sottolineato che senza il calo della pressione fiscale "l’Italia finira’ per ribellarsi", ma soprattutto accusa il centrosinistra di aver riportato indietro gli orologi della Storia. Il Governo Prodi e’ sotto il ricatto della sinistra ed e’ costretto ad una medizione continua. Il fattore ’K’ pesa sull’Esecutivo e sulle sue scelte e si e’ in presenza di un "tragico spettacolo di rissosita’". "L’Italia e’ in crisi - ha osservato Berlusconi - e ci chiede di tornare al Governo con la nostra classe dirigente disinteressata e moderna". Non c’e’ spazio ad operazioni di frontiera ed antistoriche, ma Berlusconi apre ad una nuova legge elettorale, purche’ raccolga l’accordo di Gemonio con Bossi: "Rafforzamento del bipolarsimo, premio di maggioranza alla coalizione, voto per il programma per il Presidente del Consiglio. Detta anche i tempi, cioe’ subito, altrimenti si puo’ anche andare a votare con quella attuale che ha funzionato bene alla Camera e non ha funzionato al Senato solo perche’ il centrodestra ha preso 200 mila voti piu’ del centrosinistra.

Berlusconi ha sollecitato la creazione della federazione dei gruppi parlamentari della Cdl per poi proseguire il percorso "condiviso e corale verso il Pdl. Un Partito delle liberta’ che non deve avere paura dei Circoli di Michela Brambilla e degli altri movimenti. Per spiegare questo ha fatto ricorso ad una metafora: "Un grande fiume non puo’ avere timore dei suoi affluenti. Piu’ affluenti ci sono e piu’ il fiume diventa grande". "Ho un grande sogno concludere la mia avventura politica lasciando in eredita’ un grande partito unitario, federato con la Lega".

Governo Prodi: eccesso di ribasso

eccesso-di-ribasso

"Ecco i brogli in Australia"

ROMA - A lungo si è discusso sulle presunte irregolarità nelle elezioni politiche dell'aprile 2006, per il rinnovo del Parlamento, vinte di stretta misura dal centrosinistra. Ma il voto all'estero, che alla fine risultò decisivo, è stato il più contestato: sia nelle sedi locali, che durante lo spoglio centrale a Roma.

Ora arriva a
Repubblica.it un video destinato a riaprire la discussione. E' girato in una casa australiana ("di Sydney" dice la voce narrante, che è di Paolo Rajo, candidato al Senato per l'Udeur all'estero), dove qualcuno, ripreso di spalle, ha davanti a sè su un tavolo un mucchio di schede elettorali, che compila in blocco, assegnando voti e indicando preferenze in massa per l'Unione al Senato (scheda viola) e, per errore, per Forza Italia alla Camera (scheda arancione). Le schede vengono poi richiuse e sistemate nelle buste originali del Consolato e sigillate. Sono almeno un centinaio.

"Il filmato l'ho fatto io stesso durante la campagna elettorale per le scorse elezioni politiche in cui io ero candidato al Senato nella lista Udeur di Mastella" spiega a
Repubblica.it l'autore.

Il racconto integrale. "Mi chiamo Paolo Rajo lavoro come giornalista e presentatore nella stazione radio Rete Italia, conducendo il programma del mattino. Ero andato in giro a chiedere voti come facevano tutti i candidati e sono capitato a casa di un conoscente con famiglia numerosa. Essendo molto conosciuto e amato proprio per il lavoro che faccio, sono stato accolto con estrema gioia da questa persona. Quando poi gli ho spiegato il motivo della mia visita mi ha detto candidamente "Ma Paolo, noi ti stiamo già aiutando, in garage c'è mo figghiu cu ati boy frend che ti stanno a riempire le tue ballot paiper (leggi: schede elettorali).


Resto spiazzato, lo ringrazio, poi ripensandoci, gli chiedo di spiegarmi perché in garage e perché con altri amici?

Ti faccio vedere, vieni e mentre andavamo nel suo garage mi spiega che era stato avvicinato da alcune persone che gli avevano detto: "Se vuoi aiutare Paolo ti portiamo dei pacchi di schede e ti diciamo cosa devi fare, poi passeremo noi a riprenderle e daremo anche una cassa di birra ai ragazzi che ci aiuteranno".

Il mio stupore diventa allucinazione, pensavo di stare sognando, comunque entro in garage e davanti a me, si para la scena di un tavolo apparecchiato con tovaglioli, ma sopra invece che del cibo c'erano tantissime schede pronte al voto in serie. Ovviamente non si votava per me per l'Udeur ma per l'Unione.

Pacchi di schede, con ancora i plichi originali così come erano stati spediti dal consolato. "Vedi, vedi come ti aiutiamo...!" Ho fatto presente che non stavano votando me, ho anche detto, che comunque quell'aiuto io non lo avrei mai accettato, almeno in quel modo. Sapete com'è? Si è quasi offeso. Queste sono persone giunte oltre 50 anni fa in Australia, in Italia forse non avevano mai votato e quello che stavano facendo veramente lo facevano "di cuore", incredibile ma è così.

Avevo con me il mio cellulare ed ho ripreso la scena cercando di evitare i volti, non mi andava affatto creare problemi a quella gente.

Questo succedeva, attenti, almeno una settimana prima che si votasse in Italia, ed io quella ripresa l'ho subito inviata via e-mail in allegato all'Udeur, il partito per il quale ero candidato. Nessuna risposta, nulla, nemmeno un riscontro per dirmi di aver ricevuto l'e-mail. Per timore che via Internet qualcuno potesse metterci lo zampino, ho inviato tutto sempre al Partito, via posta espressa. Nulla. Dopo il risultato delle elezioni ho chiesto decine, forse centinaia di volte, spiegazioni, chiarimenti sulle azioni da poter perseguire. Nulla, assolutamente nulla.

L'unica volta in assoluto che il partito mi ha contattato senza minimamente accennare alla cosa è stato qualche mese fa quando mi chiedeva di inviare al più presto la nota firmata per le spese elettorali che avevo sostenuto in Australia ai fini del rimborso. Rimborso, sia chiaro, per il partito, non per me.

Questa in breve è la storia del filmato. Dovete anche considerare che la cosa allucinante è che in Italia si parla di riforma elettorale ma non si fa accenno alle modalità del voto all'estero. All'estero si è votato con il sistema postale, ovvero tutti gli aventi diritto al voto hanno ricevuto le schede per posta, tutti. Il voto postale è contemplato anche per altre nazioni, ma solo riservato solo a quei cittadini che per straordinari motivi contingenti non possono recarsi nel proprio Paese. Altrimenti si vota all'estero con il sistema della costituzione dei Seggi Elettorali con tanto di presidente e scrutatori e rappresentanti di lista presso i rispettivi consolati e/o sedi da questi scelti per l'occasione. Gli scrutini si fanno in loco e i resoconti vengono verbalizzati dall'ambasciatore o ufficio addetto e quindi i risultati inviati nella nazione di appartenenza.

Il voto degli italiani all'estero invece si è svolto in questo modo:

1 Le schede elettorali, i certificati elettorali, e le stesse buste sono state stampate in loco, non in Italia, sembra per mancanza di tempo materiale. Quindi viene facile chiedersi: chi ha scelto la tipografia? Chi ha controllato che non siano state stampate quantità maggiori di schede, etc.

2 Le schede elettorali sono state spedite in alcuni casi a cura delle stesse tipografie agli aventi diritto al voto. A Sydney, prove alla mano, moltissime schede sono state spedite almeno con tre giorni di ritardo, rispetto a quanto stabilito dalla legge elettorale.

3 Lo stesso elettore doveva rispedire le schede elettorali con busta preaffrancata al Consolato che raccolte le doveva poi inviare a Roma, sotto scorta? Forse.

4 Il sistema di votazione era così convulso da mettere in difficoltà anche quelli più preparati e avvezzi già al voto, immaginiamo per quelle persone che hanno votato per l'Italia per la prima volta e per giunta con questo sistema assurdo (questo per l'80% dei votanti all'estero).

Ci sarebbero tantissime altre considerazioni da fare. Una cosa molto importante che riguarda il filmato: fateci caso, il giovane impegnato al voto commette un errore nel voto alla Camera, scheda color arancione. Avuto le "spiegazioni" di votare il primo simbolo in alto a sinistra, ponendo quindi il nome del candidato, questi, nella scheda della Camera la cui predisposizione dei simboli era diversa, vota sempre il primo in alto a sinistra (quindi Forza Italia) scrivendo invece il nome del candidato dell'Unione, Fedi".

Berlusconi attacca Ciampi e le "stronzate" di Prodi

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“Da un campione di 3mila persone intervistate durante la manifestazione del 2 dicembre a Roma, emerge che almeno 5 milioni di italiani sono pronti a tornare a Roma per chiedere di ritornare alle urne e mandare a casa l’attuale governo”.

Il Cavaliere sfodera un altro dei suoi sondaggi alla “scuola di politica” della fondazione Europa Civiltà, organizzata alla Fiera di Milano dal presidente della regione Lombardia, Roberto Formigoni. Durante l’appuntamento, Silvio Berlusconi ha sferrato una serie di attacchi. Nel mirino anche l’ex presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. Infatti, nel parlare della legge elettorale “è una buona legge”, ha detto che Ciampi, in quanto “uomo della sinistra”, con il suo intervento allora “determinò un premio di maggioranza al Senato a livello regionale”. Per il leader di Forza Italia, la legge in vigore si potrebbe “correggere mettendo il premio di maggioranza nazionale al Senato e uno sbarramento, se non del 5% almeno del 4%”. E, alludendo all’ex ministro leghista Roberto Calderoli, si è detto dispiaciuto che l’attuale legge fu definita da questi “una porcata”.
Berlusconi ha poi lamentato il fatto che, durante la scorsa campagna elettorale, è stato costretto ad andare in Tv per rispondere alle “stronzate di Prodi”, invece di avere la possibilità di esporre ciò che il suo governo aveva fatto in cinque anni di mandato. “Volevo andare in tv a rendicontare sul nostro operato, ma mi hanno limitato a rispondere, solo per due minuti, alle domande dei giornalisti e a replicare alle stronzate di Prodi”, ha detto il cavaliere, che rivolgendosi ai giovani in platea: “Vedo che apprezzate il mio linguaggio rozzo ma efficace!”. Altra critica alla politica del No che per Berlusconi viene agevolata dal governo nonostante sia caratteristica di una minoranza di italiani: “Lo Stato ha abdicato all’uso legale della forza. Trecento persone alla stazione Tiburtina bloccano un intero Paese, un manipolo di persone dice no alla Tav, in questo Paese ci possono essere delle minoranze che bloccano opere pubbliche e servizi. Lo Stato non li contrasta, abdica all’uso legale della forza, perché al Governo c’è una sinistra che vede queste manifestazioni come esercizio di democrazia”. Il discorso si è poi spostato sul partito unico del centrodestra. “Il partito unico, - ha detto il leader di Fi – resta l’obiettivo da perseguire. Anche se al momento non sembra essere vicino a diventare realtà e non rientra tra le intenzioni degli attuali eletti, so che è nel cuore di molti elettori”. Berlusconi ha ricordato come dentro la Casa delle Libertà si sia sentita “la necessità di fare un passo avanti e si sia iniziato a parlare di una federazione delle libertà sulla quale all’inizio sembrava fossero tutti d’accordo, Udc compreso. Poi dopo le elezioni, è saltato tutto per aria ma, ripeto, il partito unico rimane un obiettivo da perseguire”. Anche per, secondo l’ex premier, Udc e Lega a parte, l’idea del partito unico trova il consenso di Alleanza Nazionale: “Fini si è espresso anche di recente in modo molto positivo sulla cosa e la sua fondazione partecipa ad uno studio per una ipotesi di statuto del partito unico delle libertà. Si tratta di una ispirazione che nasce dal basso, non di una fusione a freddo tra i vertici di due partiti con la finzione delle primarie su un leader già deciso”. Infine, i Circoli della Libertà, guidati da Michela Brambilla, che per l’ex premier “possono essere avanguardia del partito delle libertà, visto anche che la Brambilla è un caterpillar”.

Nuovo Reality Show: Un Giorno in Pretura

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Qualsiasi conversazione telefonica, una volta intercettata, registrata e trascritta, assume un tono sinistro da “carbonaro”. Non c’è da stupirsi quindi se le intercettazioni di D’alema, Fassino & co. hanno oggi riempito le pagine dei giornali italiani.

C’è però da dire che frasi come : «Dobbiamo vederci personalmente, stai attento alle comunicazioni» e «Sto abbottonatissimo» lasciano qualche perplessità sulla bontà degli intenti..

L’interessante saga delle intercettazioni telefoniche ci sta facendo vivere una sorta di reality show che in qualche modo si dimostra più appassionante del classico Grande Fratello. Ma ci rendiamo conto ? Tutto ciò incorpora il meglio del Reality Vip, del Gf, di Un giorno in Pretura e sono pronto a scommettere che, se inseriranno anche le nomination, il format così confezionato ci darà un bel pò di soddisfazioni anche in termini di audience...

Il Castello di Barbaiana

Sindaco, Vicesindaco, redazione di Settegiorni.

Ancora io, ma non mi fermerò mai e continuerò a sfidare il "comune" menefreghismo
sui problemi della piccola e dimenticata Barbaiana frazioncina di Lainate.

Grazie ad amici è stato fatto un
blog, spero Sig. Sindaco che lei sappia cosa sia altrimenti qua "andem ancamò in gir in caret".

Ora le mie mail non verranno cestinate solo da Lei ma pubblicate e lette da chi vuole. Naturalmente non mancherò di segnalare se la mail mandata avrà risposta o no.

Ricordo naturalmente che tutte le mie mail hanno come oggetto
IL CASTELLO DI BARBAIANA DI VIA CAIROLI, I PROBLEMI CHE QUESTO CAUSA E LA COSTANTE ASSENZA DI TUTELA DEL COMUNE di chi, come me, ABITA NEL PARCO!
Se tra i riceventi di questa mail qualcuno è interessato ad avere copia delle precedenti spedite al Sindaco da circa 3 anni può contattarmi.

Tengo a precisare che il tema del castello non ha l'esclusiva sul blog, quest'ultimo ha il potere di informare, espandere e ricevere tutto quello che le persone pensano sul tema LAINATE.

Fabio Danisi

Proprio come il nostro Sindaco!!!

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Bilancio 2007: Perché dissentiamo

Sindaco Bussini
Bussini e la sua giunta assomigliano sempre più a quei soldati giapponesi asserragliati su un’isoletta del Pacifico,ai quali nessuno aveva detto che la guerra era finita.

Con il bilancio di previsione 2007 questa sciagurata Giunta , come quei poveri soldati, si rifiuta di guardare in faccia la realtà e segna il suo indecoroso e definitivo fallimento.

Le promesse elettorali sono svanite nel nulla…..nessuno le ricorda o fa finta di non ricordare.

L’arroganza e la spudoratezza di questa Amministrazione ha costretto il Gruppo consiliare di Forza Italia ad abbandonare l’aula nel corso della presentazione del bilancio di previsione 2007.

Le motivazioni vanno ricercate sia nell’assoluta mancanza di considerazione delle opinioni espresse dalle minoranze, sia in tutto quello che c’è e in quello che manca nella proposta di questa Giunta di sinistra (il Centro lo trovate su “ Chi l’ha visto ? “ RAI 3).

Vi proponiamo un breve scampolo delle suddette :

-
è il bilancio delle tasse, mai così alte nella storia di LAINATE.Tutto ciò malgrado i trasferimenti da Stato e Regione risultino in aumento. ”Guinnes dei primati “ raddoppia l’IRPEF

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è il bilancio del conflitto d’interessi.

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è il bilancio dei debiti.

-
è il bilancio dell'ideologia contro il buonsenso e l'interesse dei cittadini.

-
è il bilancio del malgoverno e degli sprechi. Crescono le spese correnti ma calano gli investimenti. La macchina amministrativa di Bussini costa di più ( leggi consulenze inutili ecc.) ma produce di meno. Le scelte politiche non sono chiare, né danno risposte ai bisogni dei cittadini (sicurezza, ordine, pulizia, tranquillità, sburocratizzazione ecc. …non nominiamo la viabilità per non infierire ).

-
è il bilancio di chi non mantiene le promesse, non rilancia le infrastrutture, “tira a campare “ in una immobilità assoluta.

Un consiglio spassionato a “ lorsignori “ della Giunta : Tirate fuori dai cassetti delle scrivanie il vostro programma elettorale, leggetelo attentamente e……meditate.

Pensierino della sera :

A tutti coloro che hanno votato e sostenuto questa Amministrazione e ora si lamentano, rammentiamo che non era necessario essere degli indovini per sapere come sarebbe andata a finire ………. e noi ve lo avevamo anche detto.

Ricordate……. il lupo perde il pelo ma.. ecc. ecc. SVEGLIA !!!

Coordinamento di Forza Lainate

Politica e Affari

NASCE IL PD E IL MONDO DELL'ECONOMIA LO FESTEGGIA CON UN’ASSORDANTE ASSENZA DELLA LEADERSHIP: RUTELLI DIMENTICA PRODI MA ROMANO E BAFFINO PUNTANO AL QUIRINALE.

UNICREDIT-SOCGEN, SI MUOVE LA LOBBY MCKINSEY

LA VENDETTA DI AGNES SU PRODI

1 – LA NASCITA DEL PD SALUTATA DAL MONDO DELL'ECONOMIA CON L’ASSENZA

Carletto De Benedetti non c'era e non c'erano nemmeno gli industriali (ad eccezione di Pasquale Pistorio) e banchieri che di solito posteggiano davanti agli uffici di Ciccioduro Rutelli e Mortadella Prodi. Nelle due kermesse di Firenze e Roma che hanno segnato l'atto di nascita del nuovo Partito Democratico, il mondo dell'economia ha brillato per la sua assenza. Evidentemente gli imprenditori e la finanza preferiscono stare alla finestra. E' probabile che tra i primi ad affacciarsi a ottobre, quando si terrà l'Assemblea Costituente, ci sarà Carletto De Benedetti che due anni fa assicurò di aver preso la prima tessera del nuovo Partito.


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L'unica voce del mondo industriale che si è sentita al congresso fiorentino è stata di Guido Barilla, il 49enne erede del mitico Pietro che nel 1993 ha raccolto l'eredità dell'azienda di Parma. Barilla ha studiato per due anni negli Stati Uniti e ha una formazione universitaria in filosofia. Dopo aver superato momenti drammatici quando il padre negli anni '70 vendette l'azienda all'americana Grace, Guido non dimentica che negli anni '60 i governi di centrosinistra imposero l'obbligo di inscatolare la pasta. L'unica azienda attrezzata in quell'epoca era la Barilla che su quell'opportunità costruì le sue fortune anche se le origini risalgono addirittura al 1735.

Al Congresso DS l'uomo del Mulino Bianco non ha fatto un discorso sensazionale; ha chiesto stabilità del mercato, credibilità dei politici e ha lanciato un appello in difesa delle imprese familiari bistrattate dalle tasse. Nel forno del Partito nascente il biscottino rosso del Mulino Bianco è stato molto apprezzato.

2 – LEADERSHIP: RUTELLI DIMENTICA PRODI. MA ROMANO E BAFFINO PUNTANO AL QUIRINALE

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Erano le 12,45 di ieri quando l'ex-sindacalista Franco Marini si è buttato a capofitto in una violenta polemica con i giornalisti. Messi da parte la pietas e il pathos, il leader dei Popolari ha accusato i media di giocare in modo perverso. "Non so usare il computer, non conosco l'abc di questi ordigni - ha urlato il Presidente del Senato - so soltanto che dalle 3 alle 6 di ogni giorno voi tutti, cari amici, corrette dietro alle agenzie, poi dopo le 6 di sera telefonate a tutti i giornali per fare in modo che le vostre dichiarazioni vengano riprese. Quando il mio portavoce mi porta le agenzie, io molte volte lo faccio correre...non vi accorgete che i media prima parlavano di fusione fredda; da 4-5 giorni dicono che il nuovo partito è un fatto storico?".


Pochi minuti dopo le dichiarazioni di
Marini è salito sul palco Ciccioduro Rutelli per il discorso finale e anche lui con toni più composti ha cacciato in un angolo la tentazione della stampa di trovare subito il nuovo leader che con il suo carisma metterà a tacere le primedonne dei due partiti. "Bando ai personalismi - ha esclamato il leader della Margherita - saremo una squadra che non si divide". E qui ha citato Piero, Walter, Massimo, dimenticando Romano con grande disappunto di Arturo Parisi che seduto nella prima fila non ha battuto le mani su questa affermazione montezemoliana. Con puntualità inevitabile il giochino perverso della ricerca del Grande Leader è già scattata. I giornali di oggi stilano una tabella dove si ritrovano i sopravvissuti (Fassino, Rosi Bindi), i volenterosi (Rutelli, Enrico Letta), gli outsider (Veltroni, Finocchiaro) e i padri della patria (D'Alema e Prodi) pronti a fare un passo indietro per puntare al Quirinale.

3 – ANSIA PER L’ANSA

L'Ansa soffre. Dopo sei anni di bilanci positivi l'Agenzia nazionale della stampa associata fondata il 15 gennaio 1945, chiuderà il bilancio 2006 in passivo. Agli editori-azionisti l'amministratore delegato Mario Rosso sta per comunicare che il deficit è di 2 milioni di euro, un risultato che deriva dalla riduzione degli abbonamenti e dal taglio del 7% delle convenzioni con gli enti pubblici. Mario Rosso, un manager che ha cominciato a sgambettare nel '73 in Fiat e per un paio d'anni ha lavorato in Telecom prima di passare a Tiscali e poi all'Ansa, non è certo felice da questo risultato. Ma più triste ancora è Giampiero Gramaglia, il neodirettore dell'Ansa, già corrispondente da Washington che sarà costretto a ridimensionare il piano di sviluppo dell'Agenzia.

4 – UNICREDIT-SOCGEN, DIETRO LE QUINTE SI MUOVE LA LOBBY MCKINSEY

Tra piazza Duomo e piazza Cordusio, dove ha sede l'Unicredit, ci sono poche decine di metri. Un filo ideale lega però i vertici della banca guidata da
Alessandro Profumo e della società di consulenza McKinsey che ha il suo quartier generale al numero 31 della piazza della Madunnina, ed è la "mamma" dove sono stati allevati lo stesso Profumo, Colao Meravigliao e Corrado Passera. Non è un caso quindi che a tirare la volata a Unicredit sulla Societè Gènèrale di Parigi in favore del banchiere italiano, sia un uomo targato McKinsey. Si chiama Gianemilio Osculati, ha 60 anni, una moglie di nome Maria Antonietta, e un profilo da attore di soap opera americana.

Osculati è presidente di McKinsey nell'area mediterranea e siede come indipendente nel consiglio di amministrazione della banca francese. Per sei anni è stato direttore della Banca d'America e d'Italia (filiale di Deutsche Bank) ed è molto amico di Philippe Citerne, il numero due di Societè Gènèrale che siede nel consiglio di amministrazione di Unicredit. Sono loro gli anelli di congiunzione tra Unicredit e il colosso francese (fondato nel 1864) con 22,5 milioni di clienti, 120mila impiegati e una presenza in 77 paesi.

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Alessandro Profumo ce la sta mettendo tutta per diventare uno tra i primi grandi banchieri europei e anche se negli ultimi giorni sono sorte difficoltà sul prezzo, i francesi non sembrano mettere barricate insormontabili al matrimonio con Unicredit. Perfino un giornale come il "Figaro" sabato ha scritto che a spingere per l'integrazione tra le due banche sarebbero soprattutto i parigini. Dietro le quinte si muove la lobby McKinsey che vede in prima fila il genovese Alessandro Profumo e il lombardo Gianemilio Osculati, entrambi laureati alla Bocconi, la madre di tutti i sapientoni.

5 – CAZZOLA, PRENDI 50 MLN E SCAPPA

Prendi il malloppo e scappa. Così viene interpretata a Bologna la mossa improvvisa di Alfredo Cazzola, il 57enne patron del MotorShow e della squadra di calcio locale, che dalla mattina alla sera ha deciso di vendere la sua società "Promotor International" a un gruppo francese. Cazzola è un bolognese 57enne, molto dinamico e grande amico di Luchino di Montezemolo, che dal '81 ad oggi è riuscito a mettere le mani sulle principali Fiere italiane. Nel '94 ha preso in gestione il Salone dell'Automobile di Torino, poi negli anni successivi ha collezionato Lingotto Fiere, Fiera Roma, Rimini Fiere e Bologna Fiere (quest'ultima presieduta dall'amico Luchino).

Ancora pochi mesi fa dichiarava che Bologna era la città dei motori, del basket e del futuro. Di colpo ha deciso di cedere ai francesi di GL Events, la società di Lione più grande al mondo nel settore espositivo, il pacchetto di Promotor International nella quale dal 2000 è socio anche Interbanca del Gruppo Antonveneta. Cazzola non ha ragioni strane per scappare; fino a pochi giorni fa girava per le aziende proponendo il rilancio dello Smau, il salone delle tecnologie che si tiene ogni anno a ottobre. Ma l'aria che tira in Italia sulle Fiere e sui Saloni non è delle migliori; il mercato è in calo e le aziende espositrici stanno tirando i remi in barca. Evidentemente l'offerta di 50 milioni di euro da parte dei francesi ha indotto Cazzola a cercare un futuro migliore.

6 – LA VENDETTA DI AGNES SU PRODI

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Per trovare i nemici più grandi di Prodi, quelli che hanno il dente più avvelenato, non bisogna guardare a destra, ma nella pattuglia dei sopravvissuti democristiani che fa capo a Ciriaco De Mita. Sono gli uomini dell'Irpinia, una terra dove gli ideali della Magna Grecia lasciano il posto all'odio profondo. Da queste parti è nato Biagio Agnes, detto Biagione, l'uomo che dall'82 al '90 è stato direttore generale della Rai e poi è sbarcato in Stet dove Romano Prodi, Mario Draghi e Carletto Ciampi lo hanno segato senza pietà nel 1997.

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(Biagio Agnes con Nicola Mancino)

Biagione adesso ha 79 anni, ma conserva una memoria e un rancore di ferro. Non ha mai negato di aver lottizzato scientificamente le poltrone in nome della politica, ma nessuno lo ha mai pizzicato in strani affari di tangenti. Adesso scatena la sua ira contro i vertici dell'Iri (primo fra tutti, Romano Prodi) che a suo dire non potevano ignorare gli strani rapporti tra l'Italtel della Stet e il fornitore Siemens che si trova al centro di uno scandalo internazionale.

L'azienda tedesca è sotto il tiro della magistratura per lo scandalo dei fondi neri da 420 milioni di euro che hanno costretto venerdì il presidente dell'organo di sorveglianza Heinrich Von Pierer a dimettersi. Non si capisce dove voglia arrivare la vendetta postuma di
Biagione e fino a che punto lo scandalo arriverà a toccare i dirigenti della Stet che negli anni '90 ebbero a che fare con la Siemens e con il grande elemosiniere di Stato, Giuseppe Parrella (direttore generale del Asst, l'azienda pubblica dei telefoni). Di certo si sa soltanto che l'uomo dell'Irpinia ha messo da parte gli ideali della Magna Grecia e cerca con l'aiuto del "Giornale" di Paolo Berlusconi, la sua rivincita sul Professore di Bologna.

D'Alema ha mentito al Paese

Si può affidare la trattativa per il salvataggio di un ostaggio a un mediatore, chiunque esso sia; si può concordare il prezzo del riscatto con il presidente dell’Afghanistan; si può, infine, raccogliere gli allori del salvataggio, mettendo in scena un trionfo “che neanche quello dell’Aida”; si può fare tutto questo e poi raccontare al Paese, come ha fatto il ministro degli Esteri a Porta a Porta, che “il governo italiano non ha trattato con nessuno né ha liberato dei detenuti”?

La polemica innescata in questi giorni da Gino Strada, con il quale non siamo d’accordo su nulla, ha l’innegabile merito di richiamare il governo al senso delle proprie responsabilità, miserevolmente accantonate nel corso di tutta la vicenda. Ma impone soprattutto al premier e al ministro degli Esteri di rimangiarsi una menzogna propinata a tutti gli italiani e che offende il buon senso.

Le accuse di Strada inchiodano il governo: “Per la liberazione di Mastrogiacomo c’è stato un accordo tra Prodi e Karzai…Dicono che non hanno trattato? Certo che no, hanno demandato Emergency a farlo…Rahmatullah non ha fatto nulla che io non gli dicessi di fare, dopo averlo concordato direttamente con il presidente del Consiglio, con il ministro degli Esteri, con l’Unità di crisi della Farnesina e con l’ambasciatore italiano a Kabul”.

C’è qualcuno in Italia che pensa che il solo fatto che abbia utilizzato un mediatore, consenta al governo di affermare di non avere trattato? C’è qualcuno che pensa che, senza un intervento del governo italiano, il presidente Karzai avrebbe accettato di rilasciare cinque terroristi?

E’ stato davvero avvilente sentir raccontare al ministro degli Esteri di aver “ricevuto una lista da un’organizzazione umanitaria e di averla trasferita al governo afghano, il quale ha ritenuto che queste persone non avessero il carattere di pericolosità tale da non metterle in libertà”. Il ruolo del governo italiano sarebbe stato, dunque, quello di passare un biglietto con una lista di nomi a quello afghano.
Modi e termini della trattativa, tutto si può discutere, su tutto si possono incrociare opinioni diverse. Ma verso gli italiani, il Parlamento, lo stesso Capo dello Stato, un governo degno di questo nome ha il dovere istituzionale, anzitutto, di dire la verità. Bastano due paroline serie e responsabili del premier o del suo ministro degli Esteri: “Abbiamo trattato”.

Parlamento Trans (dal Blog Di Beppe Grillo)

Silvio Sircana
Il fattore C ha colpito ancora il Governo Prodi. Il portavoce Sircana è stato fotografato secondo fonti autorevoli su una strada piena di trans. L’agenzia 'Velina Rossa' vicina a Massimo D’Alema ne chiede le dimissioni con queste parole: “Riteniamo l’onorevole Sircana una persona retta, ma di fronte a determinate accuse non può che compiere un atto dovuto: rassegnare subito le dimissioni da portavoce.”
Prodi aveva dedicato due punti su dodici del nuovo Patto tra alleati a Sircana. Lo aveva blindato. E lui passeggia in una strada piena di trans... Pensate cosa sarebbe successo se fosse stato fotografato in intimità con i parlamentari pregiudicati. Niente, appunto. I trans transitano, come si fa a non essere fotografati? Non c’è via senza trans e inceneritore senza ds.
A Prodi propongo una soluzione per salvare la faccia e il c..o di Sircana:
Emma Bonino e Rosy Bindi. Sircana faccia il suo dovere di portavoce celodurista. Si faccia fotografare con loro di nascosto in un luogo appartato. La sua reputazione sarebbe salva.
Massimo D’Alema è stato visto più volte in
intimità politica con Berlusconi. E fotografato senza pudore. L’agenzia indipendente 'Bolina Nera' ha scritto: “Riteniamo l’onorevole D’Alema una persona retta, ma di fronte a determinate accuse non può che compiere un atto dovuto: rimanere al suo posto a garanzia delle leggi ex Cirielli e Pecorella”.

Manifestazione del 26 Marzo

ProteggiMilano
Silvio Berlusconi partecipera’ alla manifestazione promossa dal sindaco di Milano, Letizia Moratti, il prossimo 26 marzo, per protestare nei confronti del governo e della scarsa attenzione riservata dal Viminale al capoluogo lombardo sul fronte della sicurezza. "Io - ha dichiarato Berlusconi - ci saro’ alla manifestazione del 26 marzo per sottolineare la gravita’ del problema per quanto riguarda Milano e non solo". "Forse è inusuale che sia stato il sindaco di una grande città a proporre una manifestazione, ma credo che anche questa sia democrazia".

Silvio Berlusconi ha fatto riferimento alla consuetudine per cui "normalmente sono le associazioni a proporre una manifestazione, ma in questo caso si sono rivolte al sindaco che ha creduto di dare il suo appoggio ad un’iniziativa che era partita dalla base e soprattutto dall’associazione dei commercianti". Il nostro Presidente ha osservato che il problema della sicurezza è un problema "sentito, e non tenuto nella giusta considerazione da parte del Governo centrale. Per questo mi pare opportuno essere qui per sottolineare la gravità del problema".

21 Febbraio 2007

andate-a-casa

Ultimo sondaggio:Forza Italia 33%, Cdl 57%

Forza Italia al 33%, la Casa della Libertà al 57%. L’Unione al 42,5%.

Questi i dati dell’ultimo sondaggio Euromedia di lunedì 19 febbraio. Anche dopo "il carnevale di Vicenza", gli arresti delle nuove BR, gli insulti di Diliberto a Berlusconi, le polemiche sui Dico, gli annunci di Padoa Schioppa sulla TAV il clima politico nel nostro paese non cambia: gli italiani hanno messo definitivamente in minoranza il governo Prodi, che gode della fducia di soltanto il 26,6% degli italiani. Sul piano della fiducia personale, Romano Prodi è al 29,8%, mentre Silvio Berlusconi si attesta al 57,4%.

Privo di maggioranza al Senato, privo di consenso tra i cittadini, quando il governo Prodi ci priverà della sua presenza?

Bondi:Prodi toglie ai poveri per dare ad amici ricchi

On. Bondi
"È un salasso superiore persino a cio’ che avevamo previsto noi, che da sempre siamo consapevoli delle bugie raccontate da Prodi. E siccome le bugie vengono sempre a galla, a gennaio i cittadini hanno trovato una pessima sorpresa: il governo ha messo le mani anche nelle loro buste paga. Il governo che ’toglie ai ricchi’, dunque, sottrae 22 euro al mese a chi ne guadagna 1.300". Lo ha affermato Sandro Bondi, coordinatore nazionale di Forza Italia. "E si scatenano le proteste degli elettori del centrosinistra che si sono lasciati ingannare da Prodi e dalla sua falsa propaganda. E i cittadini ancora non hanno piena consapevolezza di cio’ che accadra’ ai loro portafogli quando entreranno in vigore le nuove aliquote catastali, con conseguenze devastanti sul pagamento dell’Ici sulla prima casa. Con questo esecutivo, ormai e’ chiaro, ridono solo le Coop e i centri di potere economico che non a caso hanno sostenuto Prodi. Il quale, come un Robin Hood al contrario, toglie ai poveri per dare ai (suoi amici) ricchi, con buona pace degli slogan demagogici della sinistra radicale".

Difendiamo le riforme del governo Berlusconi

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Il governo Prodi sta operando per distruggere una per una le riforme varate dal governo Berlusconi, nonostante gli indubbi risultati positivi che queste leggi hanno permesso di raggiungere, nell'interesse di tutti gli italiani.
Per impedire ciò e rendere ancora più forte e incisiva l'opposizione al governo, il Coordinamento nazionale di Forza Italia ha raccolto l'idea lanciata da
Ludovico Festa su Il Giornale di formare comitati in tutti i centri italiani, grandi e piccoli, per la difesa delle leggi e delle riforme varate dal governo Berlusconi, in particolare la legge Biagi sul lavoro, la legge Maroni sulle pensioni, la legge sulla riforma della scuola e dell'università del ministro Moratti e i provvedimenti sulle grandi opere pubbliche del ministro Lunardi, la legge Bossi-Fini sull'immigrazione.

Forza Italia mette a disposizione le proprie strutture territoriali e chiama a raccolta cittadini e associazioni, per diffondere nel modo più capillare possibile le ragioni per le quali tutti dobbiamo impegnarci contro un governo che sta saccheggiando il presente e rubando il futuro degli italiani.

Tremonti: Merito del nostro governo

Tremonti
"Il tempo e’ galantuomo". Con queste quattro parole Giulio Tremonti manifesta al ’Corriere della Sera’ la sua soddisfazione per l’ottimo risultato sul fronte del fabbisogno pubblico, dovuto in gran parte al boom delle entrate. Per l’ennesima volta i dati si stanno incaricando, mese dopo mese, di dimostrare che la politica di bilancio seguita dal governo Berlusconi non hanno certamente lasciato un buco nei conti, come il centrosinistra ha sostenuto in campagna elettorale, ed anzi ha posto le premesse per il loro risanamento. Tremonti accetta di ’rivendicare’ almeno una parte del successo: "La mia Finanziaria ha posto le premesse per il recupero della base imponibile". L’ex ministro sa benissimo che non tutto si spiega con la sua ultima Finanziaria e che c’e’ anche una ripresa dell’economia che si sta manifestando ora. E infatti subito aggiunge: ’Sono convinto che l’economia la fa l’economia, non la politica’. La politica, pero’, continua Tremonti, ’imposta la piattaforma per lo sviluppo: l’economia si ristruttura anche per effetto di una politica di governo che garantisce stabilita". E ovviamente "il governo Berlusconi ha fatto esattamente questo. In anni difficilissimi, ha posto le premesse per un un miglioramento strutturale del sistema. Non c’e’ stata una crisi finanziaria. Quelle che abbiamo dovuto affrontare, dalla Cirio alla Parmalat, dall’Alitalia alla Fiat, venivano dal passato. Abbiamo fatto le grandi riforme: pensioni, risparmio, mercato del lavoro, diritto societario e fallimentare, la legge obiettivo, il taglio delle tasse". Tutti provvedimenti, dice Tremonti, che hanno mandato all’economia un messaggio univoco di sviluppo. Ma non ci sono state solo le riforme, bensi’ anche le scelte politiche, come quelle che hanno portato al cambio al vertice della Banca d’Italia. E anche qui Tremonti e il governo Berlusconi hanno avuto un ruolo da protagonista. "Nel settore bancario sono state fatte cose importantissime. Le grandi fusioni di questi mesi sono state rese possibili dal fatto che il vecchio governatore della Banca d’Italia e’ andato via. E se Fazio non c’e’ piu’ non e’ certo merito dell’attuale maggioranza. Anzi, ci sono in giro certi predicatori che se gli avessimo dato retta, Fazio sarebbe ancora li’ dov’era’.